WEN – OSSESSIONE – Ossessione (“Rouge“) – Adriano Muzzi

Ne ero attratto, ma provavo anche un profondo ribrezzo; un rapporto di odio e amore.

Il mio primo ricordo risalente all’infanzia era un’istantanea sfocata: una camera adornata con carta da parati rosso intenso, con sedie e letto dello stesso colore carminio. Era una visione che si formava nella mente quando mia madre mi asciugava i capelli con il phon, un aggeggio di metallo pesante che sputava fuori aria bollente come dalla bocca di un drago.

Poi i pomeriggi d’estate passati in giardino a bruciare con la lente d’ingrandimento i pidocchi rossi che si agitavano sulle mattonelle rotte. E il sangue che macchiava il cotone dopo essere caduto l’ennesima volta sull’asfalto abrasivo come carta vetrata.

Stavo pensando a tutto questo, mentre, immobile sul divano, osservavo l’acquario che mi avevano lasciato gli affittuari: pesci rossi e neri che fluttuavano come farfalle, tra un finto corallo amaranto e una pietra di fiume. Dovevo uccidere i pesci rossi e lasciare in vita quelli neri? Distruggere il corallo? La riflessione mi bloccava da ore, la mia coscienza combatteva una delle  tante battaglie senza senso.

Non sentivo più le gambe e decisi di alzarmi un po’, i miei piedi tentennavano sul pavimento a scacchi rossi e bianchi. Come sempre camminavo solo sul bianco, come se il rosso fosse lava rovente. Dopo alcune piroette arrivai al balcone, mi sporsi e guardai giù verso la strada. A quell’ora era piuttosto affollata: auto e persone brulicavano incessanti inseguendo delle traiettorie perfette e senza senso, per chi non ne conoscesse le destinazioni. Poche auto rosse si alternavano a tutti le altre, per lo più grigie e nere. Improvvisamente, perso nei mei pensieri, la vidi: indossava un lungo impermeabile scuro che metteva in risalto la cascata fluttuante di capelli scarlatti, oscillavano come serpenti a ogni sua falcata. Ne rimasi ipnotizzato: la sua camminata, il modo di oscillare le braccia, la posizione elegante del mento rivolto verso l’alto, quasi a sfidare il cielo, a sfidare me. Presi al volo il mio soprabito e scesi le scale di corsa.

 – E ti ricordi quel giorno uggioso di un mese fa quando ci siamo conosciuti?

 – E come potrei scordarlo? – rispose Camilla guardandomi negli occhi.

Le nostre mani s’incrociavano inquiete sul tavolino rotondo del bar sotto casa mia, dove con una scusa ero riuscito a conquistare la sua attenzione. Il suo sguardo magnetico, quegli occhi nocciola, il viso colmo di efelidi come stelle in un cielo estivo, la sua pelle chiara e delicata, la chioma ribelle di spaghetti rossi, ero innamorato perso! Avevo quasi dimenticato il motivo per cui quel giorno ero sceso divorando gli scalini, l’avevo fatto perché era una “rossa”. L’amavo, ma avevo anche paura di lei, di cosa significasse quel colore per il nostro rapporto.

 – Vuoi salire da me? – chiesi con un filo di voce tremula; avevo paura della risposta.

 – Certo che lo voglio, – rispose con un sorriso che metteva in risalto i suoi denti bianchi e perfetti.

– Scusami vado un attimo in bagno, torno subito – le dissi.

Ero un po’ agitato, era la prima volta che Camilla saliva da me, nel mio piccolo appartamento. Chiusi la porta a chiave, sentivo il mio cuore battere troppo in fretta. Feci la solita cosa che in quelle situazioni mi calmava: aprii il mobile a due ante sopra il lavandino e osservai la mia collezione. Ben 13 diversi esemplari, ne carezzai uno, chiusi gli occhi, per sentire meglio la morbidezza dello scalpo formato da centinaia di migliaia di capelli rossi. Mi ricordavo bene a chi appartenesse, Gloria, gran rossa tutte curve. Un brivido percorse la mia spina dorsale facendomi rizzare la peluria alla base del collo.

Chiusi l’armadio, ero pronto a ritornare da lei.

di Adriano Muzzi

Una risposta a “WEN – OSSESSIONE – Ossessione (“Rouge“) – Adriano Muzzi”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    No! Troppo forte! Questo per l’ossessione, da qui in poi potrebbe andar bene per il prossimo: “schizzofrenia” !

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