
Rinaldo era al computer a sistemare le ultime cose prima di andare a dormire. Magda si affacciò sulla porta dello studiolo. Nel suo sguardo c’erano una rabbia furiosa e uno stato d’intontimento. Lo aggredì con un fiume di parole confuse, ringhiate con voce impastata. Il senso generale era più o meno:
«Rinaldo, ti odio. Sei sempre al lavoro e mi abbandonai qui in casa. Te ne approfitti perché tu hai un lavoro e io no e così mi scarichi a marcire in questa casa.»
Era una situazione che Rinaldo conosceva. Sua moglie era depressa e si ubriacava. Quando lo faceva tutta la rabbia e la frustrazione represse irrompevano a galla, in un’ondata di violenza verbale ma spesso anche fisica. Rinaldo, però, non era mai molto bravo a fronteggiarla. Cercava di mantenersi calmo e ponderato, ma tutto quel livore non lo lasciava indifferente.
«Magda, sei di nuovo ubriaca! Quanto hai bevuto questa volta?»
Andò in cucina a controllare: tre bottiglie di vino vuote malamente nascoste in un paio di armadietti. La moglie lo seguì irosa.
«Dove vai? Dove vai?» gli urlò dietro. «Quando ti parlo mi devi stare a sentire. Devi rispondermi. Non mi puoi ignorare.»
«Magda, non posso discutere con te in queste condizioni, lo sai. Quando sei ubriaca non ragioni.» disse, eppure la voglia di spiegarsi, di convincerla, irrazionalmente, prevalse in lui. «Io lavoro per la famiglia. Lavoro tanto perché mi pagano poco e se lavorassi meno non avremmo abbastanza soldi per tirare avanti. Pensi mi diverta a faticare così? Se solo tu non avessi rinunciato al tuo lavoro, ora avremmo due stipendi con cui tirare avanti…»
«Ancora con questa storia che avrei dovuto continuare a lavorare! Sei uno schiavista. Come facevo a portare avanti la casa e i figli lavorando pure? Come facevo? Sei uno stronzo, ecco che cosa sei. Ti odio. Vuoi solo sfruttarmi.»
Rinaldo sapeva bene che in questa situazione era meglio soprassedere, ma la moglie lo incalzava e lui proprio non riusciva a tacere di fronte a calunnie che sentiva del tutto false.
«Ce la potevamo fare. Avevamo una baby sitter e una donna delle pulizie. Se avessi continuato a lavorare avremmo potute tenerle entrambe. Eppure Laura ha continuato a venire a fare le pulizie anche dopo che, senza chiedermi nulla, ti sei licenziata di punto in bianco. Diavolo! Potevamo almeno parlarne prima, no? In una famiglia si fa così.»
«Sì, sì. Come no! Se te ne parlavo mi convincevi a non farlo.»
«Magari avremmo trovato una soluzione assieme, meno traumatica, no?»
«L’ho fatto per te. Per stare con la famiglia. Ecco come sei riconoscente. Stronzo e stronzo.» raccolse un cuscino e lo scagliò contro il marito. Poca cosa. Il gesto le fece montare dentro un senso d’impotenza. Prese il portapane e glielo scagliò contro. Troppo poco. Sollevò una sedia e cercò di sbatterla sulla testa di Rinaldo. Lui la schivò. La sedia si abbatté a terra rompendosi una zampa. Rinaldo cercò di fermare la moglie prima che facesse altri danni.
«Calmati. Non sei in te. Sei ubriaca.»
«Che cosa fai? Che fai! Non mi toccare. Non mi toccare! Questa è violenza. Violenza sulle donne. Chiamo i carabinieri, io. Li chiamo e vedrai.»
«Ma quale violenza, Magda? Sto solo cercando di fermare la tua di violenza. Sei tu quella violenta non io.»
«Ah sì! Ah sì? Vallo a raccontare a un giudice, stronzo. Mi tieni relegata in casa mentre stai sempre in giro e mi bullizzi psicologicamente, mi fai sentire inadeguata. Sei tu il violento.»
«Nessuno ti costringe a stare in casa. Trovati qualcosa da fare, se proprio non vuoi lavorare. Io ti apprezzavo, ma sei tu che ti sei ridotta a vegetare.»
Magda gli si scagliò contro tempestandolo di pugni.
«Bastardo. Bastardo. Ti odio. Ti odio.»
Rinaldo cercò di stringerla a sé per fermarla.
Il giorno dopo si presentarono i carabinieri. Il processo durò vari mesi.

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