WEN – Intelligenza emotiva – La lettera – Brunetto Magaldi

Lina Buti, direttrice dell’Ufficio Postale di S…, piccolo paese del Molise, ricevette una telefonata dalla locale Casa di Riposo.

“Il maestro Verdi la vuole vedere. Sta molto male e non si può muovere. Ha insistito tanto e ha detto che vuole assolutamente parlare con lei.”

Il maestro Carlo Verdi, per quaranta anni, aveva insegnato l’ABC a quattro generazioni di ragazzi del paese.

Non si era mai sposato, non aveva parenti e, andato in pensione, dopo alcuni anni era stato ospitato nella Casa di Riposo.

Anche Lina Buti, in paese apprezzata per la sua empatia, gentilezza e disponibilità, era stata fra gli allievi del maestro. 

Chiuso l’ufficio, Lina si recò alla Casa di Riposo a trovare il Maestro.

Lo trovò a letto nella sua stanza, palesemente sofferente, ma vigile.

“Lina cara” le disse”mi devi aiutare “ 

Trasse dal comodino una busta e la porse a Lina.

“Vorrei che tu ni recapitassi questa lettera… è molto importante per me”

Lina prese la lettera che era indirizzata a una certa signora Gianna Danzi.

“Ma non c’è l’indirizzo” osservò meravigliata”come la posso recapitare?” 

“Non ricordo l’indirizzo” sussurrò con la voce stanca ”Compatiscimi, non ho più la memoria di una volta. So che sta a Pavia”

Continuò ”È per questo che ti ho fatta venire. Tu sei intelligente e, funzionaria delle poste, puoi contattare i tuoi colleghi e, forse, qualcuno ti potrà dare l’indirizzo”.

“Vedrò quello che posso fare” disse congedandosi Lina”ma non so se ci riuscirò ”.

Il giorno dopo, spedì a tutti gli uffici postali di Pavia una e-mail per chiedere se conoscessero una certa Gianna Danzi.

Le telefonò, il giorno dopo, uno dei direttori.

La signora Gianna Danzi, di Pavia, risultava deceduta da circa due anni.

Deceduta.

Come poteva dirlo al Maestro?

Lina non se lo sentiva, troppo dolore gli avrebbe dato.

Prese allora la decisione di rispondere lei alla lettera del maestro.

E fece quello che, per deontologia, non avrebbe mai dovuto fare.

Aprì la busta e cominciò a leggere l’incerta calligrafia dello scritto.

“Cara Gianna, mi resta poco da vivere e, prima di andarmene vorrei il tuo perdono, mi sono comportato male, ti ho illusa…”

La lettera continuava ricordando una estate a Rimini di sessanta anni prima, quando si erano incontrati ed era nato qualcosa fra di loro.

Dopo una notte d’amore, lui si era eclissato non lasciando a Gianna alcun modo per il rintracciarlo.

E di questo le chiedeva perdono.

Lina si mise allora a scrivere la lettera immaginandosi nella persona di Gianna, ma con lo scopo anche di dare sollievo al Maestro.

Imbustò il foglio, vi applicò il francobollo che timbrò.

Si recò quindi alla Casa di Riposo.

“È arrivata la risposta” comunicò al maestro che giaceva a letto respirando faticosamente.

Il maestro prese fra le mani la busta la rigirò più volte poi, con voce stanca, la restituì a Lina dicendole ”Leggimela tu per favore”

Lina si sedette accanto al letto, aprì la busta e cominciò a leggere.

“Caro Carlo, mi ricordo sempre di te, allora eravamo giovani e inesperti, quella notte che abbiamo passato insieme facendo all’amore, ed era praticamente la prima volta per tutti e due, ci ha aperto e consegnato alla vita. Non sei fuggito, hai semplicemente, come era giusto, trovato poi la tua strada, che non era la mia. Io mi sono sposata, ho due figli ed ora anche tre nipoti. Non hai nulla da farti perdonare, anzi sono io che ti devo ringraziare perché quella notte che abbiamo passato insieme è, e sarà sempre, uno dei ricordi più belli della mia vita. Un abbraccio. Gianna” 

Il maestro aveva ascoltato con gli occhi lucidi e alla fine sul suo viso esangue apparve l’ombra di un sorriso.

Prese la lettera, se la portò al petto e mormorò “Grazie Lina”

Poi chiuse gli occhi e parve addormentarsi.

Lina si ritirò silenziosamente in punta di piedi.

Il mattino seguente le fu comunicato che il maestro era spirato serenamente durante la notte.

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