WEN – Intelligenza emotiva – Anni ’50: La Coppa Rimet – MITI

…sottotitolo  “I figli ci guardano”i

Ore 11 del 19 giugno 1958, giovedì.

Wunna nuota nell’acqua salmastra e brodosa, lontano lontano fino a quando non tocca più il fondo coi piedi e Rimini, gli ombrelloni e le case appaiono una miniatura. La tredicenne galleggia sulla superficie marina a gambe spalancate e si gode il tepore del sole sulla pelle misto allo sciabordio soffice ritmato dei flutti; la voce di Modugno dai juke-box e dalle radio intona “Volare oh oh…” e la felicità s’irradia per tutto il blu… mare e cielo. Wunna pensa:

L’estate è quasi iniziata e già il caldo è asfissiante, anche di notte, quando a guastare gli effetti della brezza marina fresca arriva, insieme alle musiche a squarciagola delle balere, la gazzarra dei branchi di ragazzi in cerca di donne da rimorchiare per poi aver qualcosa da raccontare agli amici nelle noiose sere, umide e nebbiose, della stagione morta. “Vitelloni” li chiama mio padre, Dietrich Harbich, fanatico cinofilo… no cinefilo… in particolare gli piacciono il neorealismo Italiano e Fellini… per me, invece, sono  latin lovers…sto studiando Inglese! Mia madre Phöbe sorride quando io li chiamo così e le piace seguirli con gli occhi come a invidiarne la leggerezza nel vivere e lo sguardo intrigante e tentatore. A me, invece, piace chiamare i miei vecchi per nome: Phöbe e  Dietrich, invece di “mamma” e  “babbo” … è più moderno… sa meno di matusa!

Ore 18 del 19 giugno 1958, giovedì.

 Phöbe s’avvicina languida al marito e gli chiede dolcemente se è disponibile tra un’ora per una visita a Borgo San Giuliano…loro due…soli… Dietrich rifiuta: stasera c’è la partita dei quarti di finale della Coppa Rimet tra Germania BRD[1] e Jugoslavia. Wunna pensa:

Phöbe è delusa, già pregustava il giro da soli per il borgo antico di San Giuliano: due sposini a spasso sul ponte Romano a cinque arcate e per le stradine quiete arginate da antiche abitazioni… un tuffo nel Medioevo e nell’amore… niente di ciò… per una stupida partita di football! Finanzieri o facchini, tutti gli uomini regrediscono di fronte a un pallone… Povera mamma, con la sua soavità e  il suo languore!

Ore 9:10 del 20 giugno 1958, venerdì

A colazione Dietrich è euforico: la Germania Ovest ha vinto 1- 0 sulla Jugoslavia e giocherà la semifinale. Wunna plaude alla vittoria per pura partigianeria filiale, mentre Phöbe ha stampato sulle labbra un sorriso stirato come una maschera. Wunna pensa:

È la prima volta che noto questo distacco tra i miei o forse no, già da un po’ ho visto in Dietrich un’attenzione più blanda e formale verso Phöbe: minor calore nel suo sguardo… anche lei è spesso  col volto proteso verso il marito, ma in realtà assente lontana mille miglia… sembrano due semirette col  punto di origine comune, che più spazio percorrono più si distanziano, inesorabilmente.

Ore 21:10 del 24 giugno 1958, martedì

A tavola Wunna pensa:

Basta, non li reggo più! Siamo alla frutta…in tutti i sensi! Noi seduti a tavola a fine cena… io aspetto con ansia la mia bella fetta di cocomero… adorato cocomero che ti si scioglie in bocca fresco e granelloso, mentre la lingua trattiene col palato i semi lisci da far scivolare discretamente nel palmo della mano sinistra e da lì nel piatto… il bianco del piatto, il nero dei semi avvolto dal rosso liquore del succo… quasi un’opera d’arte! Chiedo a Dietrich quando arriva la frutta, lui mi si volta e sbotta “Ma cosa vuoi che m’importi del cocomero, Wunna! La Nazionale Tedesca è stata battuta poco fa dalla Svezia e il primo posto per noi è perso! Ma ti rendi conto: battuti dalla slavata Svezia?! Ci resta solamente la lotta per il terzo posto: Germania contro Francia, quasi una guerra mondiale… e Dio non voglia che finisca come le prime due!”.  Phöbe interviene irritata dall’atteggiamento di Dietrich… morale della favola… un litigio alla Tedesca: silenzi occhiatacce monosillabi musi lunghi… serata sciupata. Io, però, addento comunque il mio cocomero servito or ora in tavola e mi auto-consolo ordinandone un’altra fetta insieme ad una birretta: quando i gatti litigano, i topi… ballano!

Ore 20 circa del 28 giugno 1958, sabato

Wunna pensa:

Il colpo di grazia! Finale per il terzo posto: Francia batte Germania ovest 6 a 3! Dietrich è insopportabile, più di quando la borsa di Frankfurt ha un risultato per lui deludente e un buon guadagno sfuma; lì almeno si tratta di perdere o guadagnare marchi, ma qui mio padre non ci rimette niente o meglio per una cosa da niente mette a rischio la pace e gli affetti familiari… Dummkopf… Scemo, Arschloch…Coglione! Io gli sto alla larga fino all’ora di cena ed anche la mamma lo scansa per non litigare… lei non sembra più la bella vichinga alta slanciata bionda e magra, che non si accorge nemmeno degli uomini che si girano ammirati al suo passare, è come sbiadita ingobbita invecchiata.

Dopo cena gli Harbich si recano in una balera sul mare per far allentare la tensione familiare e distrarre il capo-famiglia. Al centro la pista da ballo, in un angolo un complessino musicale di cinque elementi, e tutt’intorno tavolini e sedie, tra cui i camerieri veloci abilissimi fanno lo slalom per svolgere il proprio lavoro; il tutto tra una nebbia di fumo di sigarette fitta soffocante, nonostante tutti i finestroni del locale spalancati. Dietrich ordina un litro di Sangiovese, che praticamente si scola da solo, forse per lo stress e per la delusione calcistica. Wunna pensa:

Ma che fa mio padre? I suoi occhioni celesti s’annacquano e rimpiccioliscono sempre di più, ogni tanto alza un indice e, zitto zitto, “parla” con un interlocutore immaginario  (sarà Pelé?!)… le labbra si stirano in un sorriso ebete inespressivo… da ubriaco fradicio qual è. Spettacolo desolante, indecoroso.

La madre, intanto, si fa portare un bicchiere di Lambrusco, che divengono due tre… quando al tavolo si siedono dei giovani Riminesi. Approfittando dell’ “assenza mentale” del marito e della sola presenza di una ragazzina, Wunna appunto, i vitelloni, educati e corretti fino al quarto bicchiere, divengono via via più intraprendenti e sfacciati, tanto che Wunna molla ad uno un sonoro ceffone per rimetterlo in riga. A un tratto, data un’occhiata complice ai suoi compari, il vitellone più audace porta Phöbe sulla pista da ballo e, passando accanto al complessino, chiede un lento; le luci si abbassano, le coppie si stringono… Wunna non leva gli occhi di dosso a sua madre, che a metà canzone, malferma “aiutata” dal lupo che già pregusta la sua preda, lascia la pista e sale sulla terrazza scoperta posta al piano superiore, affacciata sul mare. La ragazzina segue la coppia e pensa:

Mi piaceva tanto quel complessino quando suonava “Eri piccola, piccola, piccola, così…” e ora questi stronzi guarda a che giochini si prestano! Su mio padre non posso far conto… me la caverò da sola… preda facile adesso mia madre!…” “Mamma, ma che stai facendo, sei impazzita? E tu molla l’osso e non ti avvicinare a me, perché mi metto a strillare più delle oche del Campidoglio e faccio intervenire polizia carabinieri ed anche vigili del fuoco, capito?!!!… Vieni, mamma, ricomponiti e scendiamo giù in sala da tuo marito. Attenta ai gradini.”

Una volta messo piede nella sala da ballo, Wunna si rivolge al padre:

“Dietrich, sveglia, è l’ora di tornare in hotel e di tornarci con le nostre gambe…ciascuno con le proprie! O forse… è meglio prendere uno dei taxi parcheggiati qui fuori!”

Ore 9:45 del 29 giugno 1958, domenica:

Oggi si svolgerà la partita finale per la Coppa Rimet di Svezia ‘58; Wunna è sola, seduta al tavolo della colazione, pensa e mangia mangia e pensa…

La mamma… abbracciata a quel vitellone… spettacolo orrendo!… Perché perché?!?… Non ti perdonerò mai, Phöbe!… Certo… Dietrich in questi giorni col suo tifo calcistico te ne ha fatti ingoiare di bocconi amari… sembrava un piccolo Agamennone disposto a immolare Ifigenia e persino Clitennestra sull’altare della vittoria… e si sa come finì quella storia!!!… Povera Phöbe… umiliata e delusa… certo, ha sbagliato… ma la capisco… un po’.

La ragazzina rimugina e rimugina; alla fine, pur critica anche e soprattutto verso il comportamento del padre, senza senso apparente ma con le ragioni del cuore, giustifica anche lui… Wunna pensa:

Non è un super uomo… è un uomo normale!… del resto i super-uomini guarda che casino hanno prodotto nel mondo nella prima metà del ‘900!… E poi sono sicura che mai ci sacrificherebbe sull’altare della Rimet come un Agamennone qualunque!

Arrivano i genitori, adesso lucidi quindi memori e imbarazzati; la figlia li guarda e dice:

“Allora com’erano i vini Italiani? Tutto normale adesso, vecchi saggi miei o presunti tali? Alle ore 15, Dietrich, la seguiamo insieme la finale di calcio col tuo Pelé?… Domani lunedì, quando, ritornati a Frankfurt in aereo, saremo scesi all’aeroporto, da lì sarete in grado di guidare l’auto fino a casa o dobbiamo riprendere…un taxi?”

Entschuldige uns, Wunna, entschuldige… ich danke dir sehr. Scusaci, Wunna, scusa… mille grazie” sussurrano i suoi.

La ragazzina si alza e va loro incontro, i tre si abbracciano: tutto sembra rientrato nella normalità.  Wunna pensa: “Tempo al tempo…Speriamo… Vedremo…

Miriam Ticci

 

[1]BRD:  Bundesrepublik Deutschland Repubblica Federale di Germania conosciuta anche con l’acronimo RFT.

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