WEN – NARRATIVA – Il Pixabar – Antonella Ghiglione

L’ultimo momento di felicità, prima di quel lungo inverno, fu quando Jodie entrò per caso dentro al Caffè sul Fiume.

Si chiamava “Pixabar”, quel caffè, ed era un Internet Cafe e, al suo interno, c’erano delle splendide, magnifiche gigantografia di Manga disegnate sulle pareti.

Jodie amava moltissimo i Manga.

La passione di Jodie per i Manga era stata fulminea ed improvvisa e le aveva infiammato il cuore.

Il mondo dei Manga era variegato e molto fantasioso, in esso potevi ritrovare situazioni di vita reale e modi educativi di risolverle.

I Manga erano una scuola di vita e Jodie li amava proprio per questo.

Lei trascorreva le giornate a casa mentre la madre era al lavoro.

Al mattino c’era sempre la colazione preparata: pancakes già spalmati di marmellata e pronti da scaldare nel forno a microonde; porridge di avena e salsa di cioccolata bianca e un buongiorno scritto in caratteri gotici con la penna stilografica ed un cuore disegnato accanto,  color rosso-scintillante sul tovagliolo di carta.

Dopo la scuola Jodie trascorreva la giornata fra i compiti e le telefonate con le amiche e poi cenava con la madre.

Quando credeva lei già dormisse, la madre entrava nella sua stanza in silenzio, al buio e le dava un bacio sulle fronte.

In realtà Jodie attendeva con ansia quel bacio sulla fronte datole in punta di piedi da sua madre e non si addormentava mai prima di averlo ricevuto.

Jodie annusava nell’aria calda della stanza il profumo della madre e aspettava quel bacio, che era la più dolce delle buone notti, e poi si addormentava serena.

La madre di Jodie era una web designer, responsabile capo in una grande azienda e Jodie aveva ereditato da lei l’abilità nel disegno.

Una sera, al ritorno dal lavoro, la madre le aveva portato un libro, era un Manga.

Jodie aveva scoperto quel mondo variegato, abitato da adolescenti a volte coraggiosi a volte problematici, i quali vivevano avventure sempre nuove, erano a volte amici a volte nemici, ma sempre  vinceva il bene e predominavano i valori della lealtà e dell’amicizia, e subito se ne era innamorata.

Attraverso i Manga Jodie aveva imparato ad essere amichevole, gentile, forte e coraggiosa, aveva trovato sui social amici che condividevano la sua passione ed aveva incominciato a leggere ed a capire quanto fosse bello.

Poi Jodie aveva iniziato anche a disegnare Manga ed aveva scoperto di essere davvero brava.

Quando era nervosa, triste o arrabbiata, Jodie disegnava un Manga che rifletteva il suo stato d’animo e subito il suo umore si stabilizzava.

I Manga erano davvero una art-therapy perfetta!

Jodie era entrata nel Caffè per caso, un giorno in cui aveva fatto una gita con le amiche in primavera, ed era rimasta abbagliata da quelle magnifiche gigantografie. Non immaginava esistesse un luogo simile, era come un’isola dei sogni che si era materializzata improvvisamente.

Dopo quella scoperta Jodie aveva incominciato ad andare al Caffè almeno due o tre volte alla settimana. Per arrivare lì, Jodie prendeva due autobus diversi, ma il viaggio valeva davvero la pena!

Jodie prendeva un frappè al cioccolato, si sedeva al tavolino e contemplava quei disegni per tutto il pomeriggio.

Era ormai estate e non aveva altri impegni, non le interessava andare al mare o altrove, c’erano quei Manga da guardare ed erano magnifici.

Jodie contemplava le gigantografie e poi si sedeva a disegnare qualche nuovo Manga ed ogni volta i suoi disegni erano più belli.

Poi la madre di Jodie si era ammalata improvvisamente e se ne era andata via in punta di piedi l’inverno successivo e la vita di Jodie non sarebbe stata mai più la stessa.

Ma a Jodie rimaneva il ricordo bellissimo di un weekend, durante quell’estate, in cui la madre era andata con lei al “Pixabar” e insieme avevano contemplato i Manga, Jodie le aveva mostrato i suoi disegni e lei le aveva detto quanto fossero belli.

Jodie aveva fatto scoprire a sua madre il suo mondo, glielo aveva mostrato.

Quello era stato un attimo di complicità perfetta fra loro due!

Avevano deciso di fermarsi lì, quella notte e la notte successiva, in un piccolo albergo sull’altro lato del fiume, attraversato il ponte.

Avevano cenato ed erano anche andate ad un concerto di musica pop rock, che si teneva proprio lì vicino, avevano ballato e si erano divertite un sacco.

Quello era l’ultimo ricordo felice di Jodie, le riempiva il cuore e la consolava.

Ora Jodie viveva con la zia in un’altra città, aveva iniziato una nuova vita e continuava a disegnare Manga, ma le storie erano tristi ed anche i volti.

Anche il cuore di Jodie era triste, allora lei ripensava al “Pixabar” e subito si ritrovava lì dentro insieme a sua madre, a ridere con lei.

Jodie ritornava col pensiero a quell’estate, vi si immergeva e, per un attimo, era ancora felice.

Poi Jodie disegnò un Manga, che la ritraeva con sua madre nel caffè, ed un altro del concerto di quell’estate sul fiume.

Jodie disegnò un altro Manga ancora, con i pancakes ed il cuore preparati dalla madre ogni mattina, e poi un altro che raffigurava una donna che baciava sua figlia di notte, in punta di piedi.

Jodie disegnò ancora altri Manga, che raffiguravano sempre una figlia con sua madre.

Pian piano Jodie aveva costruito una storia, che parlava di unadolescente che viveva felice con la madre.

I dialoghi li aveva scritti subito dopo, di getto ed erano perfetti, descrivevano con poesia l’amore di una figlia per la madre e di una madre per la figlia.

A scuola, nella nuova città dove Jodie viveva con la zia, i Manga erano subito piaciuti all’insegnante di disegno ed alla fine erano diventati un fumetto, pubblicato da una casa editrice indipendente.

Ora quel fumetto era diventato una delle gigantografie del Caffè sul Fiume, aveva sostituito un altro disegno ed era bellissimo!

Ogni tanto Jodie affrontava un lungo viaggio, dalla nuova città in cui viveva al “Pixabar”, si sedeva al tavolino e contemplava il suo Manga, si immergeva in esso.

Il tempo in quel momento si fermava, niente era successo e Jodie era ancora con sua madre, lì al “Pixabar”, in un breve attimo di illusione e gioia perfette.

di Antonella Ghiglione

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