WEN – PAURA – Paura in autostrada – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

Lorenzo aveva preso la patente a diciotto anni, come molti suoi coetanei, ma aveva fin da subito mostrato una vera e propria fobia per le autostrade. Era una questione di percezione della velocità: per lui guidare a 100 km orari era come guidare a 300 per una persona normale. Non ce la poteva fare. La lancetta del contachilometri della sua Citroën non aveva mai raggiunto gli 80 e anche in città si teneva sotto alla velocità massima. Si era tenuto sempre lontano dalle autostrade e dalle superstrade fino a quel giorno di primavera.

Era il primo aprile, un lunedì. Doveva recarsi a *** per un colloquio di lavoro: l’autostrada avrebbe portato a destinazione un’altra persona in una mezz’oretta, ma Lorenzo aveva impostato il Tom Tom per fare la strada normale. Ci avrebbe messo molto di più, ma sarebbe partito presto. Aveva messo la sveglia per le sei, si era fatto una doccia veloce, si era rasato con cura e aveva scelto i vestiti più adatti. Aveva infine indossato il cappotto e le scarpe pulite. Era un colloquio importante, ci teneva a fare bella figura.

Salì in macchina, impostò l’indirizzo sul navigatore e partì. La giornata era nuvolosa, minacciava pioggia. Aveva fatto bene a partire presto, così poteva guidare piano con un probabile temporale in arrivo. Odiava guidare col maltempo, ma certo non poteva rimandare il colloquio.

Venti minuti dopo si ritrovò in autostrada.

Non sapeva come fosse successo. Aveva seguito il Tom Tom, ricordava di aver impostato il percorso senza pedaggio, eppure quel dannato aggeggio lo aveva condotto al casello, senza poter tornare indietro. L’infernale navigatore gli aveva fatto un brutto scherzo, rischiava di arrivare tardi all’appuntamento. Decise che avrebbe fatto quel tratto d’autostrada, guidando sui 50-60, come in città, e pazienza se gli avessero suonato, potevano sempre sorpassarlo sull’altra corsia.

Cominciò a sudare freddo non appena superato il casello e ritirato il biglietto, gettato con malagrazia sul cruscotto. Era la prima volta in assoluto che guidava in autostrada, e per giunta lo attendevano per un appuntamento importante. Un tuono vicino sembrò sottolineare la drammaticità di quel momento per lui storico.

Il tuono ebbe solo l’effetto di fargli aumentare ancora di più la paura. Per il resto Lorenzo decise di continuare il viaggio all’andatura che aveva scelto e che era l’unica a cui poteva guidare senza entrare nel panico. Stava proseguendo, continuamente sorpassato dagli altri veicoli, compresi ovviamente i camion, quando un secondo tuono, ancora più forte del primo, fu seguito dalla pioggia, la quale iniziò con grossi goccioloni che furono quasi subito seguiti da un vero e proprio scroscio. La paura di Lorenzo si alzò notevolmente, anche perché la visibilità si abbassò di molto e lui decise, se possibile, di rallentare ancora di più. Da un cartello che intravide notò che c’erano meno di trenta chilometri all’uscita dall’autostrada che l’avrebbe condotto alla sua meta. «Fatti coraggio, ce la puoi fare», provò a dirsi più con la disperazione che con vera convinzione. Passarono pochi minuti che si rese conto che, con l’acquazzone che non accennava a diminuire, i veicoli che arrivavano, a lui sembrava, a gran velocità dietro la sua auto, lo vedevano sempre più all’ultimo momento, ed erano costretti a delle vere e proprie virate per non andare a sbattergli addosso. La paura cominciò a trasformarsi in terrore, perché si rendeva conto che se non aumentava un po’ la velocità il rischio di essere tamponato di brutto cresceva di momento in momento. «Forse ce la posso fare ad aumentare un po’ la velocità», si disse. Ma per quanto si sforzasse di pigiare sul pedale, appena sentiva che la sua macchina prendeva un po’ di abbrivio, subito toglieva il piede dall’acceleratore, finendo per rallentare anche più di prima. Il suono dei clacson di quelli che erano costretti a rallentare bruscamente stava diventando sempre più ravvicinato e insistente. Poi successe l’inevitabile. Un’auto di grossa cilindrata se lo trovò a ridosso appena lo scroscio dell’acqua glielo fece intravedere. Sterzò bruscamente senza rendersi conto di essere inseguita da un vero e proprio bisonte della strada, un camion con rimorchio, carico di auto nuove, una bisarca, come si chiamano in gergo, che cominciò a sbandare e, non potendo buttarsi sulla corsia di sorpasso intasata dall’auto di grossa cilindrata, piombò con tutto il suo peso sulla utilitaria di Lorenzo, il quale, colpito da dietro, subì un tale colpo di frusta che lo stordì completamente, facendogli perdere i sensi.

Privo di coscienza, Lorenzo non potette vedere i tamponamenti a catena che si scatenarono, fortunatamente senza gravi conseguenze per nessuno, se non per le compagnie di assicurazioni che dovettero intervenire pesantemente e per i carrozzieri che videro incrementato il loro lavoro. Lui, dopo circa un’oretta, fu caricato sopra un’ambulanza che riuscì a farsi largo in quel mare di auto e camion bloccati dall’incidente, e portato all’Ospedale più vicino. Riprese coscienza solo dopo molte ore, come gli fu detto. Aveva una specie di ingessatura intorno al collo che, come lo informò il medico, avrebbe dovuto portare per circa venti giorni. Ma tutto finiva lì, senza ulteriori conseguenze. Naturalmente l’assicurazione dell’autista della bisarca avrebbe provveduto a pagare i danni della sua auto, dato che, come dice il codice della strada, chi tampona ha sempre torto. L’autista, che sapeva di veder crescere il prezzo della sua assicurazione, si provò a far valere il torto di Lorenzo per essere andato sotto i minimi consentiti in autostrada, ma gli fu risposto che con quel temporale un’andatura ancora più moderata era la cosa più opportuna per tutti. Quando vide i genitori al capezzale del letto d’ospedale, Lorenzo sentì sciogliersi un po’ della paura che non l’aveva abbandonato da quando era entrato in autostrada e che, anzi, si era moltiplicata mano a mano che cresceva l’intensità della pioggia. Ora si sentiva di nuovo al sicuro. L’unica cosa che lo tormentava era aver perso la possibilità di quel colloquio cui teneva tanto.

«Non ti preoccupare», lo rassicurò la mamma, sventolando una lettera che aveva trovato addosso al figlio. «Eri così ansioso di presentarti al colloquio che non hai neppure notato che il giorno non era oggi, primo d’Aprile, ma tra venti giorni, il 21 d’Aprile. Se ce la fai a toglierti il gesso, ci puoi riprovare». Lorenzo guardò la mamma con due occhi sgranati. Non sapeva che dire. Ci pensò suo padre a rassicurarlo: «Naturalmente ho già preso ferie. Ti ci porto io a quel colloquio, qualunque strada si debba prendere»

Son passati alcuni anni da quell’episodio. Lorenzo ha il suo lavoro d’ufficio e ha messo su famiglia. Ma nessuno ricorda di averlo mai visto viaggiare in autostrada!

Una risposta a “WEN – PAURA – Paura in autostrada – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Due autori che si amalgamano bene, il risultato è sempre un ottimo racconto.

Rispondi