
Miseriaccia, come uscire dalla rovina dell’incendio che ha distrutto il podere e dimezzato il gregge? Il vento caldo di luglio, il respiro dell’assassino, soffiava ancora bollente sulla collina coperta di cenere e nere croci, alberi bruciati e senza fronde emanavano solo il puzzo acre acre della distruzione. Peppe stava fermo, immobile, poggiato a un muretto, davanti a ciò che restava del suo mondo: solo sassi anneriti, carcasse contorte di qualche pecora che zoppicante non ce l’aveva fatta a sfuggire le fiamme e una desolazione che gli lacerava il cervello. Aveva ancora l’eco dei belati inorriditi, del crepitio di foglie, dei garriti di uccelli e i lamenti di altre bestie a rintronargli dentro la testa. Non riusciva a dimenticare quel fatidico giorno in cui l’inferno si era acceso nel suo campo confondendo l’orizzonte: il cielo denso di fumi rossi e neri divenuto un tutt’uno con il bosco in fiamme! Anche le urla di persone in immanente pericolo contribuivano a rendere ai suoi piedi una concreta porta di girone di Dante.
In quel momento, pensando anche all’affitto dei terreni da pagare e ai quintali di formaggio invenduto, gli venne in mente di consultare Gtp, sua confidente nel cellulare sempre a portata di mano. Le scrisse anche di alcune forme che già si stavano avariando… una sorta di sarcofagi-tesoro che racchiudevano un odore forte, pungente e nauseabondo, tanto da stordire mosche e zanzare a cinque metri di distanza.
Il prompt era commovente e, in pochi secondi, Peppe ottenne un volantino pubblicitario che fissava l’attenzione sulla forma più grande delle altre e con una crepa sulla crosta già abbassata; all’interno s’era sviluppata una civiltà di vermetti guizzanti, detti saddi-saddi, salta-salta, per l’agilità di slancio sulla piccantissima crema giallina. Recitava:
“Per la Sagra del formaggio, vieni al Mugello dove un ruscellare di latte di pecora, che bruca erbe di pascoli toscani, terra di Leonardo e di Dante, produce un formaggio con poteri prodigio strabilianti. Un formaggio senza conservanti e con un effluvio mistico che stimola il cervello e la ricrescita dei capelli” e continua: “Vogliate essere belli, belli a tutti i costi…” No… Belli senza costo… basta un’annusata a una forma di formaggio miracolosa e, in concentrazione mentale alta, la ricrescita del bulbo capelluto è assicurata…”. Peppe, pastore moderno, aveva trovato l’idea geniale, considerando anche di cavalcare la scia dell’edonismo e del narcisismo maschile, che oramai stava superando quello delle femmine. Personalizzò il volantino e lo diffuse su tutti i social, Instagram, Tik Toc, Facebook… In brevissimo tempo la notizia fece il giro del mondo e per il primo maggio arrivò persino una troupe giapponese, convinta che il pecorino di Peppe avesse veramente le proprietà mistiche annunciate. Altri pullman carichi di tecnici danarosi arrivarono dalla Cina per ricopiare la ricetta contro la calvizie. Avevano letto che bastasse annusare profondamente questo formaggio nella sua sua crepa, inspirare profondamente il piccante e prodigioso odore fino a che si gonfiassero gli occhi e lacrimassero, in modo che i chakra del corpo umano si sarebbero riallineati e avrebbero stimolato il rinnovo di tutte le cellule. In altre parole, tutti i centri di energia presenti in ogni individuo, se ben allineati, avrebbero fatto ricrescere la selva. Roba apparentemente astrusa, ma non improbabile, dal momento che oggi si assiste a mille nuove diavolerie, polveri fatate e altro.
Il culmine del successo fu quando a fianco della baracca e un muretto a secco, costruiti ad hoc nella piazza, Peppe, in abito medioevale appoggiato a un bastone compagno di scena, dichiarava:
“Venite… gustate… questo pecorino ha ridato la parola a un muto e ha fatto resuscitare un bimbo che non si svegliava da una sbornia di mosto!”. Nessuno osava dubitare dell’oracolo: “Non v’è cosa che non possa agire sulla nostra immaginazione a sgomberarla da ciò che ci rattrista. Bisogna che guardiamo emozionalmente, cioè con gli occhi dell’anima, in modo che la visibilità diventi visione e l’effluvio divenga crescita. Solo così anche un filo d’erba si riempirà della nostra musica interiore e sarà per noi un miracolo. Bisogna saper scrutare”. Questa parlantina attirava i visitatori. Il giorno dopo, una famiglia di tedeschi si presentò con una ragazza muta dalla nascita; lei era ancora in abito da sposa, accompagnata da uno stuolo di calvi, tutti parlanti, ma per l’occasione stavano in fila in religioso silenzio. Peppe, commosso, tolse il tappo alla grande forma, come si fa con l’anguria per accertarne il grado di maturazione, e invitò la sposa a chinare la testa e insufflare a fondo nella fessura miracolosa. Il novello sposo le mantenne la fronte in modo che lei non si scostasse… Un urlo forte rimbombò sulla collina, seguito da una raffica di parole pronunciate in un tedesco duro ed energico che lasciò tutti a bocca aperta. Da allora, il pecorino di Peppe si vende a peso d’oro. E i vermetti…? Venduti anch’essi come reliquia a chi crede alla magia e all’ODORE SACRO DELLE COSE ANTICHE.

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