WEN – PROVOCAZIONE – La partita di ping-pong – Brunetto Magaldi

Immagine realizzata con Copilot

Da ragazzo ho praticato, a livello solo amatoriale, molti sport calcio, sci, atletica leggera, tennis e altri.

Ora che ho superato gli ottanta, sporadicamente, mi riesce a fare qualche partita di ping-pong (le persone più chic lo chiamano tennistavolo) quando trovo qualcuno disposto a incrociare con me le racchette.

Una volta ero bravino.

L’anno scorso, era una bella giornata di primavera, passeggiavo per i giardini lungo l’Arno, quando ho visto, nei pressi del chioschetto, dove si vendono bibite e panini, due ragazzi sui vent’anni che si stavano sfidando in una partita di ping-pong.

Ho aspettato che finissero la loro partita, mi sono avvicinato e ho chiesto se potevo fare anche io una partita con uno di loro.

Mi hanno guardato con una certa perplessità, poi uno dei due, con una ostentata magnanimità, ha acconsentito di fare una partita con me.

<<Però solo fino a undici>>ha premesso <<perché devo andar via>>

Mi sono sentito un po’ provocato.

Accetto di giocare con te ma non ho certo tempo da perdere con un “vecchino” che non so nemmeno se si ricordi come si tiene una racchetta in mano, deve aver pensato

E così dopo qualche colpo di riscaldamento, per saggiare anche come rispondeva il tavolo, abbiamo iniziato la partita.

Il ragazzo giocava con una certa sufficienza ma al punteggio di undici sono arrivato prima io.

A questo punto, piccato, ha proposto di continuare la partita fino ai regolamentari ventuno punti.

E anche ai ventuno, sono arrivato prima io, vincendo così la partita.

Ha capito che non ero uno sprovveduto, che sapevo ancora come si gioca a ping-pong e allora, anche se aveva detto che doveva andar via, mi ha chiesto la rivincita.

Mentre forse nella prima partita aveva giocato con una certa noncuranza, adesso si impegnò seriamente.

Fu una partita giocata con accanimento, punto per punto, con lunghi scambi, ma alla fine vinsi io.

C’è rimasto male, battuto da un “vecchino”.

Dopo essersi a malincuore, congratulato con me, se ne è andato con il suo amico,al quale avevo chiesto se voleva fare anche lui una partita con me ma che aveva rifiutato.

Cosa devo aggiungere, io al contrario del mio avversario, mi ero divertito.

In fondo io, ottantenne, avevo battuto un ragazzo di vent’anni e la cosa mi aveva inorgoglito.

<<Posso ancora giocare con tutti>> mi dicevo <<basta che non siano più bravi di me>>

Come avrebbe detto il signor De La Palisse.

Onestamente però non mi illudo.

Di giocatori di ping-pong, di tutte le età e che giocano solo per divertimento, sono certamente in tanti più bravi di me.

Brunetto Magaldi

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