WEN -PAURA – Diagnosi: ecoansia – Chiara Sardelli

Il giudizio della scuola si era abbattuto su di lui come una scure senza pietà. L’agognata maturità era svanita e Guido avrebbe dovuto rimandare di un anno la conquista del diploma. In realtà era soprattutto la famiglia ad agognare questo risultato, una famiglia modesta che aveva seguito l’inclinazione del figlio avviandolo agli studi classici anziché imporgli percorsi tecnici più sicuri per l’avviamento al lavoro; ma in quegli anni di adolescenza erano cambiate tante cose. Guido si era dimostrato sempre più coinvolto e appassionato dalla tecnologia del web tramutandosi quasi in un nerd. La famiglia si era parecchio preoccupata, temendo che la realtà virtuale prendesse il sopravvento su di lui e lo estraniasse dalla vita non simulata, lo distaccasse dalla compagnia dei suoi coetanei. I primi due anni erano passati lasciando indenne il giovane, ma ben presto i timori dei suoi si erano concretizzati, molti degli amici d’infanzia si erano allontananti da Guido e lui li aveva lasciati andare, senza rimpianti. L’unica che gli era rimasto accanto era Marilena, una ragazza anche lei di modesta estrazione. Guido era ben dotato fisicamente, un corpo asciutto e atletico, i capelli lunghi e ricciuti, gli occhi di un blu intenso, sempre distratti e smagati. Se non fosse stato così poco attento a curare il suo aspetto, poteva essere fascinoso. I suoi si auguravano che tra il ragazzo e la giovane sussistesse qualcosa di più di una semplice amicizia.

Niente di così preciso o impegnativo. I due giovani condividevano l’interesse per l’eco sistema, il rispetto per le biodiversità, l’ansia per il destino di Gaia, il pianeta che dava sempre più segnali di eco disagio. Si erano associati a un gruppo di attivisti. Si riunivano in uno scantinato, dove davano lettura dei discorsi di Greta Thumberg, le pareti invase dai manifesti della donna ritratta da giovane. Sebbene la sua militanza risalisse a quasi cinquant’anni prima, la forza attrattiva delle sue idee e la loro attualità la rendevano ancora “mitica”.

La famiglia che vedeva questa frequentazione di buon occhio, si era presto ricreduta, poiché il gruppo organizzava manifestazioni di piazza che sfociavano anche in atti di vandalismo. I due erano stati schedati dalla polizia e Guido aveva addirittura passato una notte in guardina.

La spesa per la difesa legale del giovane era stata davvero esosa e lui che a modo suo aveva a cuore il rapporto con i suoi, si era convinto che l’attivismo reso sul web era meno pericoloso e anche meno noioso:

«Mamma, non dovrete più preoccuparvi per me, sono rinsavito, tanto posso benissimo esprimere le mie opinioni sul mio blog e vi darò meno preoccupazioni.»

La donna si era ritirata, ma, sveglia d’intuito, aveva ben percepito che il figlio così abbandonava una delle ultime occasioni per vivere al di fuori della sua stanza. Quella notte avrebbe chiuso occhio solo molto in ritardo e il sonno sarebbe stato agitato.
Purtroppo seguirono a questa molte atre notti insonni. Il ragazzo non si era limitato a sviluppare un interesse sano per questi temi, era passato dall’entusiasmo del neofita all’ossessione vera e propria caratterizzata anche da crisi di panico.

A gettarlo nell’ansia più acuta era il ritorno della stagione estiva. Era vero che l’estate si faceva annunciare già nel mese di marzo e da maggio in poi le temperature erano sempre più vicine a quelle proprie delle terre africane. Il caldo non lasciava tregua sino all’ottobre inoltrato. l

Le cronache erano piene di vicende di migrazione climatica e oramai gli episodi di grave intolleranza non erano più diretti o perlomeno non erano diretti solo contro l’affluenza di masse di diseredati, via mare, lungo la rotta mediterranea, bensì acquisivano il senso di una guerra civile all’interno della nazione:  tra le popolazioni delle città sulla costa (assalite dall’elevarsi del livello dei mari ) e le città sulla terra ferma ben distanti da quell’elemento naturale che stava seminando terrore.

Nella famiglia di Guido non si viveva più: le discussioni tra lui e il padre erano all’ordine del giorno. Il primo, più maturo, avrebbe voluto che i comportamenti del figlio fossero stati orientati a una solidarietà sociale. Nelle discussioni inferocite il padre pronunciava sempre:

«Ora tocca a loro, ma domani potrebbe toccare a noi. Non chiederti per chi suona la campana, suona anche per te. Non possiamo continuare a erigere muri, ci vuole una politica globale che ci salvi tutti. Le altre soluzioni sono illusorie!»

Spesso queste sue parole mettevano fine alla discussione. Guido non perdeva tempo con l’altro, oramai si era appiattito su posizioni vicine all’estrema destra, si era rasato i capelli alla naziskin e sul suo blog inneggiava a “soluzioni finali” che spazzassero via il problema, come un colpo di spugna contro queste nuove ondate barbariche. Le espressioni e le incitazioni erano farneticanti, frutto di una violenza che era estranea all’educazione ricevuta dal giovane.

La paura per il futuro del figlio non aveva tuttavia solo queste radici. Peraltro, la stessa polizia postale incaricata del controllo sui siti web più accaniti contro la migrazione climatica, era parecchio tollerante, adeguandosi alla tiepida condanna delle autorità governative.

La madre di Guido cercava di barcamenarsi tra il marito e il figlio, ma pendeva dalla parte di questi. Era convinta che non fossero le cattive compagnie a sviare il figlio e avvicinarlo a posizioni estreme, ma vi fosse qualcosa di più organico, qualche male sottile che aveva aggredito il suo organismo e ne condizionava le reazioni emotive.

In effetti, il giovane era così turbato e intimamente scosso dalla questione climatica che durante l’estate precipitava in crisi di depressione profonda. Anche nei mesi invernali il suo pensiero fisso andava all’arrivo del caldo stagionale, così che gli intervalli privi di apprensione si facevano sempre più rari.  Era soggetto a gravi disagi fisici con abbassamenti repentini della pressione e crisi di agorofobia che sempre più lo costringevano nel chiuso delle mura domestiche.

La donna che aveva mantenuto col figlio un rapporto di relativo dialogo, lo aveva convinto a rivolgersi ai servizi sanitari per usufruire di eventuali cure. Finalmente la diagnosi era arrivata e lo abilitava a un percorso gratuito di psicoterapia.

Fu così che quella sera sventolando di fronte al marito il certificato medico scandiva le parole:

«Diagnosi, eco ansia.»

Purtroppo la constatazione non sortì l’effetto desiderato, l’uomo si alzò precipitoso dal tavolo e la donna assistette impotente allo sbattere della porta.

di Chiara Sardelli

Immagine realizzata da Kite con https://deepdreamgenerator.com/

Una risposta a “WEN -PAURA – Diagnosi: ecoansia – Chiara Sardelli”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Simpatico! Le mamme son sempre le solite.

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