WEN – PASSIONE – Passioni proibite – Manna Parsì

Nel mio paese avere passione è proibito, a meno che non si tratti di praticare una religione smoderata.

   E’ proibito baciarsi in luogo pubblico tra uomo e donna. E’ proibito in generale bere alcolici, partecipare ad assemblee tra ragazze e ragazzi. E’ proibito la parola omossessuale. E’ proibito per le donne ridere in pubblico a voce alta, danzare e cantare, andare in bicicletta, assistere a partite di calcio. Sono proibite tante altre attività e gesti, possibili quotidianamente ovunque ma non nel mio paese.

   Fanno di tutto perché alla gente venga meno la voglia di vivere.

   Tanti anni fa una mia cugina ebbe in regalo per il suo compleanno di cinque anni una bicicletta rossa fiamma e appena la vide se ne innamorò. Salì sopra e non scese più. Finché era piccola le cose andarono bene. Faceva giri infiniti nel giardino di casa dei nonni ed era contenta. Col passare degli anni la sua passione per il ciclismo non diminuiva, anzi giorno per giorno aumentava e voleva ampliare i suoi orizzonti. Guardava tutte le gare, imparava la tecnica e studiava i percorsi immaginabili nella sua mente, ma tutto dentro casa perché era proibito per le ragazze andare in bici per strada. Il padre la portava qualche volta fuori città, nelle campagne per farla sfogare un po’ ma per lei non era più sufficiente. Le piaceva gareggiare, essere parte di una squadra per confrontarsi con le compagne e ovviamente tutto ciò non era possibile.

   Il giorno del suo diciottesimo compleanno aprì la porta di casa e uscì con la bicicletta per strada. I passanti la guardavano con ammirazione ma anche terrore, alcuni l’ammonivano per il suo gesto sconsiderato ma a lei non importava. In quel momento i muri dentro la testa erano crollati e vedeva tutte le strade aperte davanti a lei.

   Ma quando si fermò ad un semaforo i ragazzi da un’auto cominciarono a molestarla con apprezzamenti poco gratificanti, come la sue belle gambe e il sedere ben fatto. Lei si sentì imbarazzata, cercò di allontanarsi ma si imbatté in un mullah che la rimproverò. Decise di pedalare nelle viuzze della città ma era impossibile perché pullulava di gente e di macchine parcheggiate. Stanca e demoralizzata prese la strada di casa. Era di nuovo ferma ad un semaforo che la macchina dei guardiani della moralità l’affiancò e le ordinarono di non muoversi con tono minaccioso. Sequestrarono la bicicletta, la spinsero con forza nell’auto, la portarono in commissariato e chiamarono il padre. Fu liberata dietro un’ingente cauzione e il sermone di un mullah, che sottolineava il ruolo della donna secondo la religione, obbediente e sottomessa.

Lei uscì dal commissariato con un gran male di testa e un dolore al petto, che da quel giorno non passava più. La visitarono diversi medici che non diagnosticarono malattia. Alla fine dopo tanto tempo un medico anziano disse ai genitori che la giovane soffriva di “mal di passioni proibite” e siccome nel mio paese non si trovava una cura bisognava rivolgersi altrove. Il medico aggiunse che anche sua figlia aveva avuto lo stesso male ed era stata costretta a lasciare il paese.

   Da più di quarant’anni l’altrove è diventato l’unica cura per questa malattia che ormai è endemico nel paese e ognuno lo soffre a modo suo. Anche mia cugina vive altrove. Non è diventata campionessa di ciclismo ma va al lavoro con la bicicletta e accompagna i suoi figli a scuola ed è finalmente felice.

di Manna Parsì

2 risposte a “WEN – PASSIONE – Passioni proibite – Manna Parsì”

  1. Brava Manna! I tuoi racconti sono sempre interessanti e ben costruiti. La scrittura e la testimonianza sono le tue…passioni.

  2. maledetti regimi totalitari. Solo questo.

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