WEN -ODIO – L’Estrattore – Carlo Menzinger

Marina non riusciva a trovare una posizione comoda sul lettino della sua psicanalista, sebbene già tante volte ci si fosse stesa.

La dottoressa le stava spiegando una soluzione al suo più grande problema. Era qualcosa di cui aveva già sentito parlare molto. L’idea però che potesse essere applicata proprio a lei l’inquietava.

Il Comune si era messo in pari con tante altre metropoli europee acquistando quell’apparato e la città ne aveva tratto un beneficio enorme, diventando giorno dopo giorno un luogo pacifico e sereno, in cui vivere era sempre più piacevole.

Era stato un investimento importante ma l’intera comunità ne aveva avuto benefici notevoli, del resto già sperimentati in tante altre parti del mondo.

Che cosa allora preoccupava tanto Marina? Non lo sapeva neanche lei. Era come un presentimento, qualcosa che le diceva che quella procedura con lei non avrebbe funzionato.

«Vedrai,» le stava dicendo Anna, «non dovrai più assumere farmaci e persino le nostre sedute diverranno inutili. La cosa non ti costerà nulla dato che è interamente finanziata da Comune. I benefici per l’intera città sono tali che cerca di favorire l’adesione di quanta più gente possibile. Hanno accettato il trattamento persino persone che non ritenevano di avere alcun problema con l’odio. Sai bene quanto questo tuo odiare tutto e tutti ti faccia star male. Ormai non ti limiti più a odiare tua madre, tua sorella, tuo marito, i politici, i venditori… Hai finito per odiare tutti. Odii persino me, me l’hai detto, ricordi? Questa sarà la soluzione di tutto. Dopo ti sentirai un’altra persona, felice e in armonia con l’universo. È stato testato ormai in migliaia di casi simili al tuo e in milioni di altre situazioni. L’Estrattore d’Odio non ha effetti collaterali… se non la serenità. Ne sarai molto soddisfatta.»

Così Marina si recò all’ASL. Erano presenti anche la sua psicanalista e il medico di base.

L’Estrattore si trovava nell’Ospedale Centrale ma era in collegamento con tutte le ASL.

La fecero accomodare sulla poltroncina e le misero il casco in testa. Le dissero che era questione di cinque minuti. Consigliavano di rilassarsi e tenere gli occhi chiusi ma, le dissero, se preferiva tenerli aperti non c’era problema, anche se in quei cinque minuti avrebbe potuto avere qualche piccola allucinazione.

Avviarono la procedura. Dopo un minuto, il tecnico fissò stupito il terminale dell’Estrattore. Il medico di base se ne accorse.

«Tutto bene?» chiese.

«Non saprei… Non capisco… temo di no… Questi indicatori… Sono valori rovesciati rispetto al normale… Non ne ho mai visti così…»

Fece una telefonata in cui fornì una serie di dati a qualche specialista. Più parlava più pareva agitato. Digitò alcune cose sulla tastiera del terminale, ma i valori non cambiavano.

Dopo averli fatti allontanare dalla paziente, si rivolse alla psicanalista e al medico.

«Non ci sono precedenti. Qualcosa sta andando in modo imprevisto. Del tutto imprevisto. L’Estrattore è fatto, appunto, per estrarre l’odio dalle menti delle persone. In questo caso, però, sembra che il processo si sia rovesciato. L’Estrattore sta riversando tutto l’odio in precedenza estratto dalla gente della nostra città e lo sta riversando in questa povera donna. Non posso bloccare il processo. Potrebbe essere molto pericoloso. Dobbiamo aspettare la fine. Poi, forse, potremo provare a capire che cosa è andato storto e ripetere l’estrazione.»

«Vuole dire» disse la psicologa «che Marina al termine del processo si troverà a odiare tutti coloro e tutto ciò che ognuno in città odiava? Già ora è una paziente con un livello di odio oltre le soglie. Una simile scarica di sentimenti negativi la devasterà. Dobbiamo subito invertire il processo.»

«Quando avrà finito, non la posso ricollegare senza aver prima fatto test e analisi per capire che cosa abbia provocato questo malfunzionamento. Ci vorrà tempo.»

«Credo che dovremo sedarla e legarla. Una simile carica di odio potrebbe trasformarla in un mostro…» suggerì Anna. In quel momento però si udì un urlo disumano nella stanza accanto. Marina si era alzata dalla poltrona scagliando via con violenza inaudita il casco. Si stava precipitando verso di loro come una belva feroce. Era una donna grassa e, di solito, lenta ma ora, spinta da una carica di odio immensa si muoveva veloce come un predatore assassino. Fu su di loro in un istante, uccidendoli tutti e tre in men che non si dica, con la sola forza delle mani e dei denti. Si precipitò quindi in strada, assalendo e uccidendo chiunque incontrasse e distruggendo tutto ciò che poteva. Era una furia, un Erinni assassina. Solo dopo che ebbe fatto una strage la polizia riuscì a fermarla. Nessun sedativo, neanche i più potenti, riuscirono a placare quell’adrenalina generata dall’odio sconfinato che la possedeva. Solo i mitra ebbero la meglio su di lei.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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