Giulia, diciotto anni da poco compiuti voleva festeggiare la conquista della patente di guida.
Si consultò con la sua amica Cristiana, che la patente l’aveva già da più di un anno, e insieme decisero per una gita a Firenze.
Programma molto ambizioso: Campanile di Giotto, Cupola del Brunelleschi, Galleria degli Uffizi la mattina, Palazzo Pitti e piazzale Michelangiolo il pomeriggio.
Tutto dalla mattina alla sera perché il padre di Giulia le aveva concesso l’uso della Panda di famiglia per una sola giornata.
Dopo una affrettata colazione, dal loro paesino del Casentino partirono la mattina di buon’ora, erano i primi di agosto e dovevano evitare il gran caldo, si inerpicarono per il passo della Consuma per scendere a Pontassieve e proseguire poi per Firenze.
Vi arrivarono verso le otto, parcheggiarono sul lungarno e, a piedi, si diressero verso il centro di Firenze.
Arrivate in Piazza del Duomo, pur non essendo ancora le nove, una lunga fila di turisti stazionava già per salire sul campanile di Giotto.
Dopo una buona mezzora di fila riuscirono a raggiungerne l’entrata e ne scalarono i 413 gradini fino a raggiungere la vetta.
Ne valeva la pena.
Davanti a loro si stendeva a 360 gradi la splendida e suggestiva visione dall’alto di Firenze con la Cupola del Brunelleschi, i suoi palazzi, i suoi campanili, i suoi rossi tetti.
Entusiaste scattarono con i loro cellulari decine di foto.
Non poterono godere a lungo dello splendido spettacolo perché dovevano far posto agli altri turisti che sopraggiungevano.
Ridiscesero e si avviarono a lato della Cattedrale per salire sulla Cupola.
Anche qui una lunga fila di visitatori cui si accodarono le due amiche.
E arrampicandosi sui 463 gradini dello stretto camminamento raggiusero la terrazza che circonda la lanterna e poterono da lassù ammirare ancora una volta dall’alto lo splendido panorama che si stendeva sotto i loro occhi
Quando ne ridiscesero si accorsero che era ormai passato mezzogiorno e alle due amiche mancava ancora la visita più importante, quella alla Galleria degli Uffizi.
Si misero in fila, anche qui una lunghissima fila che si spingeva quasi fino alle rive dell’Arno, sotto il cocente sole di agosto.
Finalmente dopo circa quaranta minuti riuscirono ad entrare e cominciarono ad aggirarsi per le sale ammirando i tanti capolavori di Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Tiziano, e di tanti altri immortali pittori.
Quando furono nella sala dedicata al Botticelli, dove sono esposte “La nascita di Venere” e “La Primavera” Giulia fu colta da un capogiro e si accasciò a terra.
Subito fu circondata da un gruppo di turisti tedeschi che cercarono di sollevare da terra la ragazza.
Intervenne un attempato turista che dicendo <<Fate largo. Sono un medico. Fatela respirare >> si chinò su di lei, le tastò il polso e le fece aria sventolando un foglio che aveva in mano.
Dopo qualche istante Giulia aprì gli occhi e chiese<<Che è stato?>>
<< Vede signorina>>le disse l’attempato turista continuando a tastarle il polso<<Io sono un medico e conosco benissimo questi sintomi. Il suo svenimento non è nulla di preoccupante. Si tratta di un tipico caso di sindrome di Stendhal. Lei al cospetto delle tante opere d’arte e dei tanti capolavori di enorme bellezza, che qui sono raccolti, è stata colta da una sorta di estasi contemplativa, da una coinvolgente situazione emotiva che il suo fisico non ha sopportato. Fra pochi minuti si riprenderà completamente>>
Lo guardò ancora un po’ stranita Giulia <<Macché estasi, macché sindrome dello stendino>>sbottò prosaicamente<<Stamattina ho preso solo un cappuccino e due biscotti. Non ci vedo più dalla fame!>>

di Brunetto Magaldi

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