WEN – GUERRA – Quattro voci dal fronte – Rosalba Nola

Condivido la parola guerra con amici che mi sono affini; ci firmiamo col nome di un animale.

 

Civetta

Raccontare la guerra è impossibile.

Almeno per chi non l’ha vissuta e può solo immaginare che esperienza terribile possa essere. Ma per dire che cos’è la guerra non è necessario averla fatta o subita.

Evitiamo anzitutto gli equivoci e atteniamoci al senso primario del termine, che rimanda all’uso della forza militare contro qualcuno che ci si oppone: il nemico. Ora, è necessario che ci siano nemici? Il mondo è, per fortuna, assai vario, e che ci siano conflitti è inevitabile. Ma un’umanità che fosse matura saprebbe comporli, cercando con l’altro da sé una convivenza possibile. La guerra è il contrario di ciò : la costruzione del nemico serve a rendere impossibile ogni dialogo con lui. Egli è malvagio per definizione, non gli si può riconoscere alcuna ragione, ma solo combattere per umiliarlo o annientarlo, giustificando le violenze più orribili.

Ma è possibile una guerra giusta?

Vorremmo dire: sì, quella di chi combatte contro un’oppressione, per la propria libertà. Ma la realtà è complessa e non sempre è facile distinguere gli oppressori dai liberatori…

 

Megattera

Non ho neanche un anno quando mamma e babbo mi prendono e mi mettono in macchina per scappare di casa, dalla nostra città, dal nostro paese. Loro pensano che io non capisca nulla … li vedo i carri armati alla frontiera! Suona un allarme fortissimo, caos intorno a me, ma nessun rifugio! Mi portano in un caffè pieno di uomini vestiti uguali, sento la parola soldati. Uno di loro mi prende in collo,  no non voglio! Poi di nuovo in viaggio verso un’enorme città. Sto male questa notte, mamma e babbo pensano che sia stato il recente vaccino. Ma è la paura! Quanti allarmi! Ogni volta scendiamo  in cantina e babbo mi dà dell’acqua zuccherata per calmarmi. Sento dire che il nemico si sta avvicinando, vestito come quel soldato che mi ha preso in collo. Come faccio a distinguere l’amico dal nemico?  Non è il momento per festeggiare! Ricevo in dono un cigno, nessuna consolazione. Chissà se riuscirò a crescere a testa alta come lui, io che ho conosciuto la nuda paura il giorno del mio primo compleanno.

 

Scimmia

Urla primordiali e Guerre di Scimmie.

Tamburi ancestrali pulsano come cuori di scimmie che battono.

 Rinchiusi nella terra e al sicuro nei grembi di Scimmie.

 Verso una ferocia oscura, appesi a fruscianti alberi di giungla.

 

Occhi ringhianti,

Artigli affamati e irti.

Ogni respiro è una lotta,

Vita e morte.

Istinto. Sopravvivenza. Spinte primordiali.

Fiamme che guizzano sulle pareti delle caverne.

Danza di ombre pericolose.

Pietra colpisce cranio e osso,

dipinti insanguinati della Storia.

E il tamburo continua a crescere e rimbombare.

 

Insicurezza. Fame. Lacrime di scimmia.

Verso  città come branchi

per calore, per sicurezza.

Un ritorno ai grembi

Una tribù, unita contro l’Altro.

 

Da Roma al Vietnam, fino all’Afghanistan.

La Marcia della Scimmia.

Con lance poi spade, e fucili e carri armati.

Urla Apache.  Fuoco. Morte.

Metallo contorto. Terra spezzata.

La stessa danza primordiale

Il tamburo.

La fame. Le nostre Paure di Scimmia.

 

Tarlo

Sono una larva nella mente di lei e scavo gallerie nella corteccia cerebrale, nutrendomi dei residui delle sue certezze morali. Sto occupando tutto lo spazio. Lei mi avverte come una minaccia.  Rappresento, a suo dire, un nemico reale : un soggetto armato di disprezzo allo stato puro verso chi non gli somiglia, propenso all’attacco verbale, con un’ influenza sociale d’ampio raggio. Lei non andò al suo funerale, suscitando forti perplessità tra i parenti. Lo riteneva responsabile della morte della sua dolce e intelligente consorte, malata da tempo e da lui sempre maltrattata. Non è ancora riuscita a perdonare il torto fatto alla sua diletta germana. Sebbene, in quanto tarlo, mi senta appagato, giudicare un nemico con imparzialità è impresa ardua e sarebbe stato opportuno onorarne la dipartita. Ma lei è stata categorica : non gli ha concesso l’ultimo saluto. C’è dunque di che rallegrarsi, tanto più che è ancora in corso una guerra solitaria e vana contro il fantasma di un nemico.  Sicché continuo a scavare. Certo che prima o poi in qualcosa di nuovo mi potrò avventurare.

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