ovvero il mito di Dafne con variazioni in Sol diesis Maggiore.

In Tessaglia c’era e c’è tuttora un territorio discosto, sacro alle Muse e al dio Apollo; il suo nome è valle di Tempe, in quel tempo lontano terra di Naiadi, figlie del fiume Peneo, tra le quali splendeva ????? Dafne fulgida e snella come ? ?????, l’alloro, del cui nome s’ornava. Luoghi impervi ingentiliti dal verde di chiome fronzute, montagne elevate a formar una forra, al cui fondo il fiume lascia solo una trincea per lo più scoscesa, ma a tratti distesa in piccoli piani erbosi, densi di gorgoglî leggeri di acqua a baciare i ciottoli piatti emergenti dal fondo, di verdi silenzi alternati a stormir di fronde e gorgheggî canori nel cuor delle chiome. Là regna sovrano l’alloro, che tutto l’anno profuma di sé la valle e la colora d’un verde lucente. Ma non sempre era stato così.
“Oh bella Dafne, ti prego, non fuggire, smorza la tua corsa, fermati, come il mio cuore s’è fermato al primo vederti! -la voce del dio Apollo si diffonde turbata nell’aria, mentre la Naiade in corsa ansiosa alle spalle si lascia le parole di Febo- Io non sono il lupo pronto a addentar l’agnella indifesa, né l’aquila che cala in un turbinio d’ali feroce ad artigli tesi per afferrare la mite colomba: io non ti son nemico! Io inventai la medicina per guarire le altrui sofferenze, ma, ahimè, le arti che giovano a tutti al signore di quelle arti non giovano; infallibile è la nostra freccia, ma l’altra, scoccata su di me da Amore, è ancor più infallibile e nel lago del cuore ha fatto strage con questa passione che divampa; tu sola puoi estrarla e sanar la ferita, tu mia cura, tu mio canto, tu mia poesia! ”
Corre via la figlia di Peneo e la corsa la rende ancor più attraente agli occhi di Delio: l’aria agitata le scopre le forme i seni rotondi e acerbi, le scompagina i capelli, invano raccolti dalle candide vitte a Diana consacrate e quanto più la fuga ne accresce la grazia tanto più sprona il dio a raggiungerla e coprirla di baci.
A un tratto lei, ormai stanca, sente le ciocche, sulla nuca sparse, sfiorate dal fiato caldo ansimante di lui e…allora…la ninfa si ferma e…
“Ecco sono qui –lei dice- non da amante che accetta i tuoi baci, bensì da agnella sbranata dal lupo, da colomba straziata dall’aquila; anzi peggio: il lupo uccide per non morir d’inedia, l’aquila per donar cibo alla prole affamata, mentre tu perché non mi dai tregua e da tergo m’incalzi?”
“Per passione io t’inseguo e per donare e ricevere amore! –pronto le risponde il dio del sole- tu sola puoi sanarla assecondandomi con il tuo amore!”
“Ma io non t’amo e detesto ricambiare i tuoi baci! Solo con la forza puoi avermi e questo non è un atto di passione, bensì di violenza bruta, è stupro, che ben si addice a dèi prepotenti e insensibili, che usano le giovani e i ragazzi a loro piacimento…ma questo non vale per te che hai donato ai mortali la medicina per curarne i mali, per te che hai dato nuova forma alla passione, prima irrefrenabile foia bestiale, adesso armonioso connubio di sentimento e totius animi, che genera l’arte e muta il branco ferino e feroce in uomini amanti di quanto più elevato sa esprimere lo spirito umano; perciò io ti dico “Non t’amo!” e il saperlo basterà a fermarti.”
Il dio abbassa la testa e tristemente sorride “Grazia intelligenza cultura, hai tutto per essere mia sposa, ma non la mia stessa passione e tanto basta. Vai, libera e sicura, alle tue battute di caccia e, mentre corri serena pei boschi, pensa a me, del mio amore vittima e della mia sensibilità: ciò che il primo anela, la seconda proibisce; a me che le passioni più nobili suscito e soddisfo nei mortali, ma non riesco ad appagare la mia!
Poiché per mia volontà io non ti possiedo, lascia che almeno le mie chiome ti abbiano, almeno nel nome – così dice il Peana Apollo, staccando una fronda di alloro e facendone un serto, con cui orna il proprio capo- con te onorerò le mie cetre e le mie faretre, con te i poeti i musici e gli atleti vincitori a Delfi e questa pianta, che il tuo nome rinnova, mai, da ora in poi, perderà il suo profumo e le sue foglie come sempre verde resterà per te la passione mia.”
Sorride Dafne e assente; evanescente e guizzante come un pensiero gioioso si sottrae nel bosco, ora fragrante delle alte passioni lasciate da Apollo all’umanità tutta.
Di Miriam Ticci

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