WEN – PARENTI – Una strana somiglianza – Silvia Taccagni

Era di uno strano color verde marcio, tonalità fuori dal comune per essere l’esemplare quale era.

Questo lo faceva spiccare ancora di più su quello sfondo completamente bianco.

I suoi occhi erano dei puntini neri non più grandi di una capocchia di spillo, che la fissavano in modo quasi imbarazzante.

Cercò di contare quelle piccole protuberanze che lui aveva sui lati, ma da quella fessura stretta in mezzo a tutto quel bianco non era affatto facile. Le parve comunque che fossero otto.

Inizialmente ne fu intimorita e si sentì stranamente a disagio.

Aveva provato quella medesima sensazione in rare occasioni; quando la maestra le aveva fatto una domanda alla quale non aveva saputo rispondere, se le era capitato un incontro ravvicinato col ragazzino del suo cuore o le volte in cui aveva avuto a che fare col prozio Gino. E, a dire il vero, quel suo vecchio parente e il nuovo arrivato un po’ si assomigliavano.

Sia l’uno che l’altro non erano di molte parole; preferivano entrambi stare in silenzio a osservare.

Il prozio era un anziano introverso. Non aveva mai fatto trasparire un barlume di gioia, nemmeno quando lei e la famiglia andavano a trovarlo nella sua casa di periferia.

Non apriva mai bocca; solo un sorriso appena abbozzato, al loro arrivo e un altro al momento dei saluti, tanto che più di una volta lei aveva pensato che fosse muto.

Adesso anche la sua nuova conoscenza, lì immobile, la guardava proprio come faceva il prozio, quando, tutto ingobbito, se ne stava rannicchiato su quel polveroso divano color noce di cocco.

E come una spelacchiata noce di cocco appariva la sua zucca, sulla quale si intravedeva a malapena una piccola manciata di capelli.

Il prozio non era affatto di compagnia, ma aveva anche diversi aspetti gradevoli; non faceva rumore, non faceva domande imbarazzanti, non odorava di vecchio e soprattutto aveva una casa molto bella, piuttosto eccentrica e differente da tutte le altre del quartiere.

Appena si imboccava quella strada la casa del prozio era la prima a dare nell’occhio.

E così anche il luogo dove viveva il suo nuovo piccolo amico era diverso da tutto quello che vi era intorno; l’unica foglia bianca fra tutte le altre verdi di quella siepe di edera.

Improvvisamente la voce della mamma che la chiamava per la cena interruppe la sua osservazione.

Richiuse delicatamente la piccola fessura nella bianca immensità di quella foglia, lasciando al sicuro quel piccolo ragno e si avviò verso casa.

Forse domani avrebbero potuto andare tutti a far visita al prozio Gino; era passato tanto tempo dall’ultima volta che erano stati da lui e a dire il vero un po’ le mancava.

di Silvia Taccagni

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