WEN – INCUBO – Cambiamento- Antonella Cipriani

Era sempre stato il suo incubo. Non aveva ricordo di quando era iniziato, forse all’età di dieci anni, forse prima, forse era nato con lei. Sapeva solo che era il suo sogno ricorrente e negli ultimi anni anche l’unico.

Lei in automobile, a volte alla guida, a volte lato passeggero, con la cintura o senza, sola o in compagnia del marito o degli amici, lei bambina da non vedere neppure la strada con le gambette corte che non arrivano ai pedali, lei già donna… all’improvviso l’auto prende giri, acquista velocità, sempre di più, tanto che è impossibile controllarla… e infine il volo, la planata nel baratro, in uno spazio vuoto di terra ma pieno di respiro, mentre una sensazione di liquidità –  come se tutto il sangue le fosse uscito dall’arterie e dalle vene – la invade tutta  … lei fiume, acqua corrente dalla montagna, in lenta discesa, inarrestabile, ineluttabile.

Si era sempre svegliata prima dell’impatto, mai aveva vissuto il tragico traguardo. Sudata e tremante, da piccola la tranquillizzavano le parole della madre. Poi quel compito era toccato al marito, che l’accoglieva tra le braccia senza neppure più chiederle spiegazioni.  Riusciva in tal modo a calmarsi e riaddormentarsi.

Negli ultimi anni però qualcosa era cambiato. Nonostante il sogno – perché ormai non lo chiamava più incubo – si ripetesse nella stessa dinamica e con lo stesso finale, non provava più al risveglio quella sensazione di angoscia, anzi. Se poteva darle un nome l’avrebbe definita di benessere puro, per la leggerezza, dolcezza, completezza nell’affrontare il volo. Si svegliava infatti appagata, da paragonarla all’orgasmo che provava dopo aver fatto l’amore con suo marito. A quel cambiamento di emozione aveva dato la sua spiegazione razionale: Forse non sono più terrorizzata perché so che si tratta di un sogno e non mi può accadere niente di tanto terribile.

Non ne aveva più parlato con nessuno. Suo marito, gli amici avrebbero cercato di interpretarne il significato, qualcuno le avrebbe consigliato uno strizzacervelli che le avrebbe ripetuto sicuramente  le stesse cose trovate su internet: la strada ricca di curve – cambiamenti, svolte, decisioni importanti –  rappresentava il suo percorso di vita; l’auto lei stessa, la sua personalità, il suo modo di porsi al mondo e agli altri; il fatto di non saperla controllare nonostante il grande sforzo, poteva significare i timori, le paure, i problemi irrisolti; e infine il salto e la caduta nel baratro, a indicare la presenza di una sofferenza, la perdita della speranza, insieme a ogni sicurezza e certezza. Le avrebbe detto senza dubbio che Cambiamento era la parola chiave, c’era qualcosa che non andava nella sua vita, nei rapporti con gli altri – il marito forse, i figli, i colleghi o gli amici –  che andava risolto e che avrebbe dovuto interrogarsi, meditare, scavare nei suoi pensieri più reconditi…

Perché scomodarsi tanto per sentirsi dire cose che già sapeva?

Mentre ciò che ancora non sapeva era che quel giorno di inizio primavera sarebbe stato diverso da tutti gli altri. In tuta da ginnastica e senza un filo di trucco era uscita di casa, abbracciata dal calore del sole. Era salita in auto con le chiavi e il portafoglio. Nessuno seppe mai quale fosse l’intenzione di quella gita, forse neppure lei. Quello che si seppe più tardi fu solo che si era diretta verso un paesino di campagna sopra le colline di Firenze in cui era solita passeggiare col marito e i figli piccoli.

Se avesse potuto raccontarlo l’avrebbe sicuramente riportato con queste parole:

L’auto prende velocità, le ruote girano sempre più rapide, io tento invano di rallentare, di frenare ma senza successo. Non capisco perché proprio adesso la macchina si è messa a fare i capricci! Con tanta difficoltà mi sforzo di rimanere in carreggiata. Ce la faccio, ma una curva a gomito mi appare all’improvviso. Con le mani aggrappate al volante cerco di ripetere il contorno della strada, come fanno i bambini inesperti che imparano a disegnare, ma anch’io come loro faccio l’errore. La curva è ora alle mie spalle, l’auto procede diritta avanti e senza assecondare la svolta, preferisce tuffarsi in questo meraviglioso mare di aria e di nuvola, verso lo spazio libero senza guardrail, barriere  o confini. Salto nel vuoto di terra ma pieno di respiro, pervasa dalla stessa sensazione liquida di beatitudine e bellezza. Deve essere questa la felicità, volare!  E come nel  mio incubo rimango sospesa in questa infinita dolcezza, senza provare nemmeno stavolta il tragico momento dello schianto al suolo.

La recuperarono nell’abitacolo distrutto, con la tuta da ginnastica integra, senza nemmeno uno strappo, un sorriso appena accennato sul volto pallido e senza respiro, note stonate in quello scenario drammatico.

di Antonella Cipriani

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