
C’era una volta una strega cattiva, si chiamava Crudelia-Amelia ed era davvero ma davvero cattiva!
Aveva una smisurata considerazione di sé stessa e annientava senza alcun rimorso chiunque intralciasse il suo cammino, ponendola di fronte al dubbio di non essere poi così capace.
Sapeva essere perfida e anche geniale nella sua cattiveria!
Manipolava i fatti e le informazioni, creando intorno a chi voleva distruggere un’intricata trama di tranelli e trappole.
Dopo molti fallimenti, aveva acquisito un ruolo di preminenza, non così importante ma sufficiente a permetterle di sbizzarrirsi nelle sue angherie.
Era capace di qualsiasi cosa pur di umiliare chi voleva annientare!
Una volta manomise un interruttore della luce, non si accendeva più e la sua vittima doveva chiederle ogni volta il permesso di farlo.
Non aveva scrupoli e non provava rimorso, le importava solo del suo ego malato e distorto.
Asseriva di saper cancellare i fatti e le persone, se risultavano scomodi.
Resettava la sua mente, e cercava di imporre anche agli altri di farlo.
Voleva che fossero come robot, automi che poteva telecomandare, o almeno così si illudeva.
“Devi resettare il cervello!”
diceva sempre:
“Non devi pensare perché non ne sei capace.
Devi fare come ti dico io!”
Se qualcuno si rifiutava di fare il burattino, non esitava a distruggerlo.
Lo cancellava dalla memoria del computer del suo cervello, come si fa con un file corrotto o che contiene informazioni compromettenti.
Chissà! Forse aveva il “Complesso di Napoleone”, dato che era piccola di statura!
Aveva seminato molti cadaveri sul suo cammino.
Chi era riuscito a sfuggirle, si era costruito una nuova vita, lontano dalla sua volontà di controllo.
Credeva di essere molto intelligente, ma non era così;
c’erano persone che riuscivano a manipolarla a perfezione, ottenendo da lei quello che volevano, mentre si illudeva di controllarli.
Non era difficile!
Bastavano un po’ di moine e
qualche complimento, e poi farsi piccoli piccoli, fingendosi meno sapienti.
Se la lusingavi, facendola sentire superiore, subito cadeva nella trappola, proprio come un pesce abbocca all’amo.
Bastava essere disonesti e bugiardi quanto basta, fingendo di abdicare al suo potere, dato che l’unica cosa che desiderava era sentirsi superiore e avere il controllo.
Lei allora diventava il tuo zerbino e faceva quello che volevi, senza neanche accorgersene.
Eri tu a pilotarla e non il contrario.
Non era complicato entrare nella sua “psicologia”!
Ovviamente chi non cedeva a questo compromesso e a questa finzione veniva perseguitato senza tregua.
Apparentemente erano piccole cose, dispettucci, fatti innocui e senza importanza, difficilmente dimostrabili, ma che nell’insieme costituivano una trappola feroce e mortale.
In questo era davvero geniale, possedeva una mente criminale come pochi, capace di distorcere e alterare le prove.
Alle volte perpetrava sulle sue vittime umiliazioni feroci, con la complicità di chi rimaneva a guardare senza parlare, solo per mantenere il proprio tornaconto, mentre lei li maltrattava con cattiveria inaudita.
Al contrario i suoi complici, ovvero quelli che si sottomettevano al suo dominio, almeno in apparenza, diventavano dei prediletti cui concedere qualsiasi cosa; a dispetto di tutto, del buon andamento delle cose e dell’equità.
Lei era la misura e il centro di ogni cosa e prendeva ogni decisione in base a questo suo senso di grandiosità.
Col tempo era riuscita a circondarsi di un piccolo seguito di manipolatori bugiardi, i quali la assecondavano, divenendo suoi complici.
Aveva trovato il luogo e le circostanze ideali per esercitare il suo dominio ed il suo potere.
Era un piccolo gruppo di persone, ognuna con il suo privilegio e il suo tornaconto, che cercavano di preservare a ogni costo.
Sembravano innocui, ma erano scorretti e cattivi quasi quanto lei.
Erano dei malati e dei bugiardi e avevano trovato come ultimo approdo nella vita quella sistemazione.
Lei e loro si completavano a perfezione come un ingranaggio distorto, un ordigno esplosivo pilotato verso il male di chi volevano annientare.
Allora, quella mina apparentemente vagante centrava il bersaglio, senza alcun rimpianto o remora morale, proprio come fa una mina antiuomo, con la stessa cieca ferocia.
Ma loro erano esseri umani, solo che molto cattivi!
E il fatto era ancora più grave in quanto erano dei “fragili” ed erano stati aiutati in quanto tali.
Ma non si facevano scrupoli a danneggiare altri fragili!
Così come la società aveva fatto loro, altrettanto non facevano a chi poteva costituire una minaccia o “stava loro sullo stomaco”.
Forse perché non sapeva mentire, o manipolare, o semplicemente perché non era come loro.
Erano più cattivi di chiunque altro, venivano “trattati con le pinze” e godevano di svariati benefici ma erano perfidi, manipolatori e bugiardi.
E in quella perfetta finzione Crudelia-Amelia era la regina e troneggiava…
O almeno così credeva!
Nel corso del tempo, nel suo passato aveva danneggiato molte persone.
Talvolta le aveva usate fino a farle sfinire, altre volte le aveva ferite a morte senza neanche accorgersene e senza rimorso.
Aveva uno sguardo vacuo e impassibile e piccoli occhi crudeli, che ogni tanto sbarrava.
Questo succedeva quando c’era qualche fatto o informazione che proprio non riusciva ad accettare, e allora il complicato software del suo cervello perverso cercava di “obliare” il tutto, relegandolo nel cestino più nascosto della sua memoria interna.
In quei momenti scuoteva la testa con sguardo attonito, simile a quello di un automa, e i suoi occhietti vacui si allargavano sull’abisso del nulla di quello che non voleva accettare, e su quello ancora più grande della sua anima senza misericordia.
La sua voce diventava stridula, e faceva piccole risatine isteriche, buffe e sgradevoli.
Allo stesso modo rideva in faccia alle sue vittime, per schernirle.
Era una sorta di bullismo sottile, che lei perpetrava con nonchalance, diventando buffa lei stessa.
In quei momenti, mentre fingeva di contorcersi per le risate di fronte al povero malcapitato, sembrava come sotto l’effetto di una qualche droga psichedelica.
In realtà non era buffa ma solo cattiva!
Era una persona sgradevole e implacabile, che cercava di schiacciare coloro che considerava suoi nemici, così come si fa con un insetto o con un ragno.
E lei i ragni adorava schiacciarli, anche se sono fondamentali per l’ecosistema; ma non le importava, perché era del tutto priva di immaginazione!
Era come un cyborg, un automa feroce e impassibile, un marchingegno di morte.
Chissà, forse quando era piccola il suo ego aveva subito una ferita mortale e lei era divenuta tale, o forse era nata così!
La strega cattiva schiacciava i ragni e le persone senza la minima esitazione e senza alcun rimorso, senza batter ciglio!
Dopodiché il suo cervello cancellava tutto, resettando e dimenticando.
In un batter di ciglia…
Antonella Ghiglione

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