
Aspettava come ogni sera, seduto sopra un masso che sporgeva dal terreno vicino al tronco del vecchio ciliegio, a monte della stradina.
Sarebbe passata di ritorno dal lavoro, diretta alla casa dove l’aspettava la madre, la strega. Tutte le madri anziane sono streghe: la sua era stata una dominatrice ossessiva e insopportabile anche da giovane. Quando se ne era andata, per lui era stata una liberazione. Gli tornò in mente un episodio sgradevole di molti anni prima.
Aveva orecchiato non visto una conversazione fra sua madre e la zia venuta in visita. Le due megere parlavano di lui.
“Ha una ragazza?” aveva domandato la zia.
“Non sa chiedere amore, non ne è capace.”
“E’ colpa tua, sei tu che l’hai castrato, l’hai represso.”
Avevano litigato, discutendo dei metodi educativi da seguire con un figlio maschio. Aveva smesso di ascoltare e se ne era andato in silenzio, tanto ormai quello che era stato non si poteva cancellare. Però la frase Non sa chiedere amore l’aveva straziato. Sembrava che una mano possente gli strizzasse le viscere come panni appena lavati.
Chiedere amore!
Lei sarebbe passata e lui non avrebbe detto niente, paralizzato dalla violenza della passione che lo teneva lì a soffrire sulla pendice del monte, al margine del bosco. Erano ormai due anni che lei e la madre avevano preso possesso della casa antica in mezzo al verde, non troppo lontana dalla città.
Durante i lavori di restauro non le aveva mai incontrate, ma appena erano venute ad abitarci, aveva avuto una rivelazione. Aveva capito più di se stesso in pochi giorni che nei precedenti quarant’anni di vita.
La ragazza nelle giornate serene lasciava la macchina sotto una tettoia sulla statale e percorreva a piedi quei tre, quattrocento metri sulla stradina dove non c’era spazio per due macchine che si incrociassero, che avrebbero dovuto fermarsi e fare marcia indietro alla ricerca di una piazzola di scambio.
Lui l’aspettava per vederla, senza osare rivolgerle la parola.
Aveva avuto qualche contatto di buon vicinato con la strega, si era offerto per qualche piccolo aiuto, ma non aveva ricevuto alcun incoraggiamento. Aveva saputo soltanto che la figlia dirigeva una palestra.
Ogni sera passava, senza mai guardare nella sua direzione, perché non lo vedeva o forse perché non voleva vederlo. Si fosse voltata, si sarebbero salutati.
Si guardò le mani. Erano forti, dalla presa salda. Sognava di afferrarla, stringerla, baciarla, addirittura morderla. Invece non si sarebbe mosso. Almeno fosse riuscito a farle paura! Se si fosse messa a correre, l’istinto del predatore l’avrebbe spinto all’inseguimento. L’avrebbe afferrata e…
Gli vennero in mente frammenti di versi. Di chi? Di qualcuno travolto come lui dalla passione, che aveva saputo dire l’indicibile:
…ne’ biondi capegli
ch’Amor per consumarmi increspa e dora
metterei mano e piacereile allora…
Avrebbe messo le mani non solo nei capelli, ma sotto le vesti, sulla pelle di seta, sulle natiche sode, sul petto… Ah, farla gridare e chiuderle la bocca con la bocca! Penetrarla, finalmente, e finalmente trovare un po’ di pace.
Invece l’avrebbe lasciata passare, si sarebbe alzato e sarebbe andato nella direzione opposta.
La vide arrivare da dietro la curva, alta, snella, capelli annodati in uno chignon, passo elastico, elegante.
Lasciò che arrivasse sotto alla sua postazione e non seppe resistere. Corse per il pendio e la raggiunse sul ponticello che scavalcava la forra. L’afferrò da dietro, ansimando.
“Ti ho preso, finalmente!
Forse non lo disse, lo pensò soltanto, perché la reazione di lei fu troppo rapida. Lo sbatté contro il parapetto di legni intrecciati, che si ruppe. Precipitò a testa in giù sui massi del fondo. Prima di schiantarsi ebbe due o tre pensieri rapidi come lampi che non tradusse in parole. Se l’avesse fatto sarebbero suonati così:
La strega non mi disse che era esperta di arti marziali!
Morire così non è male!
Non mi dimenticherà!
In pochi secondi era tutto finito.
di Terza Agnoletti
N.B. il frammento è dell’Alighieri, dalle Rime Petrose.

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