WEN – Intelligenza artistica -Les demoiselles de Avignone – Miriam Ticci – MITI

Les demoiselles d’Avignon 1907 Pablo Ruiz y Picasso

Non mi par vero… ecco la risposta… il vaticinio… e proprio in questo fetido letamaio… qui davanti agli occhi… l’apparizione della Virgen… il nodo sciolto ai miei dubbi… alle insoddisfazioni… LA SOLUZIONE!… non mi par vero!” così pensando e provando una gioia pari solo all’eccitazione l’artista estrae dalla tasca taccuino e grafite. Sul foglio con rapidi tratti spigolosi nervosi prende forma il disegno di una maschera africana: una delle tante esposte lì al Musée d’ethnographie du Trocadéro di Parigi: è un’ottocentesca maschera Suruku della popolazione Bamana del Mali: una iena con tratti umani, simbolo di saggezza e sapienza… da un lato… di fronte… poi dall’altro lato… quindi egli passa fremente a un’altra maschera… e ancora… e ancora…

Antichi scultori del legno, anonimi, lontani dal cosiddetto mondo civilizzato… è questa la strada da imboccare… avevano già capito tutto, loro… mi suggeriscono come superare lo stallo… le giovani signore d’Avignon celebreranno il loro baccanale con me stasera… soprattutto la quarta e la quinta coi loro veri volti finalmente trovati… tutto il dipinto acquisterà il senso che da sempre doveva avere!” Il pittore disegna e sorride, sorride e disegna.

Mi fa un baffo la Gioconda… e tutta la bellezza classica… Leonardo, no te encojones non t’incazzare… no, sei troppo intelligente e arguto… capisci bene che quel tipo di bellezza presente nel Louvre e anche nelle mostre degli impressionisti o di Gustave Courbet e compagnia bella ha fatto il suo tempo… io aspiro a ben altro… maschera, io voglio la tua magia… la tua forza interiore… parlami maschera… il tuo linguaggio è come quello della pittura… delle note… universale… dritto all’animo…” lo spagnolo disegna e pensa pensa e disegna…

Mi fanno ridere i promotori della rispondenza prospettica dell’arte… parla come mangi e dipingi come vedi… dicono loro… ma io voglio IL VERO, non il verosimile… non voglio la terza, bensì la quarta dimensione… il TEMPO… la simultaneità di tanti punti di vista differenti… la TOTALITÀ nata dalla scomposizione e ricomposizione del reale… l’incantesimo di queste maschere io voglio… inattendibili nei tratti, ma possenti e veritiere nella forma e nel messaggio!” e con occhio acuto l’artista spagnolo esplora le sale del museo… antro bisbigliante ipnotico della Sibilla… foresta di simboli che solo a chi è capace di ascoltarli raccontano l’umanità più vera… cammina e disegna disegna e cammina…

Il pittore col suo prezioso taccuino in tasca ritorna infine all’aperto e a piedi, respirando a pieni polmoni attraverso le strade dell’arrondissement Saint-Honoré e su, su inerpicandosi fino alle vie collinari di Montmartre, giunge al Bateau Lavoir, dove già da tre anni vive, all’umido senza gas né elettricità, con altri artisti: Herbin, van Dongen, Gris e  Modigliani, Dedó le beau Modì.

Entra nel suo studio e inizia a lavorare su una grande tela quasi quadrangolare di poco meno di due metri e mezzo per lato… tra un cesto di frutta stilizzata e una tenda aperta, cinque nudi di donna dalle forme essenziali, con linee angolose e taglienti. L’artista andaluso dipinge e parla parla e dipinge: “Non tormentatemi più, voi due, demoiselles a la derecha giovani signore alla destra; tu, guapa descarada bella sfacciata, mostrando senza pudore né decenza la tua nudità a un ideale cliente che niente ha d’ideale, avrai il tuo volto di maschera africana e con le tue scarificazioni rosse e verdi e l’occhio e la bocca un vuoto forame cupo rimanderai alla morte e alla paura viscerale di essa.El malagueño ancora parla e dipinge dipinge e parla:

E tu, hija de puta y puta tu también, figlia di puttana e mignotta come lei, perra agachada accovacciata a mo’ di  cagna con le cosce e le gambe aperte oscenamente in un osceno richiamo, tu che reclami a gran voce un volto, pur stando di schiena a chi ti guarda, un volto avrai ben visibile, tu, libera dalle leggi prospettiche tradizionali…” il pittore intinge i pennelli nell’ocra nell’azzurro nel nero nel bianco… colori forti  netti… campiture piatte…:

 Ecco, puta agachada, ecco per tecara y culo natiche e viso entrambi palesi in nome del VERO NELLA SUA TOTALITÀ… e il tuo volto-maschera col suo occhio azzurro e l’altro bianco spalancati ci dirà per sempre che, nonostante l’istintivo timore di morire di ogni creatura, ????EROS è più potente di ??????? Thanatos… fino a quando esisterà questo mondo, LA VITA prevarrà sempre sulla morte… e l’apertura delle tue cosce e gambe da invito sconcio spudorato di meretrice si nobiliterà nell’antica posa delle partorienti fonti perenni di nuova vita per l’umanità tutta… Arte come esorcismo dalle paure ancestrali.

Pablo si mesce dalla caraffa ammezzata il vino del lurido bistrot sotto casa, con mano ferma innalza il bicchiere ricolmo e brinda: “À vous demoiselles d’Avignon, per il piacere che m’avete sempre generosamente offerto nel bordello di Barcelona, nella malfamata via d’Avignon, eccovi immortalate in questa mia opera d’arte che precorre i tempi e affranca dalla paura del nulla eterno! Oggi questo quadro susciterà scandalo e incomprensioni… – Obscena la pictura vulgar y sin ética el mensaje… así ahora los ciegos juzgarán… –  “Osceno e volgare il messaggio rozza la pittura… così i ciechi ora giudicheranno”…

Ma l’artista come l’aquila vede lontano… non solo con gli occhi, bensì con l’intuito, con la ragione e con la sua sensibilità culturale… in un domani non remoto (e non sono né un illuso né un visionario)“ Les demoiselles d’Avignon” diverranno pietra miliare dell’arte… il mio nome rimarrà saldo tra gli uomini come le piramidi egizie… e (perché no?!) anche un “Beaujolais Nouveau” un “vin novello” migliore di questo s’accompagnerà alla fama… À vous!” e d’un fiato Pablo Picasso il vino rosso tracanna.

 

Miriam Ticci – MITI

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