
Graziella ha solo sette anni quando conosce il significato della parola GUERRA.
Tutto era bello prima di quel maledetto giorno. Giocava felice con la sua bambola di pezza, correva nei campi, si pettinava i suoi bei capelli neri. Viveva il presente guardando al futuro.
E poi, all’improvviso, dei bagliori, dei boati e quella sirena che ti entra nella testa, facendola impazzire.
“Saranno fuochi d’artificio”, pensa la bambina, raccontandosi una favola tutta sua.
Chiude gli occhi, si tappa le orecchie, ma la paura non passa.
La mamma la protegge con il suo corpo, ormai debole e affamato, ma che sa diventare scudo per difendere il suo più grande amore.
“Non ti preoccupare Graziella, passerà, ce la faremo”. Lei ci crede, le mamme non dicono bugie. Ma tiene sempre gli occhi chiusi.
I giorni si susseguono tutti uguali. Il cielo è sempre grigio, oscurato dai fumi che inghiottiscono il sole.
Dove è finita la speranza? Graziella la cerca negli occhi di sua madre, ma trova solo paura. Si può mentire con le parole, ma con gli occhi no.
E poi, una mattina, un suono, non la solita sirena, è un suono dolce, festoso. Il suo cuore esulta. Riapre gli occhi. È finita.
Intorno a lei macerie, distruzione, disperazione.
Camminano mano nella mano, quella bambina e quella donna, in cerca di cibo, acqua, protezione.
Arrivano davanti a casa, la loro casa, smembrata, violentata, irriconoscibile. Ma, in mezzo alle macerie, Graziella vede qualcosa: è la sua bambola, la sua cara amica, compagna di tanti giochi.
E allora, alzando gli occhi al cielo, di nuovo azzurro, pensa che c’è ancora un domani.
Laura Zocchi

Rispondi