La forte tendenza a sposare gente di altre città o addirittura di altre nazioni, compensa nella mia famiglia una certa diffusione del matrimonio tra consanguinei. L’unione tra parenti stretti, per quanto favorita in alcune culture come quella egizia o hawaiana, tende a essere avversato dalla maggior parte delle culture umane. Questo, forse, per più ordini di motivi. Il più importante mi pare la ridotta mescolanza di geni, che porterebbe, tra l’altro allo sviluppo di alcune malattie. Qualcuno considera anche l’effetto di confusione sulla struttura organizzativa familiare in cui i ruoli si mescolerebbero o anche la perdita dell’opportunità politica di alleanze tra famiglie.
Meno chiaro è dove si fermi il confine che definisce incesto queste unioni. Di solito, si limita al nucleo familiare stretto (fratelli, genitori, zii di primo grado e magari nonni).
Sia come sia, ma nella mia famiglia non mancano esempi di matrimoni tra parenti.
Mia nonna Sylvia era figlia di due cugini, enrico e Dora, entrambi Jucker di cognome e nipoti di Henrich. Secondo mio padre essendo una comunità di svizzeri all’estero, era per loro più facile unirsi tra parenti.
Anche il figlio della sorella mia nonna ha sposato una cugina, figlia del fratello di mia nonna.
Il mio nonno paterno Alfonso conobbe mia nonna Gabriella che era ancora poco più di una bambina e quando la vide le disse che, appena cresciuta l’avrebbe sposata e così fu. Era una parente. Sua nonna Maria, infatti era figlia di Tommaso e Teresa d’Aquino, nonni di Alfonso.
Anche dei miei cugini sono figli di una coppia di cugini con lo stesso cognome.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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