
Nel febbraio del 2017 fui convocato, presso il Tribunale di Firenze per un incarico di Consulente Tecnico d’Ufficio.
Prima di procedere al giuramento e alla consegna della documentazione in atti, il giudice istruttore mi illustrò succintamente l’oggetto della causa.
Si trattava di constatare la regolarità, dal punto di vista della sicurezza e delle protezioni, di una mietitrebbiatrice che aveva causato un grave infortunio ad un lavoratore.
La macchina, di proprietà di una ditta di Impruneta, era stata sottoposta a sequestro giudiziale.
<<Tenga presente>> mi precisò il giudice <<Che la macchina si trova ora in campagna e per questo un paio di suoi colleghi hanno reclinato l’incarico>>
Non ne vedevo la ragione.
Sì, in effetti andare in campagna in quella stagione poteva essere disagevole, ma ben coperti, con idonei stivali ci si può difendere adeguatamente dal freddo e dal fango.
E, del resto, dove può operare una mietitrebbiatrice se non in campagna?
Preso atto dei quesiti proposti, accettai l’incarico e prestai giuramento.
Quale fu la mia sorpresa quando, ad un primo esame della documentazione fornitami scoprii che la macchina in questione si trovava, sequestrata, in Campania, in un paesino della provincia di Salerno!
Avevo equivocato, il giudice aveva detto “in Campania” e non “in campagna”.
Mi sconvolgeva tutti i miei programmi, vi avrei dovuto dedicare molto più tempo per le indagini sul posto.
Ma ormai avevo accettato.
E questa accettazione, benché la causa fosse incardinata al Tribunale di Firenze, mi portò in giro per l’Italia.
La farò breve.
La mietitrebbiatrice era stata data a noleggio ad una azienda agricola di Afragola, in provincia di Salerno.
Là si era verificato l’infortunio, e là si trovava la macchina, sotto sequestro.
Giunto ad Afragola, dove mi aspettavano i consulenti di parte, dopo i necessari rilievi, constatai che effettivamente il sistema di sicurezza non garantiva l’incolumità dell’operatore.
Dovevo poi accertare se le constatate anomalie fossero dovute a manomissioni o, già in origine, fossero dovute a difetti di costruzione.
Dovevo pertanto recarmi dove la macchina era stata costruita.
A Vigevano in Lombardia.
Una settimana dopo mi recai quindi a Vigevano dove era lo stabilimento di produzione delle macchine agricole e in particolare dove era stata assemblata la mietitrebbiatrice.
Qui, sempre in accordo e/o in contradditorio con i consulenti di parte, dopo aver esaminato la documentazione relativa, visionato i modelli presenti nello stabilimento pronti per essere immessi sul mercato, aver effettuato sugli stessi prove sull’efficienza dei sistemi di sicurezza, scattato varie foto, avevo accumulato materiale sufficiente per essere in grado di rispondere ai quesiti e redigere la relazione peritale.
Il secondo giorno, al termine delle operazioni peritali, venuta ormai l’ora per andare a pranzo, fu suggerito a me e ai consulenti un Ristorante in un paese vicino dove la specialità era …la carne di cavallo.
Io non avevo mai mangiato carne di cavallo, e penso nemmeno i due consulenti, ma, forse per la novità o per curiosità accettammo il suggerimento e ci recammo nel paese vicino.
Non l’avevo mai sentito nominare quel paese ma, qualche mese dopo, il nome di quel paese sarebbe stato conosciuto in tutta Italia.
E non per la carne di cavallo.
Era Garlasco
P.S. La carne di cavallo non mi è piaciuta.

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