
Vorrei un volta d’estate, qui vicino, cavalcare le onde del mare, con C. e M. , mie sorelle d’elezione. Sarebbe allora per noi un gran piacere, senza allontanarci troppo dalla riva, andare incontro all’acqua che si alza potente e saltare agili per non esserne travolte. Ma a tratti non calcoliamo bene i tempi così la schiuma ci investe in piena faccia, il sale brucia negli occhi, i piedi perdono la presa e si cade. Ci rialziamo fradicie ma pronte a sfidare con gusto la prossima onda.
Quanto mi piacerebbe vivere con loro siffatta gloria elementare! Forse un giorno sarà possibile dato che sono persone disponibili e aperte al nuovo. Posso sempre proporre questo tipo di uscita no?
Nell’attesa, intanto mi piace parlarne, rimetterle in pista.
Preciso che C era tenutaria di un negozio vintage che ha dovuto chiudere suo malgrado sebbene fosse una perla rara per via dell’originaltà dei vestiti e scarpe e cappelli e bijoux vari messi in vendita a diversi prezzi. Quello spazio era un gineceo salutare di donne che spesso indulgevano in racconti di vita ordinaria e a cui piaceva ascoltare le storie quotidiane delle altre, lì non solo per comprare, ma anche per sostare per un lasso di tempo più o meno breve. Dunque fatti, emozioni e riflessioni sgorgavano liberi sotto lo sguardo attento e partecipe di C, e io stessa ne uscivo sempre ristorata. E con la convinzione di riuscire comunque ad andare avanti, a testa alta, bussola in mano. Come C. che aveva perso suo figlio ma poi aveva di nuovo con successo generato perché pur immersa nella sua disperazione devastante aveva ritrovato il bandolo della matassa, ossia la consapevolezza del suo potenziale di energia.
Forse vedrò C sempre meno, ma resta comunque una persona la cui aura benefica all’occorrenza potrà di nuovo dissetarmi.
E ora passo a M. che sa dell’esistenza di C. nella mia vita, la conosce di vista, ma non si sono mai frequentate. C. è per me un’alleata e una fonte inesauribile di calma e di calore. Da colleghe abbiamo scavalcato compatte muri eretti da chi voleva metterci i bastoni tra le ruote. Solo perché uscivamo dal nostro ruolo senza
averlo in tempi canonici programmato e senza avere consegnato i relativi documenti scritti alle autorità competenti. Quando cercavamo, senza giudicare e valutare di fare un po’ di luce nel buio
di certi adolescenti in piena crisi direzionale, quando tentavamo di bilanciare l’empatia che provavamo per le loro fragilità con il rispetto delle regole. Ora che sono uscita dalla scatola del lavoro, M. ed io ci frequentiamo a scadenza irregolare. Quando ci incontriamo facciamo dialogare le nostre vite dispari, la mia indisciplinata, la sua più cadenzata e, mentre sorseggiamo un caffè o consumiamo un pasto leggero, pratichiamo il nostro yoga mentale, la sua reale e assidua passione. Sciorino i miei progetti, le mie utopie e ci comunichiamo nei minimi dettagli le traversie del nostro rispettivo cammino, agitando braccia e mani. A un certo punto dai nostri movimenti fluidi, la sua voce pacata, la sua espressione complice, la sua postura armoniosa fanno fiorire una posizione di arresto, una pausa di silenzio. Ci siamo dette tutto e ora possiamo limitarci a sorriderci per un tot, in santa pace.
E forse un giorno tutte e tre salteremo sulle onde.

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