WEN – FELICITÀ – Felicità tardiva – Laura Gronchi

Sex education – serie TV

Il gruppo delle prime della classe è fermo nel corridoio, a pochi metri dalla porta della quinta C.

Anna sta tornando dai bagni e sente gli occhi addosso. Capo basso ma pupille in su, anche lei le guarda: minigonne e maglioncini abbinati, portamento fiero. Le sembrano bellissime, in loro ravvisa un futuro di allori.

Fa il confronto con i leggins marroni che indossa, pieni di pelucchi, il maglioncino dall’orlo fine come la buccia di una cipolla, e sospira.

Una spinta che le arriva da dietro la fa barcollare.

«Ops! Scusa!» Gli occhi profondi di Massimo, s’incatenano ai suoi e lei sente le membra liquefarsi.

«F…fa nulla…» balbetta.

Il più figo della classe le sorride, ma lei non riesce a parlare.

L’istante magico passa e lui va per la sua strada.

Il gelo l’avvolge, sembra che il riscaldamento si sia spento d’improvviso, ma quando lui si ferma al gruppo delle Vip, la rabbia sale.

Una vampata va alla testa, il corpo si copre di sudore come avesse fatto la doccia.

D’un tratto Anna apre gli occhi nella notte, annaspa verso il comodino e accende la luce. Con l’altra mano abbassa le coperte fino alle ginocchia e recupera il ventaglio che tiene vicino da quando è in menopausa.

L’occhio va alla sveglia. Sono appena le tre e mezza.

Spegne e prova a riaddormentarsi.

Accidenti che incubo, troppe birre ieri sera con Lucia e Michela.

Da anni condivide i programmi TV con le amiche. “Le mie pillole di felicità”, così chiama quei ritrovi serali, che colorano un quotidiano faticoso, del quale però non si lamenta.

Difatti la sua “Brilla e Sfavilla Pulizie” le dà di che campare da quando è rimasta vedova.

La rimpatriata con i compagni delle superiori l’ha messa in crisi.

L’invito l’aveva riempita di gioia, poi le vecchie memorie da adolescente complessata sono riemerse, finendo per smorzare l’entusiasmo.

Tira il cuscino sul capo e si riappisola.

L’odore di disinfettante torna a riempirle le narici, i lampeggianti delle ambulanze l’accecano. Il cuore palpita come una batteria rock mentre varca l’ingresso del pronto soccorso. Sa già cosa l’aspetta tuttavia lo strazio è lo stesso. Un incidente stradale si è portato via il marito, lasciandola sola con un bimbo da crescere.

Si sveglia di soprassalto, rimane stesa nel buio in attesa di calmarsi e intanto riflette.

Ne ho passate tante, possibile bloccarsi davanti a una cena?

Sull’onda di questo pensiero il sonno la cattura di nuovo.

«Dì un po’ Franca, tu usciresti con gente che non vedi da tempo?» chiede quel mattino alla vicina che annaffia i fiori, mentre sta stipando l’auto di secchi e prodotti per la pulizia.

«Dipende, di che si tratta?»

«Rimpatriata tra compagni delle superiori.»

L’altra arriccia le labbra prima di rispondere. «Perché no? Degli amici in più fanno sempre comodo e magari la smetti di stare in casa a rincretinirti con quei programmi dementi.»

Anna le rivolge un’occhiata di sbieco e si morde le labbra. «In realtà ho una grande strizza.»

«E di che?»

Lei sospira e si appoggia alla portiera. «Di essere giudicata.»

«Non credi che sia un po’ il timore di tutti? Eppure verranno lo stesso, no?»

«Beh, sì, più o meno.»

«Io andrei, se poi ti annoi, non ci vai più.» L’amica si stringe nelle spalle e rientra in casa.

La cena è un successo.

«Meglio di Zelig!» racconta Anna alle amiche. «Abbiamo riso per tutto il tempo!» Gli occhi luccicano d’eccitazione. «Pensavo di essere l’unica imbranata. Ascoltare le confessioni degli altri mi ha spiazzata.»

«Dacci qualche scoop!» la sprona Franca, mentre Lucia e Michela annuiscono all’unisono.

Le guance di Anna diventano rosse e lucide dal sudore. «Massimo mi ha confessato che aveva una cotta per me.»

«Ma chi? Il figo sportivo che stava con le secchione?»

«Già! Io mi sentivo brutta, ero timida e appena lo vedevo scappavo. Lui pensava che lo odiassi, invece gli morivo dietro. Che stupidi siamo stati.»

«Potete sempre recuperare…» le strizza l’occhio Michela.

«Infatti venerdì usciamo, pizza e cinema!» Sorride felice per quella seconda opportunità inaspettata.

di Laura Gronchi

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