WEN – ODIO – Il “Ben Vestito” – Laura Gronchi

Claudia attendeva in auto il suo turno al distributore di benzina.

Davanti a lei un tipo, che un amico avrebbe ribattezzato “Ben Vestito”, stava facendo il pieno al Mercedes di un bianco immacolato.

Era una sera nuvolosa e umida però non pioveva.

Meno male, si disse. Speriamo regga fino a casa.

Quando guidava, il riverbero delle luci sull’asfalto bagnato la abbagliava, e di strada ancora ne doveva fare per raggiungere la casa di campagna del marito.

Intanto il “Ben Vestito” aveva finito ed era risalito in auto.

Claudia mise in moto, senza però smettere di rimuginare.

Odio questi trasferimenti del venerdì sera, dovevano essere una tantum, invece sono diventati d’abitudine.

Inutile però recriminare, la situazione era quella e, al momento, non sarebbe cambiata. Per distrarsi portò l’attenzione sulle attività nate intorno al distributore: bar, tabacchi, edicola, slot. C’era un gran andirivieni nonostante l’ora tarda.

Non ci sono mai entrata però, dalle voci, sembra ci siano dei giri strani.

Sbadigliò e volse lo sguardo verso l’altro lato della pompa davanti alla quale si erano succedute alcune vetture.

Da quanto tempo sono qui? Perché il Mercedes non si sposta?

Dette un colpetto di fanali e avanzò di qualche centimetro per ricordargli che c’era anche lei.

Intanto l’auto di fianco se n’era andata.

Quasi quasi faccio inversione e mi rifornisco di là.

La gomma però si rivelava in genere troppo corta, si immaginò mentre la tirava per forzarla verso l’imbocco del serbatoio e decise di lasciare perdere .

Non fosse che questa è la pompa più economica del circondario, me ne sarei già andata.

Altri veicoli erano tornati ad alternarsi accanto, senza che il “Ben Vestito” accennasse a muoversi. Lei sfanalò una seconda volta, finalmente il Mercedes raggiunse controvoglia l’area adibita a gonfiaggio pneumatici, poco più avanti, e lì si arrestò.

Meno male, credevo si fosse sentito male.

Spostò l’auto in posizione e recuperò la carta di credito dalla borsa.

Fu l’improvvisa folata di aria fredda che d’un tratto la fece voltare.

Il “Ben Vestito” aveva aperto lo sportello, lato guidatore della sua utilitaria, e le stava inveendo contro: «Che cazzo fai? Hai fretta? Come ti permetti di sfanalare mentre metto benzina?»

Claudia strabuzzò gli occhi e rimase a bocca aperta prima di riuscire a balbettare: «Mm… ma avevi finito da un sacco di tempo…»

«O’ stronza, ma guardati! Guarda che faccia di merda che hai.» L’essere continuò a fissarla con odio misto a schifo, la mano sempre appoggiata alla sua macchina.

Stavolta il pazzoide è toccato a me.

Violente immagini tratte dai notiziari le attraversarono la testa, già si vide pestata a sangue, accasciata sul selciato.

La mano che gli era rimasta libera le comunicò esattamente questo, mentre si allungava minacciosa verso di lei.

All’altra pompa arrivò un nuovo automobilista che, ignaro, scese e raggiunse lo sportello automatico.

Il “Ben Vestito” si ritrasse, sbatté la portiera e sparì, assieme al candido Mercedes, nella notte.

Claudia tremava, avrebbe voluto andarsene ma fu costretta a fare rifornimento, la riserva non sarebbe bastata per arrivare a casa.

Mentre rientrava sulla statale per riprendere il viaggio, la mente tornò a quanto le capitava di udire, nei dibattiti televisivi, su casi come quello, e considerò quanto fossero inutili, tutte le nobili parole spese a favore di un recupero che, addosso a questi “Ben vestiti”, sarebbe scivolato addosso come gocce di pioggia su un impermeabile.

di Laura Gronchi

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