Mi svegliai tutto sudato. Mi tirai a sedere sul letto. Respiravo con affanno. Sentivo un senso di nausea alla gola. Mia moglie si svegliò.
«Che ti succede, Tapac?» chiese assonnata.
«Un… un incubo. Ho avuto un incubo… credo. Sì, un incubo.»
«Tranquillo, allora. Bevi un po’ d’acqua. Che cosa hai sognato?»
«Non puoi capire, Oksana, era tutto così assurdo.»
«Spesso i sogni sono così. Vuoi raccontarmelo? Aiuta a superarlo.»
«D’accordo. Mi aggiravo per le vie di Kiev, ma la nostra città non si riconosceva. Pare ci fosse ormai da tanto tempo una pandemia che spaventava la gente. Andavano tutti in giro con le mascherine…»
«Come per carnevale? Perché?»
«No. Non sugli occhi. Non quelle maschere. Maschere come quelle dei chirurghi. Sulla bocca. Per non infettarsi. E si mettevano sempre del disinfettante sulle mani. Vedevo gente morta portata via per le strade. Ma non era solo quello. Non c’era solo la malattia. Pareva che i Russi si fossero stufati della nostra indipendenza e avessero invaso l’Ucraina. C’erano i loro carri armati…»
«Dai, Tapac. Lo vedi che è proprio un sogno assurdo. Siamo nel 2019, siamo indipendenti dal 1991. Perché mai i Russi dovrebbero risvegliarsi proprio adesso, dopo tutti questi anni? Una cosa è stata la Crimea, ma la Crimea è un’altra faccenda, lì sono quasi tutti russi. Anche Donec’k e Luhans’k potrebbero alla fine passare davvero alla Federazione Russa… ma i Russi a Kiev! Oggi sarebbe assurdo. Stiamo per entrare nella Nato e forse nell’Unione Europea. Del tutto ridicolo, dai. Torna a dormire, Tapac.»
«Hai ragione, Oksana. È stato un sogno senza senso. Chissà perché mi ha spaventato tanto. Proviamo a dormire. Scusa se ti ho svegliato.»

di Carlo Menzinger di Preussenthal


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