WEN – INCUBO – La luce in fondo al tunnel – Silvia Taccagni

” Vedi quel puntino brillante là in fondo?

Ecco quello è il fuori, è la salvezza!

Devi dirigerti lì, devi andare verso quella luce.”

Una voce che gli sembrò familiare, da dietro di lui cercava di indirizzarlo.

Si sentiva soffocare, anche se l’aria, almeno quella in sua prossimità, sembrava tersa.

” Tira su la sciarpa e copriti la bocca, così eviti di inalare polvere o gas pericolosi.” disse ancora l’altro.

Lui volse lo sguardo da una parte e dall’altra per cercare la sua auto, ma non poteva vedere niente; tutto intorno era completamente buio.

“Segui la fila di puntini rossi che si trova ai lati; sono i catarifrangenti della galleria.

Vedrai che arriverai all’uscita.”

Sempre la solita voce continuava a dargli indicazioni.

Lui procedeva a tentoni, cercando di evitare gli ostacoli sull’asfalto.

Per terra doveva esserci di tutto, calcinacci, frammenti di vetture; lui però, fortunatamente non ne urtò nessuno.

Continuava a guardare quel puntino chiaro in lontananza, che però, nonostante lui gli camminasse incontro da un po’ ,rimaneva sempre il medesimo, piccolo e lontano.

Si domandò da quanto tempo si trovasse lì dentro e se, quando aveva imboccato quella galleria, in auto con lui vi fosse anche qualcun’altro, ma non riusciva a ricordare neppure come mai si trovava lì.

Era confuso; l’ultimo ricordo che aveva era lui seduto sul divano a guardare la TV, mentre aspettava l’arrivo di Cosimo, il suo gemello, per qualche giorno da passare insieme.

“Devi sbrigarti. Tra poco qui l’aria sarà del tutto irrespirabile” disse la solita voce.

Lui testo’ la situazione, facendo un profondo respiro che gli si strozzò in gola.

Nel mentre continuava a procedere verso la luce, ma quella che avrebbe dovuto essere la sua salvezza rimaneva là dov’era, senza mai farsi più vicina.

Cercò ancora di guardarsi intorno, ma era sempre completamente buio.

Allora continuò ad andare avanti velocizzando il passo.

“Devi stare molto attento a non inciampare, rischieresti di farti male e saresti costretto a fermarti” , disse ancora la voce.

Lui si voltò di nuovo verso l’uscita del tunnel; adesso, inspiegabilmente, quello che prima era un puntino di luce si era fatto molto più grande e molto più vicino.

“Ecco Carlo, ci sei quasi; ancora pochi passi e finalmente sarai fuori”. E quella voce si fece sempre più lontana.

Un brivido lo scosse e improvvisamente si ritrovò là dove doveva essere; sul divano di casa con la TV accesa.

E, mentre cercava di riprendersi alla meglio, la sua attenzione si focalizzò sulle immagini che passavano sul teleschermo.

Al tg si parlava di un immenso disastro avvenuto in galleria.

In un istante fu risucchiato come in un vortice; un misto di perplessità e terrore.

Lì alla tv elencavano i nomi dei dispersi e deceduti di quel gran avvenimento e, come in un puzzle, i vari pezzi riempirono i giusti posti e si incastrarono tra loro; suo fratello che avrebbe dovuto essere lì da ore, nessuna telefonata per avvisare e per dar spiegazioni sul forte ritardo che aveva, la galleria che avrebbe dovuto attraversare per arrivare lì da lui.

Adesso quella voce che fino a pochi minuti prima lo aveva supportato  aveva un volto e un nome; Cosimo.

E il suo non era più soltanto un incubo.

di Silvia Taccagni

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