
Penso che avesse dieci o dodici anni, era già esperto nell’uso di pennelli e colori a olio. Fin dalla scuola materna aveva rivelato una disposizione eccezionale per il disegno. Giovane zia, lo incoraggiavo più che potevo.
Avevo una collezione dei suoi piccoli capolavori infantili messi sotto vetro e appesi nel salotto di casa. Anche suo padre lo spronava, considerava il disegno e poi la pittura un gioco intelligente, un modo di crescere quasi evangelico, in sapienza e virtù. Ma suo padre, mio fratello, si ammalò, cadde i depressione e perse interesse per tanti aspetti della vita. Ci lasciò troppo presto.
Quando il ragazzino cominciò a dipingere, gli regalai un cavalletto. Per ringraziarmi dipinse un quadro e me ne fece dono. Lo sto osservando in questo momento: un paesaggio con un laghetto (o l’ansa di un fiume) in primo piano e alberi sullo sfondo, cipressi e latifoglie di cui non riconosco la specie, in mezzo ai quali s’intravede una casa, anzi una villetta o un piccolo castello.
Non gli domandai se era un paesaggio reale, ritratto dal vero o da una fotografia, oppure se l’aveva immaginato. Lo trovai molto bello e lo feci incorniciare. E’ ancora appeso nel salotto della mia casa, la casa dove abito dopo che mi sono sposata, non quella della mia famiglia d’origine. I disegni infantili, invece, quando mi trasferii qui, furono distrutti, senza riguardo per l’autore, senza il mio permesso.
Il quadro a olio mi piace ancora. Alcuni parenti mi rimproverano di aver sopravvalutato la genialità di quel bambino. E’ cresciuto, è ormai invecchiato. Ha smesso molto presto di dipingere. Si è laureato in Architettura, cominciando a lavorare mentre ancora frequentava l’Università per uno studio di anziani architetti con i quali, dopo la laurea, ha stipulato un regolare contratto. In seguito ha deciso di dedicarsi anche all’insegnamento: Storia dell’Arte nello stesso liceo che aveva frequentato a suo tempo, pur continuando il lavoro di architetto. Ormai è in pensione, ma dà ancora molto di sé, scrivendo e organizzando eventi e mostre. Come ho già detto, dopo l’adolescenza non ha più dipinto. Guardo il suo quadro e vi riconosco l’artista.
Ha svolto una professione in cui ha profuso la sua attitudine, quel dono esclusivo che ha arricchito la sua intelligenza e modellato la sua personalità, ma non ha più dipinto. Che cosa l’ha frenato? I molti compiti che si era imposto?
La vena artistica tuttavia non l’ha perduta e l’ha manifestata in ogni sua attività. Ma non ha più dipinto. A volte si lamentava in tono leggero di non aver tempo per sé.
Ormai vecchia zia, guardo e riguardo la tela che ho conservato e sento che gli è stato impedito di percorrere una strada per andare lontano, anche se lontano è andato lo stesso per altre vie. La sua intelligenza, illuminata dal senso artistico, ha dato ottimi frutti. Gli manca però la realizzazione delle promesse di questo dipinto. Continuo a osservarlo e apprezzo il taglio dell’inquadratura, una sorta di V asimmetrica sulla sinistra in alto dove splende un cielo limpido trafitto dalle vette dei cipressi. A destra, in basso, lo richiama la luminosità dell’acqua che in quel punto è accentuata. Vi si riflettono i tronchi di quegli alberi giovani dalle chiome larghe, di tonalità assai più chiare dei cipressi. La casa sembra volersi nascondere di propria iniziativa.
C’è in questa immagine una sapienza istintiva, nata dall’intelligenza e dal buon gusto.
Aveva poco più di dieci anni, era davvero un giovanissimo artista. Ha realizzato molto nella sua vita, ma la vecchia zia avrebbe voluto che continuasse anche a dipingere. Sente che il mondo è stato defraudato, che una possibile ricchezza è andata perduta.
Terza Agnoletti

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