WEN – INCUBO – Non è un sogno! – Terza Agnoletti

Risale da un abisso profondo e nero. E’ buio anche in alto, è notte. Sente il peso delle coperte: è a letto, nel suo letto. Allunga una mano per cercare il compagno, l’amato. Da quella parte non c’è nessuno. Ora ricorda: il marito è in ospedale dopo un brutto incidente. L’hanno portato via e non le hanno permesso di seguirlo. C’è la pandemia, cioè… oppure… La chiamino come vogliono, è la peste di questo millennio e in ospedale si va da soli, si va fra estranei, per quanto premurosi e competenti sempre estranei e sconosciuti.

Ricorda ancora: il suo uomo è risultato positivo, cioè infetto, anche se non c’erano stati segnali e non poteva neppure supporlo. Deve subire un intervento, ma prima deve tornare negativo. E lei, insieme alla bambina, reclusa per dieci giorni, purché non si presenti qualche sintomo che prolunghi la prigionia.

Tosse! La bambina tossisce, si lamenta. Scende dal letto, corre, la tocca, è calda. Febbre? Il termometro? Dov’è il termometro?

Non ha acceso la luce, batte in uno spigolo, rischia di cadere.

Luce, termometro. Niente febbre, ma la tosse? Prenotare il tampone: computer, portale, codice… Quale altra diavoleria? Fra due giorni, non prima, non c’è posto.

Le manca il suo uomo che sapeva organizzare e anche confortare. Ora avrebbe bisogno lui di sostegno, di vicinanza e lei non può dargli niente.

E’ un incubo? E’ qualcosa che opprime senza rimedio.. Si mette a sfogliare un dizionario, perché in situazioni di pericolo e di paura si compiono spesso azioni insensate, senza rendercene conto. Ne è consapevole soltanto dopo che ha cominciato a sfogliare le pagine, ma ormai vuole controllare.

Scopre che il primo significato della parola incubo è quello di sogno angoscioso, che genera ansia. Esiste, però, anche un senso figurato: dà il nome a una situazione disperata, come quella in cui si trova ora. Sì, vive in un incubo, ma averlo chiamato correttamente non scioglie la sua pena.

Continua ad aggirarsi per la casa in pigiama. Ha freddo.

La bambina si è addormentata, perciò decide di tornare a letto, anche se teme di non potersi rilassare. Il pensiero si aggroviglierà, si annoderà in mille contorcimenti, scivolerà per sentieri che rasentano la follia.

Tornerà a casa il suo uomo? L’ama con l’intensità dei primi giorni e teme di non averglielo più dimostrato. Ora non può nemmeno prestargli le cure che sarebbero necessarie.

E’ un incubo, ma non è un sogno. Dai sogni è sufficiente svegliarsi e la sofferenza che lasciano dura poco. Ma questo non è un sogno!

di Terza Agnoletti

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