
Il crocifisso tra le mani, mani sovrapposte enfiate livide che sembrano aggrapparsi a questa croce e a questo Cristo, una speranza di requie, finalmente!
Anche il viso è gonfio con la pelle tirata senza rughe, mentre infagottato è il corpo nell’abito estivo, quello buono, delle feste: sembra che Olga da un minuto a un altro, aperti gli occhi, scenda giù dalla bara scoperchiata e dritta si infili in chiesa per la funzione domenicale a biascicare preghiere come spesso ha fatto nel corso della sua vita, adorando il Redentore in croce, che pende dalla volta centrale della chiesa.
Quel Cristo sospeso, però, con la sua espressione ieratica in viso, è ben diverso da questo che adesso lei stringe tra le mani, solcato il volto da umiliazioni e lungo dolore, ma nel contempo rilassato e cullato dalla morte che si è lasciata alle spalle il calice amaro delle sofferenze subìte.
Carlo, circondato da figli parenti e conoscenti, con dignità manifesta e controlla il proprio sentire per la morte della moglie Olga; ogni tanto si asciuga gli occhi per la commozione; ogni cosa si svolge secondo il rito.
Tutto intorno tanti fiori, ma niente rose:
“Costano un occhio della testa le rose… quattrini sprecati!” aveva spesso ripetuto Olga e la sua volontà è stata rispettata.
Al cimitero la bara viene depositata in un apposito stanzone dalla temperatura glaciale: l’inumazione avverrà tra alcuni giorni, dopo che saranno stati sepolti i defunti in attesa di collocazione definitiva, deceduti prima di lei.
Il gruppo si scioglie e Carlo coi figli si avvia verso casa.
Davanti al portone, appoggiata al muro, legata al palo della fermata dell’autobus, c’è la bicicletta di un carnicino lieve.
I figli la guardano e si accommiatano dal padre.
Carlo apre il portone, sale le scale e, giunto a destinazione, apre l’uscio di casa.
Un profumo di buon brodo di gallina è diffuso in tutto l’ambiente lindo come non mai; in cucina la tavola è apparecchiata per due: tovaglia candida impreziosita dai pizzi, calici di cristallo, scodelle in porcellana, posate lucenti, il vino buono al centro accanto alla zuppiera fumante ricolma di tortellini in brodo.
Carlo si guarda intorno, poi chiama:
“Rosa, Rosa, sei arrivata e, pulita la casa, hai preparato il pranzo?! Rosa, ma dove sei?!”
“Sono in bagno a sistemarmi, Carlo. La funzione è stata bella? Povera Olga, mi dispiace per lei, per le vostre incomprensioni e per la sua morte, ma… si vede che era destino che finisse così! Ora, però, finalmente potremo vivere insieme… alla luce del sole… sono quasi vent’anni che aspettiamo…”
“No, Rosa, … viviamo in paese… dobbiamo accettarne le convenzioni e le regole… prima la sepoltura… solo dopo entrerai definitivamente in questa casa … ogni cosa a tempo debito… per i morti ci vuole rispetto… Su, adesso in cucina coi tortellini in brodo… e dopo… di filata a letto!”

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