WEN – NARRATIVA -Poi d’improvviso – Rosalba Nola

Il mio soggiorno nella capitale britannica non è stato una favola. Sì certo ho ammirato gli edifici storici : baluardi di una grandezza militare e politica. Saltava subito agli occhi la determinazione di espansione verso il mondo intero. Con una tale austerità! Niente a che vedere con la luce della Corte francese che pure essa voleva irradiare i suoi raggi di sole ovunque in cielo e in terra e in mare. Ma non senza divertissement dalle mille sfumature. Tuttavia ho smesso di fare paragoni di superficie e fuori luogo. E mi sono piuttosto aggrappata alla curiosità. Sono penetrata nelle cucine e nelle sale di un Castello concepito da un pragmatismo sempre sotto controllo. E le tele dipinte con estro e gli arredi, le decorazioni di una certa eleganza e varietà mi son sembrati senza atmosfera, senza sapore. E allora come una liceale che vuole mettersi in mostra più che altro per celia, tanto per non morir, mi sono fatta fotografare. Eccomi in un salottino di passaggio accanto alla bellezza della sventurata regina AB interpretata da una ragazza in costume, con uno sguardo in grado di mescolare cattività seduzione e mistero. Sorrido compiaciuta con un velo di strafottenza gratuita. Passo nel salone dove è simulata, su una tavola imbandita, senza sfarzo, la cena del Re e della Regina. Mi accomodo forse sulla seduta del Re e mi sento sicura sotto gli sguardi dei turisti che approvano e poi imitano la mia benevolenza che tutti li racchiude nella mia occhiata con movimento di apertura.
E poi esco da quella scena finta e sono in un ristorante davanti a un tavolo con cibo reale, fish and chips, come da tradizione : una mezza luna di merluzzo con un’aureola di patate croccanti, una delizia che consola mentre la gola è accarezzata dal flusso di una birra maestra.
Ma il percorso più pop inizia proprio davanti alla statua davvero ben fatta dell’infermiera britannica Florence Nightingale. La sua postura esprime sostegno e cura incondizionati. Florence ora posso dirlo era proprio un avvertimento, oserei dire un presagio. Da lì ci spostiamo verso il Palazzo Reale .
Il viale d’accesso a BP è affollato e i passi procedono con la cadenza delle info della guida. No no i Reali non abitano più lì ci vanno solo per sbrigare gli affari di Stato, ecco ecco stanno in quella palazzina bianca vedete i presidi delle Guardie?
Ma noi due non possiamo proseguire perché di botto è in corso una deflagrazione . Lei sente che la bomba dentro il suo corpo, sta per uscire oh mamma mia dove si può andare. Correte correte laggiù, ci esorta la guida, vedete c’è quella casetta marroncina nel parco, vi aspettiamo qui.
Io l’accompagno sorbendo il caffè amaro della sua rabbia feroce.

Ma insomma con tutte le medicine che prendo, maledette! possibile che proprio quella mi faccia sempre questo effetto l’avevo detto al medico di darmi un altro farmaco sono stufa stufa basta basta sono stufa oddio non ce la faccio non ce la faccio più aspetta che mi fermo un attimino

Respira respira avanti dai ci siamo quasi
Naturalmente non siamo munite di ombrelli allorché una pioggerellina percorre i nostri piumini con ostinazione e giù giù crea rivoletti che spuntano dai pantaloni felpati per proseguire sulle rispettive sneakers con lacci non tali da impedirle d’infilarsi tra le dita dei piedi procurandoci brividi di sconforto.
Quando dopo un bel tot finalmente usciamo dalla casettina Lei, mia sorella, non si sente ancora del tutto liberata. E io sono agitata perché il pullman con la guida se ne è andato lasciandoci nella … non la voglio nominareee! Ci sentiamo oppresse da fiumi di persone che ci travolgono, ci urtano come se niente fudesse. Smaniano per raggiungere il più in fretta possibile la postazione degli imminenti fuochi d’artificio per celebrare tra sole sei ore Il Nuovo Anno. Avanziamo con grande fatica. Poi d’improvviso tutte quelle voci e le divise ambulanti gialle e arancio della Security diventano un ritmo, un concerto per fiati e tamburi che ci galvanizza, ci sprona. E allora le gambe ci diventano alate, sfrecciamo come saette, incuranti del freddo, di essere inzuppate dalla testa ai piedi. Via via verso una doccia calda, un buffet a sorpresa per confonderci con gli altri turisti comuni come noi. E un tassista acchiappato al volo ci porta subito nel futuro imminente. Parla un inglese mixato con l’indiano, le sue parole s’inseguono corrono cantano. C’è profumo di sandalo nell’abitacolo dell’auto che ci culla. Sciorina i nomi dei componenti della sua famiglia e un elenco di leccornie speziate.
E anche per noi due comincia la festa.

di Rosalba Nola

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