WEN – PITTURA – Il pittore di Branau – Carlo Menzinger

Adolf Hitler – La birreria Hofbräuhaus a Monaco di Baviera

Il ragazzo, magro e dall’aria preoccupata, attraversò il largo viale che conduceva alla scuola d’arte e architettura di Vienna. Aveva affrontato un esame, nei giorni precedenti, per essere ammesso ai corsi di pittura. Aveva quasi vent’anni. Già una volta aveva tentato di superare quella prova ed era stato bocciato. Per questo si sentiva particolarmente teso. Considerava quella un po’ come la sua ultima possibilità.

Veniva da Branau am Inn, una cittadina nei pressi di Linz, nell’Austria settentrionale, non lontano dalla Baviera. Le sue esperienze scolastiche non erano state entusiasmanti. Già a Linz aveva tentato ben due volte di essere ammesso alla scuola locale ma era sempre stato respinto. Ora sperava nella capitale. Vienna era tutta un fermento. Un gran posto per un’artista.

Se anche questa volta non fosse stato ammesso, non avrebbe davvero saputo cosa fare della sua vita. Amava molto disegnare e riteneva in ciò di avere un certo talento. Senza, però, un titolo, queste sue capacità sarebbero state inutili.

Non aveva più nessuno che potesse aiutarlo. Suo padre Alois era morto nel 1903, sei anni prima, quando lui aveva ancora quattordici anni.

Ricordava, ancora, come l’aveva trovato. Era riverso a terra, sul pavimento della sua camera da letto, con un rivolo di sangue che gli usciva dalla bocca e gli occhi strabuzzati, la bocca spalancata come a ricercare disperatamente un po’ d’aria. Si era trattato di emorragia polmonare.

Il ragazzo non amava molto il padre, che lo maltrattava e picchiava, ma quella notte pianse. Quel padre, comunque, gli sarebbe mancato, lo sapeva. Non era giovane, però, suo padre, quando morì. Aveva già sessantasei anni. La madre del ragazzo era stata, infatti, la sua terza moglie. Avevano avuto sei figli ma ora il giovane era rimasto da solo con sua sorella Paula. Gli altri fratelli erano tutti morti da bambini.

Il giovane artista era, ormai, davanti alla scuola. Respirò a fondo. Tra poco avrebbe saputo. Se non fosse stato ammesso…. Beh…

Non osava neanche pensarci. Se non l’avessero accettato era segno che quello era un mondo schifoso! Un mondo da cambiare. Già da tempo meditava l’idea vaga di occuparsi di politica. Ci voleva qualcuno, con un po’ di polso, che cambiasse le cose, pensava. C’erano troppe cose che non andavano in quel Paese.

Inspirò ancora a fondo. Dopo l’immagine di suo padre, riverso a terra nel proprio sangue, gli venne in mente sua madre. Anche lei era morta, anche se solo l’anno avanti, poco prima di Natale. Il peggior Natale della sua vita, sempre che ne avesse mai avuto uno buono! L’aveva portata via il cancro al seno. Era, ormai, ridotta a un fantasma rantolante. Il giovane sapeva che non sarebbe mai più riuscito ad amare il Natale, anche se tutto sommato fu contento della morte della madre. Almeno avrebbe cessato di soffrire, pensava.

Ora però lui e sua sorella Paula non avevano davvero più nessuno su cui contare. E si sentivano ancora così giovani. Lui aveva solo i suoi disegni, le sue case di carta, i suoi paesaggi. Riusciva persino a venderne qualcuno e a integrare così la modesta pensione lasciata dal padre. Anche quella, però, presto sarebbe finita. Lo sapeva.

Se non si sbrigava a sistemarsi, si sarebbe trovato nei guai.

Salì la lunga scalinata della scuola.

Sapeva già dove andare a cercare i risultati dell’esame d’ammissione. C’era già stato l’altra volta che aveva tentato la prova. Ricordava bene il foglio appeso in bacheca con il suo nome e accanto quella parola maledetta: “respinto”. Sentiva, in cuor suo, che anche questa volta poteva trovarsi a leggere le stesse lettere. Sapeva che l’esame non era stato perfetto. Aveva esitato. C’erano state domande su argomenti che non aveva studiato. Per fortuna, durante lo scritto, accanto a lui sedeva una ragazza graziosa. Come si chiamava? Dopo la prova si era presentata. Sarah. Sarah qualcosa. Un nome ebraico. Non ricordava bene. Era stata lei a bisbigliargli un paio di risposte.

Finalmente lo studente arrivò nella stanza dove erano appesi i risultati. Si avvicinò titubante. Scorse con gli occhi tutti quei nomi in fila, quella serie di voti e tutti quei “respinto”, che parevano quasi piccoli pugnali infitti nella carta.

Finalmente arrivò alla lettera H. Avrebbe potuto arrivarci più velocemente, ma proprio non voleva. Non voleva conoscere così in fretta il proprio destino. Preferiva scorrere lentamente la lista. Ecco! Trovò il suo nome. In alto a destra. C’era scritto “Hitler Adolf – Voto 6/10 – ammesso”.

Adolf ebbe un sussulto. C’era riuscito! Strinse il pugno destro in esultanza. In quel momento sentì una voce dietro le spalle.

“Complimenti, Adolf!” era la ragazza che l’aveva aiutato, Sarah “Allora saremo compagni di corso.”

Il ragazzo si girò e vide il suo volto sorridente. Avrebbe voluto baciarla e abbracciarla per quanto era felice.

“Oh sì!” rispose “Grazie…Sarah. Grazie infinite. Ce l’ho fatta per un soffio. Grazie a te. Se non fosse stato per te, sono certo che…”

La ragazza gli poggiò l’indice sulle labbra.

“Sssh!” fece “Non dire nulla. Sei stato bravo. Ho visto i tuoi disegni. Hai proprio talento.”

“Te ne sarò grato per sempre. Hai cambiato la mia vita. Non puoi immaginare quanto fosse importante per me questa prova.”

“Allora possiamo essere amici.” propose la ragazza.

“Certo! Volentieri.” rispose Adolf Hitler. In quel momento avrebbe voluto sposarla. In quel momento la sua vita gli fu chiara. Sarebbe diventato un pittore, avrebbe sposato Sarah Kohn (si chiamava così, ricordò all’improvviso) e avrebbero avuto molti figli. Sarebbe stato un buon padre e un buon marito e, soprattutto, un buon pittore. Magari anche famoso. Chissà. Il destino è misterioso.

Storia e divergenza

Adolf Hitler nacque il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, una piccola cittadina vicino a Linz nell’Austria settentrionale. Suo padre Alois era un ufficiale inferiore delle dogane. Sua madre era Klara Pölzl, terza moglie di Alois. Dei loro sei figli, solo Adolf e sua sorella Paula sopravvissero all’infanzia.

Hitler era un bambino intelligente ma umorale, e fu bocciato due volte agli esami per ottenere l’ammissione all’educazione superiore a Linz. Il padre Alois morì il 2 gennaio 1903 per un’emorragia polmonare. La madre morì di cancro al seno il 21 dicembre 1908. Il diciannovenne Adolf, rimasto orfano, ben presto lasciò la sua casa per Vienna, dove aveva vaghe speranze di diventare un artista. Aveva diritto a una pensione da orfano, che integrava lavorando come illustratore. Aveva talento artistico e spesso disegnava dipinti di case e grandi palazzi. Si candidò due volte per l’ingresso nella scuola d’arte e architettura di Vienna, ma venne scartato in entrambe le occasioni.

Ovviamente non incontrò mai una Sarah Kohn, che non l’aiutò, quindi, a superare la prova d’ammissione alla scuola d’arte e architettura. Fallita la strada artistica, Hitler si dedicò alla politica.

Di Carlo Menzinger di Preussenthal – Da “Ucronie per il terzo millennio” (Liberodiscrivere, 2007), antologia curata da Carlo Menzinger di Preussenthal.

Firenze, 16/03/07

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