WEN – INCUBO – Sii puntuale – Serena Taccagni

Era come un tic, una cosa a cui non riusciva a resistere. Tutte le volte che percorreva il corridoio di casa, per esempio dalla cucina al bagno, si voltava verso la camera da letto e buttava lo sguardo sulla sveglia digitale coi numeri grandi, rossi e luminosi.

E già da tre giorni segnava sempre l’ora sbagliata. Si era dimenticato di comprare le pile, ma lo avrebbe fatto al più presto.

Il giovedì pomeriggio se ne era ricordato, le aveva comprate e subito cambiate. Non aveva bisogno di lei, si svegliava sempre da solo la mattina, alla stessa ora, ma durante la notte, quando apriva gli occhi nel buio, voleva sapere l’ora esatta, così per avere il gusto di voltarsi dall’altra parte e sapere che poteva dormire ancora un po’.

La sera andando a letto aveva notato che la sveglia continuava ad andare indietro e lui cominciava ad innervosirsi. Questa cosa lo agitava.

La mattina la sveglia era ancora indietro. Niente da fare. Adesso era diventata una sfida. Appena tornava da lavoro correva in camera e niente nonostante il cambio di diverse paia di pile, la sveglia continuava ad andare indietro.

Poi un giorno si fermò di colpo alle 6.45 e non si mosse più. Restò così per tutta la settimana. La notte quando si alzava per andare in bagno quei numerini rossi fissi alle 6.45 e pure la mattina erano sempre lì; 6.45. E niente che potesse servire a farla funzionare.

Il lunedì mattina si alzò alla stessa ora, guardò la sveglia e niente era cambiato; 6.45. Si preparò per andare a lavoro, si fece il caffè, scuro e lungo come piaceva a lui. Si coprì con la sciarpa di lana a righe rosse e ocra e uscì veloce di casa. Si incamminò a passi svelti verso la stazione e ormai senza nemmeno guardare si recò al solito binario e stretto nel cappotto si mise quasi nello stesso ad attendere il treno.

D’un tratto alcuni ragazzi cominciarono a correre, le persone ad urlare “ Al ladro, al ladro “. Una gran baraonda intorno. Gente che si agitava e lui che non sapeva dove guardare, né cosa fare. Si mosse appena, la sciarpa a righe rosse e ocra gli volò sugli occhi e gli parò la visuale, il piede destro sentì sotto di sé il vuoto. Si trovò senza appoggio e si sentì scivolare giù, proprio mentre transitava il treno delle 6.45 che emise un fischio acutissimo, sempre più forte. Lui sobbalzò,si voltò sudato, il cuore in gola. Aprì gli occhi e notò che la sveglia sul comodino segnava le 6.45.

di Serena Taccagni

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