In un’afosa serata di fine giugno, Aldo e l’amico Benito sorseggiano il caffè in veranda.
La TV è rimasta accesa in casa, e la notizia di una scoperta scientifica dovuta alla perseveranza di due studiosi, giunge alle loro orecchie.
«Eh sì, è la passione che muove il mondo!»
Benito posa la tazzina e sogghigna. «Hai scoperto l’uovo di Colombo…»
Aldo ammicca a Simone, il nipote stravaccato sulla sdraio del giardino, incollato al display del telefono. Sono giorni che va avanti così.
Sbatte la tazza vuota sul piattino. «E di gente appassionata non ce n’è intorno!»
Benito ridacchia. «Non quella che intendi tu. Sei rimasto ai tempi di “nonno voglio fare il medico!”»
Lo sguardo di Aldo s’incupisce. «È forse sbagliato avere inclinazione per qualcosa?»
Con lo stuzzicadenti l’amico inizia una scrupolosa pulizia dentale, impiega un po’ a rispondere. «No, ma non basta, ci vuole costanza e spirito di sacrificio. Oggi va di moda il tutto e subito, senza contare la poca voglia di studiare e di sporcarsi le mani.»
Aldo picchia un pugno sul tavolo. «La passione vera ripaga di qualunque sacrificio!» L’occhio corrucciato si posa ancora sul ragazzo. «Guardalo! Ha finito l’Istituto Tecnico diplomandosi col minimo. Il voto più alto l’aveva a fisica, solo perché l’insegnante era un brocco. Potrebbe aiutare il padre in officina? Nulla! Dopo appena una settimana si è arreso.»
«Essere figlio di meccanico, non significa averne la stoffa.»
Aldo grugnisce qualcosa, poi allunga la mano verso le Marlboro e ne accende una. «Il fatto è che non si sa cos’ha in testa.»
Alla terza boccata, violenti colpi di tosse gli squassano il petto.
«Dovresti smettere…»
Tutto rosso in faccia Aldo si ripulisce dalla saliva. «Fatti i cazzi tuoi.» Altri profondi tiri e il filtro finisce spiaccicato nel posacenere. Con il respiro pesante si alza. «Ti va una birra?»
«Dovresti smettere anche con quella…»
«E non rompere le balle! Mi fai compagnia o no?»
«Preferirei una Coca. Troppo caldo per l’alcol.»
Pochi istanti e Aldo è di ritorno. Posa la lattina sul tavolino e ingolla un lungo sorso di Ceres lasciandosi cadere sulla sedia di vimini.
Il nipote è ancora immobile, solo pollici e indici scorrono convulsi sulla tastiera, ogni tanto s’interrompe, sbircia il cielo e sorride.
«Chissà che scemenze legge!»
«Ha mai mostrato un’inclinazione particolare?»
Aldo si stringe nelle spalle. «Quand’era piccolo, passavamo ore con il naso all’insù a guardare le stelle. Era arrivato a riconoscere costellazioni e pianeti.»
«Pare gli piaccia anche ora.» Benito gli fa notare lo sguardo perso sulla volta celeste. «A proposito, sei più stato all’osservatorio?»
«Sono in pensione, te ne sei scordato?»
«Potresti sempre tenere delle conferenze, è un piacere ascoltarti quando parli di gravità e buchi neri.»
Simone intanto li ha raggiunti. In piedi accanto ad Aldo, sposta nervoso il peso da un piede all’altro. «Nonno avrei un favore da chiederti.»
«Sputa.»
«Vorrei iscrivermi alla facoltà di astronomia, potresti parlare con babbo?»
I vecchietti lo fissano come se sulla fronte gli fosse spuntato un terzo occhio.
Il ragazzo continua. «Ho cercato di farlo contento, ma proprio per la meccanica non ci sono tagliato. Lo sai, l’universo mi ha sempre affascinato e adesso che devo scegliere, ho capito che non voglio passare la vita a fare qualcosa che odio.» Si morde le labbra e sembra tornato un bimbo di otto anni.
Aldo si è ripreso dalla sorpresa e ribatte a tono. «Con il telefonino pensi di studiarla l’astronomia?»
«Eh? Certo che no! Però dovrò trasferirmi a Bologna e grazie ai miei contatti finalmente ho trovato una stanza e un lavoro per mantenermi. Allora nonno che fai? Mi aiuti?»
L’uomo boccheggia, gli occhi son diventati lucidi e la mano è corsa al petto. Poi il sorriso sboccia spontaneo, il volto severo ritrova un che di fanciullesco prima che dalla bocca esca un pimpante. «Certo!»

di Laura Gronchi

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