WEN – NARRATIVA – Pinzimonio – Luigi de Rosa

C’era una volta una pianta di Finocchio, di nome Gaio, che era cresciuto così tanto che i suoi genitori attendevano il giorno in cui il figlio avrebbe annunciato loro che si sarebbe sposato. Le due piante erbacee volevano diventare nonni con ansia, e dicevano al figlio di guardarsi intorno per trovare una bella ragazza con cui sistemarsi.
Ma Gaio in realtà si era già innamorato, solo non lo diceva a nessuno perché sapeva che i genitori e gli amici non avrebbero approvato.
L’amore della sua vita si chiamava Olea, ed era una bottiglia di Olio d’Oliva.
La prima volta che l’aveva conosciuta era rimasto colpito dai suoi bellissimi occhi verde chiaro, e dal suo lungo collo. Aveva capito di essere innamorato perché ogni volta che la vedeva si agitava, si sentiva sempre spettinato o troppo grasso.
Era così impegnato a capire come essere presentabile per poter chiedere a Olea che non lo era mai. Finché un giorno fu proprio Olea a presentarsi. <Ho visto che ogni volta che mi vedi inizi ad agitarti. Ti ho offeso in qualche modo?> chiese la bottiglia con sguardo triste. <Se l’ho fatto ti chiedo scusa>
Gaio per l’emozione e per l’imbarazzo non disse niente all’inizio, poi si riprese. <Non hai fatto niente che potesse offendermi, stavo solo cercando il coraggio per presentarmi. Mi chiamo Gaio>
disse offrendole la mano.
<Olea, Olio d’Oliva>
Così avevano cominciato ad uscire insieme, e un bel giorno Gaio ebbe il coraggio di presentarla ai suoi genitori, ma quando lui li avvisò che era una bottiglia di olio d’oliva, andarono su tutte le furie.
<La miglior compagna per un finocchio è un altro finocchio> disse suo padre.
<Se proprio volevi scegliere una figlia degli Ulivi, potevi almeno scegliere una Extravergine. Loro sono quelle più pure al mondo, e invece hai scelto una semplice Olio d’Oliva. Chissà chi sono i suoi genitori. Magari sono due ulivi di nazionalità diversa persino> disse sua madre.
Gaio rimase ferito dalla reazione dei genitori, da cui finì per allontanarsi.
La sua compagna doveva piacere solo a lui, non ai genitori. Se non volevano conoscerla, ci avrebbero rimesso loro.
Raccontò tutto a Olea, che rimase a sua volta sconvolta da ciò che Gaio le disse, e per risollevare il suo umore lo invitò a cena a casa dei suoi genitori.
<Sono molto ansiosi di conoscerti>
Gaio si preparò al meglio per quella cena. Dato che i suoi genitori si erano dimostrati troppo bigotti per accettare Olea, l’ultima cosa che voleva era rovinare tutto con i futuri suoceri.
Fu così che conobbe Evo, una bottiglia di olio extravergine d’oliva, e Sole, una bottiglia di olio di semi di girasole.
Gaio rimase colpito dalla madre di Olea. L’olio di semi di girasole non può avere figli d’ulivo. Olea si accorse della sua sorpresa e gli spiegò. <Sono stata adottata. Non ho mai conosciuto i miei genitori naturali>
Evo lo abbracciò come se fosse suo figlio. <Olea ci ha raccontato di quello che è successo con i tuoi genitori. Mi dispiace, ma sappi che noi siamo molto felici del rapporto tra te e nostra figlia. Da quando ti ha conosciuto ha sempre il sorriso sul volto>
<Come un girasole> disse Sole, abbracciando a sua volta il giovane Finocchio.
Gaio si commosse. Avrebbe voluto che anche i suoi genitori fossero stati così calorosi con Olea.
Dopo un anno Gaio decise di chiedere Olea in sposa, e lei accettò.
Fu così che venne organizzato un Pinzimonio.
Quel giorno invitarono tutti i loro amici: porri, carote, carciofi, cipollotti, sedani, ravanelli, peperoni e bottiglie di aceto.
Fu un Pinzimonio meraviglioso.
Persino i genitori di Gaio si presentarono.
Con le lacrime agli occhi abbracciarono il figlio.
<Scusaci tesoro, abbiamo messo il nostro orgoglio davanti alla tua felicità> disse la madre.
<Non accadrà più. Saremmo molto felici di conoscere la famiglia della tua sposa> disse il padre.
Gaio li presentò a Evo e Sole, e ovviamente alla sua dolce metà Olea.
Fu il giorno più bello della loro vita.

<Che gran cazzata!> disse Luigi dopo aver riletto il suo lavoro.
<Ma che dici? E’ un racconto carino e simpatico. A me piace> disse Massimo.
I due scrittori si fissarono. Entrambi avrebbero dovuto partecipare ad un concorso letterario, e il fatto che Massimo dicesse che quel raccontino sul finocchio fosse carino e simpatico poteva  sembrare un sabotaggio per farlo partecipare con un testo destinato a perdere, ma ciò era impossibile. Massimo era un tipo a posto, non si sarebbe mai abbassato ad una cosa del genere.
<Davvero ti piace?> chiese Luigi per avere conferma.
<Certo! Tuttavia la domanda che voglio farti è: se lo consideri una stronzata perché l’hai scritto?>
chiese Massimo fissandolo con i suoi occhi dietro gli occhiali.
<Volevo scrivere qualcosa per parlare ai bambini della diversità, e pinzimonio fa rima con matrimonio, è dato che è l’unione di un ortaggio con l’olio, ho pensato che fosse una bella idea> disse Luigi, che tuttavia continuava a pensare che fosse una stronzata. Una stronzata simpatica, ma sempre una stronzata.
<Ed è una bella idea. Potrebbe non piacere a tutti, ma a me sì. Devi avere più fiducia in quello che ti viene in mente, o diventerai come quelle persone che vogliono diventare scrittori ma non hanno il coraggio di cominciare perché hanno paura di non riuscire a finire>
Massimo aveva ragione, come sempre. Come disse in un occasione in cui avevano presentato un libro pubblicato insieme ad altri autori, uno scrittore è chi scrive anche se non pubblica, l’importante è che scriva qualcosa.

Rispondi