WEN – GUERRA – La guerra dei buoni contro i cattivi – Bruno Magaldi

Tanti tanti anni fa, nella regione che oggi corrisponde grosso modo alla odierna Mesopotamia, sorgeva la fiorente città di Ablamora.

Ablamora aveva una singolare caratteristica.

I suoi abitanti si dividevano, in maniera quasi manichea, in buoni e cattivi che occupavano due diversi quartieri della città.

I buoni facevano sacrifici agli dei, coltivavano le arti e la musica, obbedivano alle leggi, pagavano le tasse e si rispettavano reciprocamente. 

I cattivi invece non avevano regole, disprezzavano gli dei, li bestemmiavano, si ubriacavano, praticavano ogni sorta di dissolutezza, non si sognavano nemmeno di dover pagare delle tasse.

La comunità dei buoni cercava di avere pochi contatti con la comunità dei cattivi e cercava il più possibile di non reagire alle prepotenze, alle sopraffazioni, alle ruberie che, di quando in quando, era costretta a subire da parte dei cattivi.

Perché erano i buoni.

E i cattivi ne approfittavano.

Un giorno però i cattivi la fecero troppo grossa.

Era il giorno del solstizio d’estate.

Un gruppo di ragazze e ragazzi della comunità dei buoni si era ritrovato in un verde prato poco al di fuori delle mura della città per trascorrere insieme la nottata ed attendere il sorgere del sole.

Improvvisamente una turba di una trentina di cattivi, palesemente ubriachi, aveva fatto irruzione sul campo, e vinta la resistenza dei ragazzi ed averli picchiati, si erano impossessati delle ragazze trascinandole all’interno del loro quartiere.

Soltanto nella mattinata, dopo aver subito le sevizie e gli abusi dei cattivi, le ragazze, approfittando del fatto che i loro aguzzini si erano addormentati, erano riuscite a liberarsi e tornare lacere e piangenti dai loro cari.

Era troppo.

Si riunirono allora i maggiorenti della comunità dei buoni e, dopo aver avuto piena conoscenza del fatto accaduto, all’unanimità fu deciso che i cattivi dovessero essere estirpati dalla loro città.

«Noi buoni, nel pieno dei nostri diritti, dichiariamo guerra ai cattivi e, con la benedizione e l’aiuto dei nostri dei, libereremo la nostra città dai malvagi.»

E guerra fu.

Dopo le prime scaramucce ci furono i primi scontri in campo aperto e i buoni armati, di falci, roncole e bastoni riuscirono a penetrare nel quartiere dei cattivi, che incapaci di organizzarsi, non furono in grado di opporre una valida resistenza.

I capi dei cattivi furono catturati e trascinati in catene nella piazza principale della città e, dopo una farsa di processo, furono immediatamente impiccati.

Altri dei cattivi furono bastonati a sangue e trascinati al di fuori delle mura della città.

Peggio andò per i cattivi che avevano seviziato le ragazze dei buoni.

Riconosciuti dalle stesse, furono denudati e letteralmente squarciati e fatti a pezzi a colpi di ascia.

Poi si scatenò la una caccia agli altri cattivi alcuni dei quali cercarono scampo nella fuga dirigendosi correndo verso le porte della città

Ma i buoni avevano provveduto a sbarrarle e a presidiarle e i cattivi catturati furono massacrati sul posto a colpi di bastone.

L’ultimo dei cattivi fu scovato mentre si nascondeva nell’anfratto di una cantina.

Fu subito legato mani e piedi, preso a cinghiate, e trascinato di forza fino alla piazza principale della città dove fu impiccato fra la soddisfazione dei tanti buoni presenti.

E fu così che finalmente la città fu liberata da tutti i cattivi.

Sono avvenimenti di tanti tanti anni fa, che, se veramente accaduti, non si potranno né si dovranno ripetere più.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Chi vuole intendere intenda.

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Bruno Magaldi

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