WEN – Intelligenza artificiale – Intelligenza artificiale – Mandana (Manna Parsi)

Avevo cinque anni nel 2025. Tornavo da scuola, Nadia mi aspettava pronta per prendermi lo zaino, lavarmi le mani e mettermi davanti a un piatto di pane tostato e pomodorini freschi. Poi guardavamo un film che mamma scaricava dalla TV ucraina per Nadia, per diminuire la sua nostalgia per il paese nativo.

Non importava che non capissi la lingua, era un nostro rito pomeridiano che mi piaceva e mi dava sicurezza. Quando Nadia rideva per una scena, ridevo anche io o quando sospirava per un amore mancato lo facevo anche io. Lei mi prendeva la testa tra le mani, la baciava e mi diceva “lyuba”, tesoro e ridevamo. 

Alle sei la mamma tornava dal lavoro. Nadia le preparava il frullato preferito e apparecchiava la tavola per la cena. Mamma doveva solo riscaldare il cibo cucinato da lei durante il giorno. Dopodiché si metteva la sua giacca di tutte le stagioni e un fazzoletto leggero in testa e se ne tornava a casa. Io l’accompagnavo fino al portone del palazzo e le dicevo “a domani Nana” e con un abbraccio ci salutavamo. A quei tempi Nadia era giovane. Aveva lasciato la figlia in Ucraina e mandava metà dello stipendio alla madre che la cresceva.

Nella nostra città la comunità ucraina era numerosa e organizzava diversi eventi, tra i quali il bingo della domenica sera in un circolo cittadino.  Qualche volta quando i miei genitori erano fuori andavo con lei a giocare al bingo.  Mettevo i dadini sui numeri e mi piaceva molto quando facevamo BINGO e tutti ci applaudivano.

Un anno per le vacanze estive andammo tutti in Ucraina, al paese di Nadia.

Conobbi sua figlia e anche se non ci capivamo trascorremmo tutto il tempo insieme a giocare. Nadia mi aveva tanto parlato di lei che mi sembrava di conoscerla già. Alla fine della guerra con la Russia Nadia è tornata nel suo paese. Rimanemmo in contatto finché era in vita. La figlia invece vive nella nostra città e siamo molto amiche.

Siamo nel 2060, ho 40 anni. Da qualche anno ho un umanoide programmato per  fare la domestica e la babysitter. Ho scelto uno che somigliasse ad una donna per avere un’aria più familiare. Nel mercato dei robot si trovano di tutte le forme e somiglianze. La sera la metto in carica e il giorno dopo inserisco i comandi e vado al lavoro, dove metà siamo umani e metà umanoidi. Due giorni fa ci sono state tempeste magnetiche e i comandi via satellite per i robot sono andati in tilt. Di conseguenza si è fermato il lavoro. Il nostro capo umanoide ci mandò a casa perché noi umani dipendiamo dai robot. A mala pena funzionava pure il capo. Durante la notte la squadra di tecnici li hanno messi in piedi e il giorno dopo eran tutti belli carichi come se non fosse successo nulla. Noi umani ogni tanto ci sentiamo sopraffatti da loro e allora subentra il robot psicologo per misurare le nostre capacità di interazione con i robot. Se non entriamo nelle misure prestabilite torniamo al piano di sotto dove funzionano i robot poco intelligenti , vale a dire che sono più semplici con i quali lavorare. Naturalmente anche il nostro stipendio si dimezza secondo la loro intelligenza.

All’ora di pranzo i robot vengono caricati e noi serviti da robot cuochi. Ciascun cuoco ha la capacità di cucinare tante specialità in poco tempo e di conseguenza abbiamo un menu vasto con cibi sanissimi .

Ritorno a casa verso le sette di sera e la domestica / babysitter umanoide ha fatto mangiare i bambini e li sta aiutando a fare i compiti. Dopodiché la spengo e la metto nello sgabuzzino perché mi piace passare un po’ di tempo con i miei figli. Ma loro stanno giocando con la realtà aumentata sul pianeta Giove e non si accorgono della mia presenza.

Stasera ho anche appuntamento con un nuovo “robot di accompagnamento”. Sempre meglio di mio marito che un anno fa mi ha lasciata per la precedente babysitter umanoide con tette strabordanti.  

In questo momento lui è in carica. Non l’ho comprato, è a noleggio. Almeno posso spegnerlo, metterlo nella scatola e restituirlo per averne un altro. L’ho programmato per una serata di conversazioni colte. L’ultimo era rozzo e si è messo a raccontare barzellette sconce per tutta sera.   Ora vado a prepararmi e sotto la doccia virtuale penso alla mia cara dolce e carnosa Nadia e sospiro

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