
Bella, garbata, vivace… Sì, ma distante, quasi aliena. La bambina affettuosa e felice era diventata una dodicenne incomprensibile e a sua volta incapace di comprendere gli anziani. Le voleva ancora tanto bene, naturalmente, ma aveva l’impressione che a lei non interessasse il suo affetto. La guardava rimuginando sulla difficoltà di comunicare quando la ragazzina esordì: “Nonna, che cos’è la felicità?” Questa poi! Continuò a fissarla e vide l’arroganza e l’improntitudine di tutte le dodicenni e di tutti i dodicenni che vogliono scrollarsi di dosso i vecchi legami d’affetto. L’aveva amata senza nulla pretendere in cambio, senza mai opprimerla e ora quella domanda… “Aspetta, – rispose – prendo il dizionario e te lo dico!” “Perché ti arrabbi? Non sei mai stata felice?” “Che domanda? Certo che sono stata felice!” “Quando?” Pensò: Nipote scema! Che vuoi da me? “Quando ho conosciuto tuo nonno.” Altro pensiero: Tie’ Sei contenta? “E com’era la felicità?” “Un’onda potente che mi sommerse. Una musica a volume altissimo.” “Dopo quanto tempo è finita?” “Mai finita! Non essere screanzata. Ci vogliamo ancora bene dopo tanti anni. Non lo vedi?” “E la musica?” Le venne da sorridere. “Continua: lieve, in sordina, in sottofondo. Mi fa sentire viva e appagata.” “Brava nonna! Allora la felicità è una musica che ti accompagna ogni giorno. Posso dire che è una sinfonia ininterrotta?” Si rilassò e guardò la sua ragazzina con occhi benevoli. Rivide la bambina affettuosa che aveva aiutato a crescere, che era parte, anche lei. della sua felicità. Intanto aveva preso davvero il dizionario, vecchio anche quello, ingiallito, ma sempre valido. Lesse a voce alta: “Felicità: La compiuta espressione di ogni appagamento.” E la nipote: “Come definizione mi sembra riduttiva. Non si capisce quanto dura, anzi sembra momentanea. Meglio dire: è una sinfonia che fa da colonna sonora ai nostri giorni.” “Sì, – fu costretta a replicare – a volte s’interrompe, ma poi riprende. Anche quando è lieve trasmette serenità.” Fu la nipote ad abbracciarla e lei la sbaciucchiò come quando era una marmocchietta. Si rese conto che a creare il problema della comunicazione non sono gli adolescenti, ma gli adulti che non li sanno ascoltare. Per i giovani è tutto nuovo e problematico, tutto da scoprire, anche il significato della parola felicità.
di Terza Agnoletti

Rispondi