WEN – Intelligenza animale – La forma dell’attesa – Lorenzo Iannelli

Il buio non è solo nero. Qui dentro è denso, appiccicoso, come uno straccio bagnato che ti si incolla addosso e non ti lascia scappare. Se mi muovo, si muove con me. Apro gli occhi, ma è inutile: è sempre uguale. Un silenzio che fa rumore, un ronzio costante che mi preme contro le orecchie.

Sono bloccato. Racchiuso in uno spazio troppo piccolo per respirare bene, troppo stretto per muovermi davvero. Lo spazio intorno a me non ha angoli: segue una curva continua, perfetta e spietata. Provo a spostarmi. Niente. Mi sento addosso qualcosa che mi segue in ogni gesto, come se questo posto fosse fatto su misura per tenermi fermo. È liscio. Freddo. O forse sono io che tremo.

Non ricordo come ci sono finito, né chi mi abbia messo qui. Mi sento come un piccolo segreto chiuso a chiave. Le pareti mi aderiscono addosso; se provo a muovere un arto, incontro subito una barriera liscia, leggermente curva.

«Ehi…» dico piano. «C-c’è qualcuno?» sussurro. La mia voce rimbalza subito indietro, come una pallina lanciata contro un muro. «Per favore… a-aprite. Mi manca l’aria, l’ossigeno sembra un filo sottile che si sta spezzando». Nessuno risponde. Silenzio.

Passano i minuti, le ore, forse i giorni. Non lo so. Qui il tempo non scorre, ristagna. A volte sento dei rumori fuori. Passi pesanti che fanno tremare il mio mondo, voci attutite che arrivano da lontano. Cerco di gridare, di farmi sentire, ma la mia voce è debole, un soffio che si perde nel buio.

Poi, improvvisamente, qualcosa cambia. Sento un calore che mi avvolge. È un calore dolce, rassicurante, che mi dà forza. Inizio a colpire la parete con tutte le mie energie. Uso la testa, le zampe, ogni parte del mio corpo. All’inizio non succede nulla, ma poi sento un piccolo scricchiolio. Una crepa. Una minuscola fessura da cui entra un raggio di luce.

È bellissima. È la luce più bella che abbia mai visto. Mi dà una spinta nuova. Colpisco ancora, con più forza. La crepa si allarga. Sento l’aria fresca che entra, che mi riempie i polmoni. Spingo con tutto il corpo finché il muro non esplode verso l’esterno.

Poi cedo. E cado fuori. Crollo in avanti, accecato. Aria. L’aria fresca mi schiaffeggia, il profumo della paglia pulita mi riempie i polmoni. Mi scuoto di dosso i resti di quella prigione bianca e fragile che ora è in frantumi. Un posto pieno di suoni morbidi, di odori buoni, di movimento.

Intorno a me ci sono altri come me, piccoli, vivi, che becchettano e si muovono sicuri. Davanti a me c’è lei. Grande. Calda. Protettiva. Mi guarda e fa un verso tranquillo che mi sistema il cuore. Sono nel pollaio. Il guscio è dietro di me, rotto. Vuoto.

«Pio! Pio!» faccio io, con un tono che finalmente non trema più. Mi avvicino agli altri. Mi sento goffo, un po’ in ritardo, ma nessuno mi spinge via. Lei mi accoglie, mi copre, mi scalda. È tutto così… giusto. Semplice. Domestico.

Davanti a me ci sono i miei fratellini, batuffoli gialli che corrono e beccano già da giorni. E poi c’è lei, enorme e calda, che mi guarda con i suoi occhi tondi e buoni. Mi si avvicina, mi spinge piano col becco verso una ciotola d’acqua e mi fa spazio sotto le sue piume, dove il buio non fa più paura perché sa di casa.

Ora il cielo non è più un pensiero astratto, ma una distesa azzurra che mi sovrasta con immensa benevolenza. Mi sento parte di un disegno perfetto, un piccolo puntino giallo in un mare di paglia dorata che finalmente ha trovato la sua strada. La fatica svanisce, sostituita da una pace che riempie ogni cellula. Guardo i miei compagni e so che da oggi ogni giorno sarà una scoperta, un’avventura da vivere con gli occhi spalancati e il cuore leggero.

Che fatica, nascere. Ma ne è valsa la pena.

Lorenzo Iannelli

Rispondi