WEN – FOLLIA – Quel malefico germoglio – Milena Beltrandi

Mi piacerebbe trovare il seme della follia per rinchiuderlo in un barattolo ermetico e scuro che gli impedisca di crescere, vorrei rimuovere l’ossigeno per negargli la possibilità di spargere le sue spore intorno e ripartire dando vita a nuova follia.

Vorrei vedere dove nasconde le sue radici sottili e malefiche, capire come riesce a infiltrarsi ovunque e riprodursi come un parassita, scoprire come possa soffocare tutto rubando lo spazio alla moralità e alla razionalità dell’essere umano.

La follia che altro può essere se non un seme?

Un seme penetrante capace di espandersi all’interno delle menti umane e possederle a suo piacimento, silente fino al momento della germogliazione. Allora la follia fa uccidere a pugni e calci per uno sguardo di troppo, annienta la donna, moglie o madre per incompatibilità di carattere o solo per la voglia di mettere fine a un legame malato. Follia chi si sente in diritto di abusare e sfruttare giovanetti e bambini solo perché appartenenti a popolazioni straniere. Follia schiavizzare uomini sottoponendoli a infinte ore di lavoro sottopagato per i propri maggiori profitti, usare prepotenza e potere per sottomettere l’onesto al malaffare.

Si può chiamare solo folle chi uccide la propria famiglia, i figli, i genitori o le fidanzate; solo la follia può portare l’uomo alla brutalità come la vediamo oggi: guerre, stragi di innocenti nelle scuole, terrorismo nella società, morti bianche nelle fabbriche, per le strade, ovunque ci si aspetti di vedere civiltà ci si accorge delle sottili radici della follia.

Tra le immagini apocalittiche che ricordo di aver sentito da bambina ce n’era una particolarmente inquietante sulla popolazione, ridotta alla fame, disperata a tal punto che: “… le madri bolliranno i propri figli per sfamarsi…” che mi ha spaventato fin oltre l’adolescenza.

Ricordo che ritenevo la cosa raccapricciante ma assurda a tal punto da sentirmi sicura sull’impossibilità della fine dell’essere umano sulla terra. Era una metafora per ravvivare il Timor di Dio e allontanare le genti dal peccato che avrebbe portato alla fine del bene. Se le metafore servivano ad ammonire i peccatori sull’avvicinarsi del Giudizio Universale, pur non credendo nelle religioni, ogni volta che un uomo uccide una donna, un giovane aggredisce un coetaneo, una madre uccide un figlio, sento che se non troveremo il modo di ingabbiare il seme della follia omicida, se non riusciremo a cambiare, meriteremo l’estinzione minacciata.

                  

                                                             

di Milena Beltrandi

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