WEN – Intelligenza razionale – Il mago – Brunetto Magaldi

«E adesso cari ragazzi attenzione. Raccomando il massimo silenziointimò il prestigiatore «Farò un esperimento di trasmissione del pensiero che coinvolgerà alcuni di voi» 

Per festeggiare la fine dell’anno scolastico nell’istituto paritario della scuola primaria gestita dalle Suore Benedettine, era stato invitato un prestigiatore, il Mago Berlì.

Gli alunni, una trentina, erano stati radunati nella vasta sala che fungeva anche da refettorio e sedevano nei loro banchini.

Assistevano alla rappresentazione anche alcuni genitori, le suore e le maestre.

«Adesso io scriverò su questo foglio un numero» continuò il prestigiatore facendo seguire alle parole l’azione «e lo infilerò in questa busta. La chiudo e la lascio in bella vista su questa cattedra».

Prese poi un taccuino, lo portò ad uno dei ragazzi e gli disse di scrivere sul primo foglio un numero di tre cifre.

Ripreso il taccuino, vi fece scrivere, da un altro ragazzo, sullo lo stesso foglio, sotto al primo, un altro numero di tre cifre.

Lo stesso con un altro alunno dell’ultima fila.

Tornato alla cattedra levò dal taccuino il foglio su cui erano stati scritti i tre numeri e, chiedendo ad un ragazzo della prima fila se era bravo in aritmetica, gli disse di fare la somma dei tre numeri.

Chiese poi ad un altro ragazzo di verificare la somma.

Gli chiese poi di riportare a voce alta il risultato.

«Mille quattrocento cinquantuno» disse il ragazzino.

Consegnò quindi ad un altro bambino la busta che aveva posato in vista sulla cattedra, lo invitò ad aprirla e gli chiese di leggere il numero che era stato scritto sul foglietto.

<<Mille quattrocento cinquantuno» proclamò emozionato il ragazzino ed un grande applauso si levò dalla scolaresca e dagli insegnanti.

Mentre tutti si chiedevano meravigliati come avesse potuto il Mago riuscire ad indovinare il numero e come avesse potuto trasmetterne gli addendi, Luigino, un alunno della quarta elementare cominciò ad attivare il suo cervello in un rapido ragionamento.

Primo, era impossibile che il Mago avesse potuto trasmettere col pensiero i numeri ai tre scolari a meno che… forse erano complici?

Tre ragazzini complici? Era assolutamente improbabile se non impossibile.

E lo stesso per i due ragazzi che avevano fatto e verificato la somma.

Restava quindi un’unica spiegazione: i numeri sommati non erano quelli scritti dai ragazzi.

E come era potuto avvenire?

Semplice, ragionò Luigino, i numeri sommati non erano quelli scritti dai ragazzi, ma erano numeri che il mago aveva già scritto prima sul retro del foglietto che poi aveva staccato dal taccuino.

E questi erano stati presentati ai due alunni che li avevano sommati.

Terminata l’esibizione i ragazzini si prepararono ad uscire e, mentre insegnanti e genitori si intrattenevano in saluti e convenevoli, Luigino si avvicinò al mago che stava radunando i materiali utilizzati per intrattenere la scolaresca e, timidamente, riuscì a dirgli: «Io ho capito il trucco dei numeri sommati».

E, rapidamente, quasi vergognandosi, spiegò al mago, passo per passo, il ragionamento che lo aveva portato a scoprire il trucco.

«Bravo, bravo» gli disse il mago «è proprio così ma non lo dire a nessuno. Si vede che sei un ragazzino intelligente. Per la tua età, dimostri una eccezionale capacità di ragionare. Coltivala e, nella vita, non ti fermare mai alle apparenze. Ragiona sempre, fai funzionare il tuo cervellino e otterrai grandi soddisfazioni».

Poi, paternamente gli chiese «Cosa vuoi fare da grande?»

«Il prestigiatore!» rispose con entusiasmo Luigino.

Rispondi