WEN – GUERRA – Gli odori della guerra – Terza Agnoletti

Abitavamo nell’alta valle dell’Ombrone pistoiese, sul fianco sinistro, vicino alla ferrovia detta Porrettana, che unisce Pistoia a Porretta Terme. Avevo quasi sette anni quando i tedeschi si ritiravano verso nord per attestarsi sulla linea gotica, della quale saremmo rimasti un poco a sud. In quel periodo conobbi la guerra da vicino.

I tedeschi si ritiravano compiendo atrocità, mentre quelli che sentivo chiamare alleati bombardavano soprattutto la ferrovia per ostacolare quella ritirata. Cercavano di colpire i viadotti senza riuscirvi: le bombe cadevano quasi tutte nei canaloni, sulle case del fondo valle senza danni per la ferrovia che aveva soltanto piccoli tratti scoperti fra una galleria e l’altra.

Noi e altri abitanti della zona andavamo al mattino per restarvi fino a sera a rifugiarci in una di quelle gallerie, dentro alle cosiddette nicchie, cioè nei ricoveri laterali costruiti per gli operai che eventualmente si trovassero al lavoro durante il passaggio dei treni. Erano vere e proprie stanze sotterranee con un sedile di pietra che correva lungo tre pareti.

Eravamo donne e bambini. Avevo sentito dire che gli uomini si erano imboscati, perciò pensavo che fossero nascosti nel bosco.

Durante le incursioni degli alleati le bombe cadevano anche sopra le nostre teste, incendiando gli alberi. Ricordo l’odore che si diffondeva dopo le esplosioni, ma  non lo so descrivere bene, perché non so a che cosa paragonarlo. Era un misto di ferro arroventato, roccia quasi fusa e materiale incendiato.

In quelle circostanze eravamo quasi sempre al buio perché lo spostamento d’aria spegneva la lampada ad acetilene che ci doveva illuminare.

Passato il pericolo, uscivamo allo scoperto. Allora potevamo incrociare qualche gruppetto di uomini che portavano degli arnesi per creare una trincea frangifuoco e limitare così i danni degli incendi.

Una volta, durante un’incursione aerea, un treno si fermò nella nostra galleria, ne discesero cinque o sei soldati tedeschi che vennero con noi nella nicchia. Rivoli di sudore sui loro volti e un odore acre, pungente, disgustoso sulle loro persone. Avevo conati di vomito. Quando cessò il bombardamento i soldati risalirono sul treno e ripartirono. Domandai perché puzzavano tanto. Non so chi mi rispose: 

“Quello è l’odore della paura. Il treno era carico di esplosivi.”

Un giorno passai con la mamma vicino alle macerie di una casa bombardata. Anche qui un odore ripugnante. Domandai:

“Perché questo puzzo?”

“C’è un cane morto sotto le macerie.”

Ma nel dirlo si fece il segno della croce e dal gesto compresi quello che non aveva voluto dire. Non si prega, infatti, per la morte di un animale.

Avevo già chiaro anche che la guerra è orrenda, immorale e disgustosa: lo avevo imparato dagli odori, infatti puzza di distruzione, paura e morte.

 

Terza Agnoletti

Una risposta a “WEN – GUERRA – Gli odori della guerra – Terza Agnoletti”

  1. Grazie, Tina, per la tua testimonianza diretta, espressiva ed efficace, di una guerra che, se non posso definire “giusta” (nessun conflitto lo è, non fosse altro che per la morte di tanti civili innocenti!), fu, tuttavia, “necessaria” per abbattere il nazi-fascismo e riportare almeno nell’Europa occidentale, e non solo, la democrazia.

Rispondi