
Un robot intelligente, ben convinto
Di saper fare tutto meglio assai
D’ogni umana creatura sempre onusta
Da critiche che non finiscon mai,
Accompagnava del padrone il figlio
Posto su un asinello che trottava,
Tutti e tre procedendo silenziosi
Per la strada che aprica si snodava.
Al soffio del favonio fluttuava
Il grano dalle spighe tutte d’oro,
In cielo ardente il sole picchiava,
Ombra non v’era a dare alcun ristoro.
Si fa incontro un viandante che passando
Accanto ai tre dice con gran disprezzo:
“Povera bestia ché con questo sole
Hai sulla groppa un bimbo non avvezzo
A camminare sulle proprie gambe!”
L’androide allora tutto desolato
La creatura fa scender dalla groppa
E la depone giù sopra il selciato.
Incede una comare lesta lesta
Che vedendo il bambino camminare
“Povero piccolino –dice mesta-
Senza mammà ti fanno faticare!”
L’androide pronto, che non vuol rimbrotti,
Prende il bambino sulle proprie spalle
Che hanno la stazza di due poliziotti
E prosegue col ciuco per la calle.
Incrocia uno zoofilo in cammino
E questo pronto commenta la scena:
“Arranca… arranca, povero ciuchino
Tutto sudato, mi fai una gran pena!”
Si toglie il bimbo il robot dalle spalle
E lo rimette in sella all’asinello,
Equino e cavalier quindi solleva
E se li pone tra collo e cervello.
Quand’ecco un vecchio burbero ma saggio
Che nel vedere tutto quel groviglio
Ride di gusto e dice divertito:
“Ti voglio dare un piccolo consiglio:
Forzuto sei, ma non ben avveduto
Se non hai chiaro ancora nella mente
Che in questo mondo per vivere bene
Non si rincorre il plauso della gente.
Da te cerca quello che è meglio fare
E non volere d’ognuno l’encomio:
È impossibile a tutti esser gradito,
Rischi dritto d’andare in manicomio!”
Miriam Ticci – MITI

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