Durante il Periodo delle Torbidi, l’esercito polacco era riuscito ad arrivare fino a Mosca.
Napoleone, Imperatore dei francesi, aveva utilizzato la sua Grande Armata, composta da soldati provenienti da tutti i territori conquistati, per attaccare la Russia ed era riuscito ad arrivare, anche se trovandola completamente bruciata, a Mosca.
Nel 1918, con il Trattato di Brest-Livovsk, la Germania era riuscita ad imporre al governo russo di cedere quasi tutti i territori della parte europea dell’impero zarista, e nel 1942, con l’Operazione Barbarossa, aveva violato il Patto di Non Aggressione stretto con l’Unione Sovietica arrivando a poche decine di km da Mosca.
Tra il 1989 e il 1991 con il crollo del Blocco Sovietico la Russia aveva perso ulteriori territori, inclusa l’Ucraina, culla dell’impero russo.
Il nemico era sempre giunto da Ovest.
L’Occidente era riuscito a sottrarre in un modo o nell’altro territori alla Russia, e così facendo il più grande paese del mondo, che un tempo confinava con la Germania e l’Austria ed aveva i suoi confini nel cuore dell’Europa, si era ritrovato relegato in “periferia”.
Ma all’Occidente questo non bastava. Voleva anche usare l’Ucraina, dove i russi avevano visto la loro nascita, come base contro Mosca.
Era inaccettabile. E lui, Igor Pavlovich, l’avrebbe impedito.
Aveva ascoltato per giorni il suo amato Presidente parlare di come i fratelli ucraini fossero sottomessi ad un governo fantoccio di matrice nazista e che andavano liberati. I tedeschi, che avevano cercato di sottrarre l’Ucraina alla Russia sia ai tempi della Grande Guerra e poi della Grande Guerra Patriottica, erano però riusciti a piantare in quel fertile paese il seme del nazismo, che ora lavorava con gli Americani, i più occidentali dei nemici, per accerchiare la Russia.
Lui, Igor Pavlovich, avrebbe aiutato il Presidente a liberare gli Ucraini dal dominio dei nazisti.
Lui avrebbe aiutato il suo leader a fare di nuovo grande la Russia. La sua patria aveva bisogno di lui.


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