Che cos’era quel rumore? Era la terza volta che sentiva come dei movimenti nella stanza accanto. Rosa si alzò a fatica dalla poltrona reclinabile. Appoggiandosi al bastone, passo dopo passo, attraversò la sua camera da letto e giunse in ingresso.
C’era qualcuno! Una donna anziana. Vecchia almeno quanto lei. Più che vecchia la sua pareva una figura antica. Era nera! Non nel senso che fosse di origine africana o indossasse abiti scuri. Eri il suo volto a essere scuro. Quello che avrebbe dovuto essere il bianco degli occhi era perfettamente nero e le pupille erano di un biancore abbagliante. Era la sua stessa immagine al negativo, come nelle vecchie pellicole delle fotografie analogiche di quando era giovane.
«Chi è lei?» chiese l’anziana padrona di casa. «Che cosa fa in casa mia? Come ha fatto a entrare?»
Domande ovvie, ma nel fissare quella sagoma oscura erano altre quelle che giravano nella testa di Rosa: “Sei una creatura infernale? Sei la morte? Perché hai questo aspetto irreale?”. Domande, queste, troppo assurde per formularle ad alta voce. Troppo agghiaccianti.

«Sono la paura.» rispose con disarmante schiettezza l’intrusa. «Sono la tua paura.»
«La mia paura?» rise Rosa. «Ma io non ho paura. Di che cosa dovrei mai aver paura? Ho novantaquattro anni. Ormai la mia vita è finita. Di che cosa mi dovrei preoccupare?»
«Appunto per questo mi vedi qui. Sono la paura che hai scacciato da te. Da troppo tempo hai smesso di aver paura e io ho dovuto lasciarti, errare raminga, senza dimora. Questo tempo è finito. Sono tornata. Sono di nuovo a casa. Con te. Stanotte avrai anche tu la tua paura.»
«Via! Vattene. Non ti voglio. Sono troppo vecchia. Non ho spazio per emozioni come questa. Non mi interessa aver paura. Non temo più perdite, malattie, futuri incerti, la morte, mostri dietro l’angolo. Non ho paura. Questo non è il tuo posto.»
«Credi di non aver paura, di non temere la morte, ma ormai questa è vicina. Molto vicina e io tornerò in te, dentro di te e capirai che è giunto il tuo giorno e allora ti sconvolgerò fino al midollo e morrai con il mio marchio sul volto.»
«No. Vattene. Io muoio serena. Voglio morire in pace. Senza di te. Da sola. Come sempre. Va via. Lasciami.»
La Paura, invece, avanzò verso di lei e la penetrò, divenendo un tutt’uno con Rosa, che urlò, pianse, si dimenò mentre anche l’Oscura Falciatrice entrava in casa sua, orrenda come non l’aveva mai immaginata.

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