
«Che ne diresti se ci sfidassimo a fare un assassinio perfetto?» Chiese Andrea, quella sera davanti ai boccali di birra ormai vuoti.
«Che stai dicendo? Sei impazzito? Hai bevuta troppa birra stasera. Siamo giallisti non assassini!» Rise, seppur preoccupato, Carlo.
Carlo e Andrea si erano incontrati sul palco di un prestigioso Premio Letterario organizzato dall’associazione di scrittori e poeti più famoso di tutta la regione: Carlo era arrivato primo e Andrea secondo. Entrambi avevano spopolato nella sezione narrativa – giallo – thriller.
«Ma cos’hai capito! Io intendevo omicidio letterario: inizia tu, scrivi di un delitto, descrivi dove avviene, il movente, tutto quello che necessita per un buon libro giallo, magari visto da parte dell’assassino, io ne scriverò uno in cui il mio commissario batte il tuo assassino e lo arresta, ti piace? Entrambi giallisti sappiamo costruire l’inganno e svelarlo nascondendolo al lettore, no? Divertiamoci!» Spiegò Andrea, appoggiando i gomiti sul tavolino, e guardando il suo amico seriamente.
«L’idea mi piace, ma non è realizzabile: come si fa? Io scrivo e pubblico un giallo anomalo, senza indagini, senza la soluzione morale dell’arresto e condanna dell’assassino; il tuo, poi, che senso avrebbe? Un commissario che risolve il caso senza tener conto dei fatti, i lettori all’oscuro della nostra sfida, non troverebbero quel pizzico di divertimento che sappiamo creare.» Carlo non aveva chiara l’idea dell’amico, pur sentendo nell’animo di voler partecipare ed essere in grado di vincere quella sfida.
«È proprio questa l’idea geniale, ciò che ci renderà famosi al mondo come Don Camillo e Peppone: “Il diavolo e l’acquasanta” o “Guardie e ladri”!» Rispose entusiasta Andrea.
Così, per sfida e per divertimento i due scrittori buttarono giù due romanzi che, all’insaputa di editori e appassionati di gialli, contenevano quella sfida progettata una sera di primavera al bar.
La sfida prese campo e i due romanzieri si trovarono avvolti in una gara sempre più intensa e le vendite aumentarono tra lo stupore degli scrittori stessi che non dovevano più sperare nel “firma copie” per farsi conoscere, ma avevano i fans che aspettavano l’uscita del prossimo titolo per partecipare, inconsciamente, anche loro alla sfida.
Chi avrebbe vinto?
Come Carlo inventava un nuovo personaggio, gli forniva il movente e una ambientazione ogni volta più intrigante e complicata, Andrea, tramite il suo commissario Marco M., riusciva a svelarne il segreto e ad arrestare il colpevole.
Finché un giorno l’editore li chiamò in ufficio per mettere un paio di firme sul contratto più prestigioso mai stipulato, quello che avrebbe decretato la soluzione della loro sfida: il genio di uno non sarebbe servito a niente senza la completezza dell’altro e quella loro idea sembrava essere ciò che il pubblico di lettori aspettava da sempre.
Milena Beltrandi

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