Don Gildo parroco di B. paesino di circa duemila anime coltivava la segreta passione per le macchine da corsa.
Passione nata da bambino quando giocava con le automobiline sognando di essere un pilota di formula uno.
Entrato in seminario aveva rinunciato ai suoi sogni ma non alla sua passione.
Un giorno volle togliersi la voglia di possedere una macchina sportiva e acquistò una vecchia Duetto.
La volle provare spingendo sull’acceleratore e assaporando, l’ebbrezza della velocità.
Ma al termine di un lungo rettilineo, incappò in una pattuglia della Polizia Stradale.
Don Gildo rallentò vistosamente e si fermò, con uno stridio di freni.
“Patente e libretto” gli intimò uno dei militi.
Poi, sorpreso, esclamò:
“Ma lei è don Gildo!”
Era Giorgio, uno del paese.
“Bella macchina” commentò “È sua?”
“Si…l’ho presa usata. La stavo provando” si giustificò
“Vada pure don Gildo, ma non superi i novanta” lo congedò Giorgio.
Ringraziando, don Gildo ripartì.
Ma ormai l’incanto era sparito.
Soprattutto lo assillava una domanda “Che cosa diranno in paese?”
La domenica celebrando la Messa all’omelia si accorse che l’assemblea non lo seguiva.
In sacrestia, il sacrestano cercò di sfuggire al suo sguardo.
“Allora? Cosa c’è che non va?”
Il sacrestano si sbottonò.
Il fatto che il parroco avesse acquistato una macchina di lusso si era sparso fra i parrocchiani.
E avevano commentato “Ecco dove finiscono le nostre elemosine!”
Altri, più maligni, si erano chiesti “Che ci fa don Gildo con una macchina simile? Vuoi vedere che in città ha un’amante?”
E la malignità, a poco a poco, attecchì.
E don Gildo per nove giorni celebrò la Messa in una chiesa sempre più vuota.
Il decimo giorno fu convocato dal Vescovo.
“Don Gildo mi sono giunte strane voci sul suo conto. Cosa mi può dire”
“Eminenza, ho commesso una debolezza. Ho comprato una Duetto Alfa Romeo vecchia del 1967. L’ho comprata con i miei risparmi, non ho mai toccato i soldi delle elemosine. È da quando ero ragazzo, che avevo una passione per le auto da corsa e sportive. Non credo di aver fatto niente di male”.
Dopo un breve silenzio il Vescovo riprese:
“Si sussurra che lei abbia un’amante”
“Eminenza è una calunnia, non sono mai venuto meno al voto che ho pronunciato quando sono stato ordinato sacerdote. Mi creda Eminenza”
“Ti credo figliolo” gli disse il Vescovo “però rifletti. Tu sei un pastore di anime, e sei un punto di riferimento, con il tuo esempio, per una comunità nella quale pochi sono quelli che si possono permettere qualche lusso”
“Ho compreso Eminenza. Cercherò di adeguarmi”
“Vai figliolo. Sia lodato Gesù Cristo” lo congedò il Vescovo.
Don Gildo tornò in paese, e si ritirò nella sua stanza.
Si inginocchiò davanti al Crocifisso ed incominciò a pregare.
“Signore ho peccato di egoismo, la cifra che ho speso è solo una goccia nel mare, però qualcosa di bene poteva fare. Mi merito la disapprovazione del mio gregge. Signore perdona la mia debolezza”
Dopo una notte agitata, la mattina presto. si mise alla guida della sua Duetto e partì rombando diretto all’autodromo di Imola.
Pagò e gli fu concesso di inanellare tre giri di pista.
Fattosi il segno della Croce e rivolta una preghiera alla Madonna, sfrecciò felice sul circuito assaporando l’ebbrezza della velocità, dando libero sfogo a quelli che erano stati suoi sogni giovanili.
Terminati i tre giri di pista si diresse dal concessionario presso cui aveva acquistato l’auto perché la mettesse in vendita.
Questi gli trovò presto un compratore.

Gli rimise l’assegno che, senza ripensamenti, don Gildo girò alla Caritas.
La domenica successiva dopo l’omelia, comunicò che si era disfatto della sua Duetto, destinando il ricavato alla Caritas.
Parlò della sua passione fin da ragazzino per le auto da corsa e sportive.
“Ora però sono un prete e, come pastore, la mia passione deve essere solo la cura del mio gregge. Vi chiedo scusa se vi ho potuto scandalizzare e spero che mi perdonerete”
Poi, dopo una sapiente pausa, aggiunse:
“Però non ho rinunciato alla mia Duetto…l’ho soltanto rimpicciolita!”
E trasse da sotto alla tonaca un modellino in scala 1:43 di una rossa Duetto.
Tutti scoppiarono a ridere e uno spontaneo lungo applauso si levò dall’assemblea.
Aveva fatto la pace con il suo gregge.
di Brunetto Magaldi

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