Da sempre Giorgio aveva desiderato diventare ricco e adesso finalmente sembrava esserci riuscito. La villa nella quale risiedeva si ergeva su un piccolo promontorio dal quale si poteva godere la vista di un mare cristallino. Era lussuosamente arredata e grazie anche al vasto parco e all’ampia piscina, era considerata l’abitazione più bella della zona. Si era alzato da poco dal letto. La prima cosa che fece fu quella di aprire la cassaforte. Sembrò tranquillizzarsi solo quando si accertò che contenesse vari mazzi di banconote di grosso taglio e diversi gioielli. Raggiunse poi la moglie e suo figlio Mariolino nell’ampia sala dove fecero colazione insieme, serviti da un ossequioso domestico. Mentre da una parte l’ambiente che lo circondava gli appariva familiare, dall’altra gli pareva di trovarsi in un ambiente completamente nuovo, come se non riuscisse a ricordarsi quante stanze ci fossero, oppure come si facesse a raggiungere l’ala opposta della villa.
Subito dopo colazione fece un giro di perlustrazione accompagnato da Mariolino che, al contrario, nonostante avesse solo nove anni, dimostrava di conoscere molto bene l’ambiente che lo circondava. Ben presto arrivarono al garage dove erano parcheggiate una Mercedes di grossa cilindrata e una fiammante Ferrari. Mariolino, intenzionato a simulare una gara di formula uno, si mise subito al posto di guida della Ferrari mimando il rumore del motore nei momenti in cui venivano inserite le varie marce, mentre Giorgio lo osservava con uno sguardo tenero che esprimeva tutto l’amore che aveva per il suo unico figlio. Nel pensare che un giorno tutte le sue ricchezze sarebbero passate a Mariolino, il suo volto si illuminò con un ampio sorriso.
Più tardi Giorgio raggiunse la piscina insieme a Mariolino e alla moglie Liz. Si tuffò da un piccolo trampolino venendo subito imitato dal figlio, poi rimase a giocare col bimbo a qualcosa di simile alla pallanuoto e a tanti altri giochi che inventavano lì per lì. Quando Giorgio si trovava in compagnia del figlio, cercava sempre di assecondarlo e di trattenersi a giocare con lui a lungo, fin quando, approfittando di una distrazione di Mariolino, ne approfittava per riposarsi un po’, tuttavia senza mai allontanarsi perché gli dava un immenso piacere guardare il bambino mentre si divertiva sprizzando felicità da tutti i pori.
Il luogo stupendo e i bei momenti che trascorreva in compagnia degli affetti più cari rendevano Giorgio orgoglioso di essere un uomo ricco, anche se in quel frangente gli sfuggiva quando lo fosse diventato.
Poi tutt’a un tratto, quando un furgone con un rumore assordante sfondò il cancello della villa arrivando fino al bordo della piscina, la serena vita familiare precipitò in un incubo. Tre uomini incappucciati scesero rapidamente dal veicolo sparando alcuni colpi in aria per poi ordinare a tutti di sdraiarsi a terra; dopo poche manciate di secondi, non appena Liz e Giorgio sentirono che il furgone stava allontanandosi, si alzarono per assicurarsi che Mariolino stesse bene, ma ebbero l’amara sorpresa di constatare che il figlio era stato rapito.
La conferma la ebbero dopo nemmeno un minuto, quando una telefonata anonima avvisò Giorgio del rapimento chiedendogli, entro quarantotto ore, due milioni di euro di riscatto in contanti. La stessa voce metallica, evidentemente distorta, lo avvisava che se non avesse pagato o se avesse solamente chiamato la Polizia, suo figlio sarebbe morto. Giorgio diventò paonazzo dalla tensione e, sentendo le gambe che non lo sostenevano più, dovette immediatamente sedersi per non cadere a terra. Per la vita di Mariolino avrebbe dato tutto quello che possedeva, ma si rendeva conto che in cassaforte fra contanti e gioielli non avrebbe racimolato che un quarto della somma richiesta dai rapitori. Sia lui che Liz, angosciati, non riuscirono a chiudere occhio per tutta la notte. Pensò che gli ci sarebbe voluto più tempo per recuperare una tale somma, anche perché sapeva che qualsiasi banca non avrebbe avuto a disposizione tanti contanti e, anche se li avesse avuti, sicuramente non avrebbe potuto consegnarglieli per via della normativa antiriciclaggio. I rapitori avrebbero davvero ucciso loro figlio se avessero avvisato la Polizia, oppure si trattava solo di un bluff? La mattina seguente, quando i rapitori gli telefonarono mettendogli pressione e lui li pregò di dargli più tempo, la cosa degenerò a tal punto che dopo qualche ora un corriere gli recapitò un pacco contenente un orecchio di Mariolino. Giorgio dalla disperazione e dal terrore, nonché dallo schifo, riuscì a trattenere a stento un conato di vomito e non ebbe il coraggio di dire niente alla moglie. Se avevano fatto questo dopo neppure un giorno, cos’altro sarebbero stati capaci di fare a quel povero bambino innocente?
“Vigliacchi! Vigliacchi e assassini!” disse stringendo i denti. Un turbinio di pensieri fluttuò nella sua mente, ma ormai Giorgio, totalmente in preda al panico, non era più in grado di pensare con razionalità tanto che, veramente disperato, scoppiò in un pianto a dirotto.
Quando si svegliò aveva il viso bagnato dalle lacrime; si alzò dal letto come una molla, col cuore in gola al punto che per qualche istante non riusciva più neppure a respirare. D’un tratto ritornò alla realtà, rendendosi conto che sua moglie giaceva accanto a lui, osservandolo con preoccupazione. Fu felice di trovarsi nel suo appartamentino di una sessantina di metri quadri e di non essere mai stato ricco. Si era trattato solo di un terribile incubo, il peggiore che avesse mai avuto e in assoluto il più realistico. Ciononostante si precipitò nella cameretta di Mariolino e, solo dopo aver constatato che il figlio stava tranquillamente dormendo, iniziò piano piano a rasserenarsi.

di Marcovalerio Bianchi

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