Mangiare era la sua passione. Amava cucinare. Piatti ricercati, ricchi, fantasiosi, che preparava con cura maniacale nella ricerca degli ingredienti che, a volte si faceva spedire da lontano, altre volte andava a prendere di persona da produttori locali, che conosceva come molto attenti alla qualità. Seguiva ricette tradizionali, a volte di chef famosi e, sempre più spesso, di sua creazione. Sapeva essere molto fantasioso pur riuscendo a mantenere ne suoi piatti il gusto della tradizione.
In passato aveva cucinato anche per parenti e amici, ma ormai lo faceva solo per se stesso. Quando gli chiedevano di uscire o di incontrarlo rispondeva sempre che aveva da fare.
Una volta, quando gli chiesero perché non si sposasse, rispose:
«Sono sposato con la mia cucina. Non mi serve altro.»
Pian piano la gente aveva finito per non cercarlo più. Non gli importava, non si sentiva solo, aveva il suo cibo a fargli compagnia!
Questa sua passione purtroppo aveva un inconveniente: era diventato grasso. Molto grasso. Ormai aveva superato le soglie dell’obesità.
Si muoveva a fatica. Passava gran parte del suo tempo a letto. Si sforzava di alzarsi solo per raggiungere la sua amata cucina. Le poche ore che passava sveglio le dedicava a preparare manicaretti. Cucinava ormai solo per se, si stava isolando dal mondo. Aveva finito per rinunciare alle sue gite alla ricerca di ingredienti genuini. Per fortuna c’era ancora il web dove attingeva quello che gli occorreva. I corrieri gli lasciavano tutto sulla porta. Non usciva quasi più di casa. Il suo appartamento somigliava ogni giorno di più a una tana, non solo per l’odore della decina di gatti con cui lo condivideva. Era sempre più sporco e ricoperto di cose da buttare che non riusciva a decidersi di portare nei cassonetti.
Sapeva bene che le cose che più amava mangiare erano quelle che gli facevano più male, ma non riusciva a smettere di consumarle: grassi, fritture, carni arrostite, dolci, cibi salati.

Il medico lo aveva messo in guardia decine di volte, ma a stento prendeva i farmaci consigliati. Di seguire le diete suggerite non se ne parlava proprio.
Fu così che una sera, mentre completava un pasto luculliano con una torta piena di panna e cioccolata, sentì che il cuore gli scoppiava in petto. Ansimò. Cercò di respirare boccheggiando ma si sentiva sopraffatto. Cadde dalla sedia e rimase a cercare aria disteso su un fianco, con gli occhi sgranati. Un paio di gatti presero a girargli attorno. Uno gli salì sopra osservandolo, poi il cuore si fermò.
Quando tre settimane dopo lo trovarono, i gatti lo avevano spolpato fino all’osso.

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