WEN – INCUBO – Un sentiero nel bosco – Milena Beltrandi

L’uomo sognava di camminare nel bosco dove alberi alti e neri lo costringevano a proseguire senza mostrargli la meta. Scalzo e infreddolito avanzava lentamente, cercando di evitare i sassi più aguzzi ma questi apparivano all’improvviso. Si svegliò convinto di aver perso un piede e il vederlo sotto le coperte lo tranquillizzò solo in parte.

Odiava avere paura sognando e svegliarsi sudato col cuore in gola; a nulla serviva bere un goccio d’acqua, l’incubo sembrava aspettarlo sotto le coperte.

L’angoscia per quegli incubi lo costrinsero a rivolgersi a uno psicologo e questi gli spiegò che i sogni erano gestiti dall’inconscio e che, se sognava ciottoli gelidi, era semplicemente perché aveva freddo ai piedi.

Il giorno dopo entrò nel Bazar sotto casa a comprare un paio di calzini che fossero sia caldi che comodi, si giustificò dicendo che aveva un cane giocherellone che gli nascondeva le ciabatte.

Quella sera, preoccupato per quell’incubo ricorrente, andando a letto, indossò il pigiama e i calzini.

Sognò il sentiero nel bosco senza avvertire dolore ai piedi. Il cammino era spedito e stava già pensando che avrebbe scoperto la meta quando, poco più avanti, un ramo basso lo colpì rompendogli un braccio, saltò di lato e finì in un baratro senza fine. Si svegliò tremando dalla paura. Bevve un bicchiere d’acqua e rovistò nell’armadio per poter indossare una maglia più grossa che gli coprisse bene le braccia. Riprese sonno e l’incubo si ripresentò, si vide camminare spedito, fregandosene dei ciottoli appuntiti e dei rami bassi, uno lo ferì solo in parte e l’uomo allungò il passo verso la fine del bosco. Arrivato a un ruscello decise di fermarsi a bere compiaciuto per aver trasformato l’incubo ricorrente in sogno.

Una pigna lo colpì in testa mentre si dissetava. Si alzò sorpreso del dolore che gli faceva il bernoccolo, sprofondando di nuovo nell’incubo. Da un tronco caduto, uscì uno sciame di api che lo assalì bloccandogli il cammino. Per fortuna suonò la sveglia liberandolo dall’angoscia dei pungiglioni.

Studiò, durante le pause di lavoro, come superare gli ostacoli di quell’incubo convinto che se fosse riuscito, in una sola volta, a raggiungere la meta l’incubo si sarebbe esaurito. Seguendo i consigli dello psicologo scoprì che proteggersi nella realtà equivaleva ad affrontare meglio il sogno.

Da allora, prima di rientrare a casa, si fermava al Bazar con un acquisto da fare. La commessa, si mostrava sempre gentile alle sue strane richieste e, giorno dopo giorno, per l’uomo divenne un’abitudine passare a comprare qualcosa o semplicemente per un saluto. Divennero poi amici e lui le confidò i suoi strani incubi.

Tornando a casa, si sentì più sereno e, per la prima volta, dubitò che sogno e realtà fossero davvero intrecciati, tanto che quella notte stessa, dopo essersi vestito di tutto punto, compreso un caschetto, si coricò dubitando di se stesso. Ovviamente non sognò tanto era impossibilitato a muoversi nel letto, l’incubo era diventato realtà e, se anche avesse sognato un prato fiorito e un ruscello dall’acqua trasparente, non avrebbe provato che angoscia. Accese la luce e si tolse tutto! Avrebbe affrontato l’incubo con coraggio, in fondo era solo una sensazione notturna, presto sarebbe arrivata l’alba.

Si riaddormentò pensando a una scusa per tornare al Bazar, rientrando dal lavoro e quella notte sognò di camminare nel bosco di betulle illuminate da un sole primaverile, salutò le api, si bagnò i piedi nel ruscello e si lasciò il bosco alle spalle: davanti a lui una casa immersa in un prato verde, una costruzione mai vista ma che sentiva essere “casa”.

La mattina dopo si fermò al Bazar andando al lavoro, invitò la commessa a uscire con lui a cena e, da allora, divennero più che amici. Il bosco della solitudine non andò più a tormentarlo.

di Milena Beltrandi

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